Cerchi i libri più venduti di sempre e trovi una lista con cifre enormi, gli stessi titoli in tutte le versioni che consulti, e nessuna indicazione di chi li abbia contati. Poi apri la classifica dei più venduti della settimana e non ne ritrovi nemmeno uno.
Le due liste sembrano la stessa cosa a scale diverse. Non lo sono. Una è una rilevazione, con un metodo, un campione e un intervallo dichiarati. L'altra è una raccolta di stime, spesso di provenienza incerta, su titoli per i quali un conteggio completo non è mai esistito. Confrontarle non porta da nessuna parte.
I libri venduti di sempre non sono mai stati contati
Per sapere quante copie ha venduto un libro serve qualcuno che le conti, e per farlo serve un sistema di rilevazione. Sistemi di questo tipo esistono da pochi decenni e coprono i canali commerciali dei paesi in cui operano.
I titoli che compaiono nelle liste storiche circolano da molto più tempo, in decine di lingue, stampati da un numero indeterminato di editori. Non c'è mai stato un soggetto in posizione di sommare quelle tirature, e in molti casi non ci sono nemmeno registri completi.
Le cifre che si leggono sono quindi stime, costruite su fonti parziali e ripetute di articolo in articolo finché assumono l'aspetto di dati. Vanno lette come ordini di grandezza, e sapendo che nessuno può verificarle.
Quali categorie occupano queste liste e perché
Le posizioni più alte sono quasi sempre occupate da tre famiglie di testi. I testi religiosi, diffusi da secoli attraverso reti che non sono principalmente commerciali. I testi politici distribuiti da apparati istituzionali, con tirature decise per ragioni che non hanno a che vedere con la domanda. I classici in pubblico dominio, ripubblicati da chiunque voglia farlo.
Sono tre percorsi in cui la diffusione non passa dal mercato nel modo in cui ci passano i libri contemporanei. Copie distribuite gratuitamente, copie adottate per obbligo scolastico, copie stampate in edizioni innumerevoli: tutte contribuiscono alla diffusione, nessuna produce una vendita rilevabile nel senso in cui la intende una classifica.
Il pubblico dominio è il caso più chiaro. Quando i diritti su un'opera si estinguono, qualunque editore può pubblicarla senza autorizzazione né pagamenti. Un classico esce in decine di edizioni contemporaneamente, in ogni formato e a ogni prezzo, e nessuna di queste edizioni ha un'entità responsabile del totale complessivo.
La conseguenza è che le vendite di un classico si frammentano tra tanti editori: nessuno singolarmente raggiunge posizioni di classifica, mentre il titolo nel suo insieme continua a essere tra i più diffusi.
La distribuzione non commerciale sfugge a ogni rilevazione
Le classifiche misurano transazioni in punti vendita rilevati. Restano fuori le copie donate, quelle distribuite da organizzazioni, quelle fornite da istituzioni pubbliche, quelle acquistate in blocco per adozioni.
Restano fuori anche i prestiti bibliotecari, che sono letture e non acquisti, e i passaggi di mano nell'usato, che spostano copie senza generare vendite nuove.
Per i titoli in cima alle liste storiche, questi canali non sono marginali: in diversi casi sono il canale principale. Un libro può essere stato letto da moltissime persone senza che esista una traccia commerciale proporzionata.
Il risultato osservabile è che i libri più diffusi al mondo sono, quasi per definizione, quelli meno visibili nelle rilevazioni di mercato.
Due domande diverse che vengono spesso mescolate
Una classifica settimanale risponde alla domanda: che cosa si sta comprando adesso, in questo mercato, secondo questo campione. È una fotografia, con un intervallo dichiarato e un metodo verificabile.
Una lista storica risponde alla domanda: quali testi hanno raggiunto più persone nel corso del tempo. È una ricostruzione, non una misura, e mescola vendite, distribuzioni gratuite ed edizioni non tracciabili.
C'è poi la confusione tra "più venduti" e "più letti", che nelle liste storiche pesa ancora di più: una copia distribuita non è una copia letta, e una copia letta da molte persone conta una volta sola.
Anche l'orizzonte geografico cambia: le classifiche settimanali sono nazionali, le liste storiche sono globali e attraversano lingue e sistemi editoriali diversi.
Come leggere una lista storica senza farsi ingannare
Cerca l'indicazione della fonte: se una lista non dichiara da dove provengono le cifre, il numero non è verificabile e va trattato come un ordine di grandezza.
Controlla se il titolo è in pubblico dominio: in quel caso qualunque somma di copie è per costruzione approssimativa, perché gli editori coinvolti sono innumerevoli.
Verifica se la diffusione è avvenuta per canali non commerciali: distribuzione istituzionale o religiosa spiega quasi sempre le posizioni più alte, e cambia il significato del dato.
E quando vuoi sapere che cosa si legge oggi, usa le rilevazioni correnti, che hanno metodo e limiti dichiarati. La lista con le cifre enormi resta interessante, ma racconta una storia di secoli e di continenti. La classifica di questa settimana racconta sette giorni in un paese, e per questo le due non si incontrano mai.
