Scegliere un libro per un ragazzo che dice di odiare la lettura è un'operazione delicata, e la maggior parte dei tentativi fallisce per la stessa ragione: si sceglie pensando a cosa dovrebbe leggere invece che a cosa leggerebbe.
I dati dicono che l'abbandono comincia presto. Fra gli undici e i diciassette anni una quota consistente di chi non legge dichiara di aver letto in passato e di aver smesso, e la motivazione prevalente è il disinteresse: più della metà degli undici-quattordicenni che non leggono dice che leggere annoia.
Distinguere due situazioni
La prima cosa da capire è di quale caso si tratti, perché le risposte sono diverse.
C'è il ragazzo che non ha mai preso l'abitudine, per cui leggere è un'attività estranea come qualsiasi altra mai provata.
E c'è quello che leggeva e ha smesso, spesso intorno alla scuola media. Questo secondo caso è più frequente e più recuperabile, perché l'abitudine c'è stata: si è interrotta per una ragione precisa.
La ragione, quasi sempre, è che leggere è diventato un compito. Quando l'unica lettura è quella assegnata, il rapporto si guasta.
Il criterio che funziona
La domanda utile non è quale libro sia adatto a quell'età, ma cosa interessa a quella persona.
Un ragazzo che gioca a calcio, guarda serie di fantascienza, si appassiona di motori o di musica ha già argomenti su cui leggerebbe volentieri.
Esistono romanzi, biografie, saggi divulgativi e fumetti su qualsiasi cosa. Partire da lì significa proporre un libro che parla di qualcosa che già interessa, invece di chiedere di interessarsi alla lettura in astratto.
Cosa allontana
Tre mosse molto comuni che peggiorano la situazione.
Regalare il libro che si è amati alla sua età. Il contesto è cambiato, e l'entusiasmo dell'adulto mette una pressione che il ragazzo percepisce: se non gli piace, sta deludendo qualcuno.
Scegliere il classico. Un libro difficile proposto a chi non legge conferma quello che già pensava, cioè che leggere sia faticoso e noioso.
Trasformarlo in un accordo. «Se finisci questo libro allora...» rende la lettura una prestazione, che è esattamente il problema di partenza.
Cosa vale come lettura
Una questione su cui molti adulti hanno posizioni che danneggiano.
Fumetti, graphic novel, manga, romanzi di genere, libri tratti da videogiochi e serie: sono tutte letture, e sono spesso la via d'ingresso più efficace.
Un ragazzo che legge tremila pagine di manga in un anno sta leggendo. Che il formato non corrisponda all'idea di lettura di un adulto è irrilevante.
Molti lettori forti sono arrivati alla narrativa passando da lì. Nessuno ci arriva partendo da un romanzo che non gli interessa.
La lunghezza conta, ma non come si pensa
C'è un equivoco diffuso: che a chi non legge si debbano proporre libri brevi.
In realtà molti ragazzi leggono volentieri volumi lunghissimi, purché la storia li prenda. Le saghe fantasy da settecento pagine sono lette proprio da quella fascia d'età.
Quello che scoraggia non è il numero di pagine ma la lentezza dell'inizio. Un romanzo che impiega cinquanta pagine a partire perde il lettore riluttante; uno che comincia con qualcosa che succede si fa perdonare qualunque lunghezza.
Il ruolo dell'adulto
Un elemento che i dati mostrano con chiarezza: la lettura dei ragazzi è legata a quella degli adulti che li circondano.
Non nel senso di predicare, che non funziona, ma nel senso di leggere in loro presenza. Un adolescente che vede un genitore con un libro in mano registra un'informazione: questa è un'attività che si può fare.
Funziona anche parlare di quello che si sta leggendo, senza chiedere nulla in cambio. Raccontare che un romanzo ti sta piacendo è diverso da chiedere se ha finito il suo.
Quando accettare il rifiuto
C'è un momento in cui insistere è controproducente.
Un ragazzo che abbandona un libro proposto non ha fallito: ha dato un'informazione su cosa non gli interessa. Reagire con delusione trasforma quel dato in un conflitto.
Il metodo più efficace è mettere libri a disposizione senza chiedere: lasciarli in giro, prenderne in prestito diversi, e non domandare mai se li ha letti.
Il tasso di successo di questo approccio è basso su ogni singolo titolo e alto sul lungo periodo.
Gli audiolibri contano
Una possibilità che molti adulti scartano per pregiudizio e che con questi lettori funziona bene.
Ascoltare un libro non è leggerlo, ma è entrare in una storia, seguire una trama, conoscere dei personaggi. Per chi ha difficoltà con la decodifica del testo scritto può essere la differenza fra accedere a un romanzo e non accedervi.
È particolarmente utile per chi ha dislessia o altri disturbi specifici dell'apprendimento, per i quali esistono anche formati ad alta leggibilità pensati appositamente.
E funziona nei momenti in cui leggere non è possibile: in auto, mentre si fa altro, prima di dormire.
La lettura obbligata
Resta il problema dei testi assegnati, che non si possono scegliere.
Su quelli l'unica strada praticabile è organizzativa: dividere le pagine per i giorni disponibili, fissare un momento, procedere. Il libro assegnato è un compito, e va trattato come tale.
Quello che conviene evitare è che diventi l'unica lettura dell'anno. Un ragazzo che legge solo ciò che gli viene imposto associa la lettura all'obbligo, e a diciotto anni smette.
È il motivo per cui le liste scolastiche e le letture libere andrebbero tenute separate, come abbiamo osservato parlando dei libri di scuola 2026/2027: le prime sono un dovere, le seconde una possibilità, e confonderle danneggia entrambe.
Il tempo che serve
Un'ultima indicazione per chi si trova in questa situazione.
Recuperare un rapporto guastato con la lettura richiede mesi, non settimane. Un libro azzeccato non risolve niente da solo: crea un precedente.
Quello che funziona è la continuità: mettere a disposizione, proporre senza insistere, accettare i rifiuti, riprovare con qualcosa di diverso.
Chi si aspetta risultati rapidi si scoraggia e smette. Chi accetta i tempi lunghi, in genere, dopo un anno vede la differenza.
