Il primo titolo che Emme Edizioni mise in catalogo fu «Il palloncino rosso» di Iela Mari, nel 1967. Un dettaglio di poco conto, se non fosse che nello stesso anno la casa editrice milanese pubblicò in Italia anche «Piccolo blu e piccolo giallo» di Leo Lionni, uscito negli Stati Uniti otto anni prima, nel 1959. Due libri, due direzioni: una autrice italiana che avrebbe sperimentato la forma circolare del racconto per immagini e un autore già consacrato altrove che in Italia nessuno aveva ancora tradotto. L'anno di esordio del catalogo dice quasi tutto del metodo di Rosellina Archinto, morta il 22 agosto 2026 a Santa Margherita Ligure a novantatré anni.
Un'editrice che torna da New York con un'idea di formato
Nata a Genova il 29 giugno 1933 come Rosellina Marconi, Archinto passò un periodo negli Stati Uniti, dove frequentò la Columbia University, e nel 1966 tornò a Milano per fondare Emme Edizioni — il nome ricavato dall'iniziale del cognome da nubile. Sulla data le fonti non sono del tutto concordi: la maggior parte indica il 1966, alcune fonti minori il 1963. Topipittori, che nel 2013 ha pubblicato la monografia sul catalogo, adotta il 1966.
Il dettaglio biografico americano conta perché spiega la merce che Archinto riportò in Italia: non un gusto generico, ma la conoscenza diretta di un mercato in cui l'albo illustrato era già un genere adulto nelle ambizioni. Milano, negli stessi anni, offriva l'altra metà del materiale: design, architettura, sperimentazione grafica. Le due cose si incontrarono in un catalogo che, secondo le ricostruzioni disponibili, adottò pittura astratta, collage e influssi del disegno industriale in libri destinati a bambini di pochi anni.
La frase del 1976 che vale come manifesto
In uno scritto del 1976 la poetica di Emme era formulata così: «I nostri libri per bambini si basano prevalentemente sull'immagine poiché il pensiero dei bambini è prevalentemente visivo». È una dichiarazione tecnica travestita da dichiarazione pedagogica. Stabilisce una gerarchia: l'immagine non illustra il testo, lo precede. Rovesciare quell'ordine significava rifare da capo il modo in cui un libro per l'infanzia veniva progettato, impaginato, commissionato.
Contro cosa lavorasse quella scelta, Archinto lo disse senza cautele in un'intervista al Corriere della Sera nel 2021: «All'epoca la letteratura per l'infanzia era una cosa orribile: bambine ricciolute, testi mielosi. Io volevo fare libri prima di tutto belli». Simonetta Fiori ha sintetizzato la stessa frattura in modo più asciutto: «Prima di Emme, i bambini leggevano solo classici e volumi polverosi».
Importare per creare un mercato che non esisteva
La leva più efficace fu l'acquisizione di diritti stranieri. Emme portò in Italia Maurice Sendak, Leo Lionni, Tomi Ungerer, Eric Carle, Guillermo Mordillo: autori e illustratori fino ad allora inediti nel mercato nazionale. Sull'altro versante il catalogo valorizzò firme italiane destinate a pesare a lungo — Bruno Munari, che intervenne in profondità sulla forma stessa dell'albo, Iela Mari, Enzo Mari, Emanuele Luzzati.
Topipittori descrive Emme come partecipe di «un grande movimento internazionale di rinnovamento del libro che ha rivoluzionato il gusto e il mercato», accanto a case editrici francesi, statunitensi e tedesche. È la definizione più esatta: Archinto non inventò l'albo illustrato moderno, lo agganciò a un movimento in corso e ne aprì la porta italiana. Il riconoscimento arrivò dalla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna e da premi in Giappone, Germania e Francia.
Quello che il catalogo faceva oltre le figure
Emme non si limitò agli albi. Sviluppò collane di psicopedagogia, pubblicando in Italia Jean Piaget, Françoise Dolto, Arno Stern: il libro per bambini veniva così messo in relazione esplicita con la ricerca scientifica sull'infanzia, invece di restare un prodotto affidato all'intuizione. È una mossa che chiarisce cosa Archinto intendesse per «belli»: non decorativi, ma costruiti su un'idea verificabile di come un bambino guarda e apprende.
Su un punto le fonti disponibili non permettono di essere precisi. Il dettaglio materiale degli albi Emme — formati, carte, rilegature — e i nomi dei traduttori impiegati, con i criteri con cui furono scelti, non risultano documentati in modo affidabile [FONTE]. È un vuoto che pesa, perché proprio su formato e traduzione si misura la differenza fra un'importazione colta e una riedizione qualsiasi.
Troppo sofisticata, quindi da spiegare in libreria
Al catalogo fu rimproverato di essere troppo sofisticato e costoso. La risposta di Archinto non fu abbassare il tiro ma presidiare il punto vendita: promozione diretta nelle librerie e laboratori con i bambini. Chi si occupa oggi di come avvicinare alla lettura un ragazzo che dice di odiarla lavora su un problema che quella strategia aveva già identificato: un libro nuovo nella forma ha bisogno di qualcuno che ne mostri l'uso.
Tre case editrici, una sola linea
Nel 1985 Archinto fondò la Rosellina Archinto Editore, dedicata agli epistolari letterari — Rilke, Mann, Proust, Wittgenstein, Woolf, Sontag, Capote. Nel 1988 avviò il mensile Leggere, attivo fino al 1997. Nel 2003 cedette la casa editrice a RCS MediaGroup e nel luglio 2015, a ottantadue anni, se la ricomprò: «Qualcuno dirà che sono una vecchia pazza ma l'ho fatto solo perché voglio continuare a fare libri a modo mio».
Nel 1999, con la figlia Francesca, aveva fondato Babalibri in co-edizione con la francese L'école des loisirs, di nuovo su ricchezza iconografica, testi immediati e attenzione alla crescita emotiva e cognitiva. Babalibri è tuttora attiva. Nel 2010 Archinto ricevette l'Ambrogino d'oro dal Comune di Milano, nel 2015 la Légion d'honneur, e per anni sedette nelle giurie di premi come lo Strega, il Bagutta e l'Andersen-Baia delle Favole, luoghi dove la composizione di chi vota decide molto del risultato.
Perché la lezione riguarda anche i libri per adulti
La ricostruzione più completa di quel lavoro resta «La casa delle meraviglie. La Emme Edizioni di Rosellina Archinto», curato da Loredana Farina per Topipittori nel 2013: duecento pagine con una lunga intervista e dieci saggi su rapporti con l'editoria straniera, illustratori, innovazione grafica, sguardo pedagogico. Chi voglia capire come un catalogo cambi un settore troverà lì il materiale.
Il principio che Archinto applicò all'infanzia — trattare un libro per bambini con la stessa cura riservata ai migliori libri per adulti — è tornato negli ultimi anni dalla parte opposta, con edizioni illustrate d'autore destinate al pubblico adulto, come «Dune» nella versione illustrata da Sam Weber. La direzione si è invertita, l'assunto no: l'immagine dentro un libro è una scelta editoriale, non un ornamento.
