Ogni estate il nome torna nei telegiornali e sui giornali, sempre uguale, sempre senza spiegazione: Premio Strega. La parola resta lì, un po' fuori posto accanto a scrittori e case editrici, e prima o poi qualcuno si chiede perché un riconoscimento letterario porti quel nome.
L'origine del Premio Strega non ha nulla di esoterico né di allusivo. Viene da un liquore, prodotto a Benevento, la cui azienda sostenne economicamente l'iniziativa fin dai primi anni. È un dettaglio che sembra minore e invece spiega buona parte della struttura del premio, compreso il legame stabile con una città campana che con la vita editoriale romana non c'entrerebbe nulla.
Il premio nasce in un salotto, non in un'istituzione
Il riconoscimento prende forma nel dopoguerra, in un ambiente privato: un salotto letterario romano dove si riunivano regolarmente scrittori, giornalisti e intellettuali. Non era un'accademia né un ente pubblico, era un gruppo di persone che si frequentavano.
Da quel gruppo nasce l'idea di assegnare un riconoscimento annuale alla narrativa italiana. La struttura che ne deriva riflette l'origine: i votanti sono persone del mondo letterario, chiamate a esprimersi in prima persona, e i libri arrivano in gara perché qualcuno li propone, non perché qualcuno li iscrive.
È una differenza sostanziale rispetto ai concorsi con bando aperto, e non è mai stata corretta perché non era un difetto: era il modo in cui il premio era stato pensato. Chi oggi cerca il modulo di iscrizione non lo trova perché non è mai esistito.
Il nome viene dal liquore, e con il nome arriva Benevento
L'azienda produttrice del liquore beneventano sostenne l'iniziativa fin dall'avvio, e il riconoscimento prese il nome del prodotto. È una forma di sostegno privato a un'iniziativa culturale che all'epoca era comune e che oggi si chiamerebbe sponsorizzazione.
Da quel legame discende anche la geografia del premio. Benevento non è una sede casuale né una tappa aggiunta in un secondo momento: è la città dell'azienda che ha dato il nome al riconoscimento, e nel calendario annuale una delle fasi si svolge lì.
Il nome del liquore, a sua volta, richiama tradizioni popolari legate alla città, ma il passaggio che riguarda il premio è solo il secondo: dal prodotto al riconoscimento. Chi cerca un significato letterario nella parola sta cercando qualcosa che non c'è.
La conseguenza osservabile è che ogni anno il calendario del premio comprende un appuntamento in Campania, e chi segue le cronache lo vede senza sapere perché.
Dal gruppo del salotto alla giuria storica
I frequentatori di quelle riunioni diventarono il primo nucleo di votanti, e da loro deriva il nome con cui la giuria storica è ancora conosciuta. Non era un organismo nominato dall'esterno: era il gruppo stesso che si costituiva come corpo votante.
Questa impostazione ha prodotto un effetto duraturo. Il diritto di voto è personale e nominativo, e appartiene a figure del mondo culturale: scrittori, critici, studiosi, professionisti dell'editoria. Chi vota lo fa in quanto persona, non in rappresentanza di un'istituzione.
Ne deriva anche il diritto di proporre i titoli: sono i membri del corpo votante ad avere titolo per farlo. È il motivo per cui il lavoro degli editori, in questo premio, consiste nel far conoscere i propri libri a chi può proporli, e non nel presentare una domanda.
Nel tempo la base votante è stata allargata: sono state introdotte componenti che estendono il corpo elettorale oltre il nucleo originario, includendo lettori forti, istituti culturali all'estero, librerie e altri gruppi. La logica della designazione è però rimasta.
Sostegno privato non significa premio di parte
Conviene distinguere due cose che vengono spesso confuse. Il sostegno economico di un'azienda a un premio riguarda l'organizzazione — la gestione, le serate, la dotazione — e non implica un intervento sulle scelte della giuria, che vota secondo le proprie regole.
Va distinto anche il premio dalla fondazione che oggi lo gestisce: l'origine è privata e informale, l'assetto attuale è strutturato, con un ente organizzatore, regolamenti scritti e procedure definite.
E va tenuta separata l'origine dal presente: molte caratteristiche nate in un salotto sono state modificate nei decenni, altre no. Il fatto che un meccanismo sia antico non lo rende immutabile, e diversi allargamenti della base votante sono stati introdotti proprio in risposta a critiche sulla ristrettezza del corpo elettorale.
Che cosa guardare quando torna il nome
Se vuoi capire come funziona davvero, il documento da cercare è il regolamento pubblicato dall'ente che gestisce il premio: è lì che si trovano composizione del corpo votante, requisiti dei libri e fasi della selezione, aggiornati all'edizione in corso.
Nel calendario annuale, osserva dove si svolgono le diverse fasi: la presenza di una tappa campana è la traccia più visibile dell'origine di cui abbiamo parlato.
Quando leggi che un titolo è stato proposto da qualcuno, prendi sul serio quel verbo: indica che il libro è entrato in gara per designazione, e sapere chi ha titolo a proporre spiega più cose di qualunque pronostico.
Il nome tornerà sui giornali la prossima estate, con la stessa naturalezza di sempre. Adesso sai che racconta un'azienda di liquori, una città campana e un salotto romano, e che tutto il resto del meccanismo discende da lì.
