In che ordine leggere i libri di Tolkien è una domanda che si pone chiunque scopra che, oltre ai titoli noti, esiste un corpus di volumi pubblicati dopo la morte dell'autore.

Le risposte possibili sono tre, e la scelta dipende da cosa si cerca.

L'ordine di pubblicazione

È il percorso più praticato e, per la maggior parte dei lettori, il migliore.

Si comincia da Lo Hobbit, pubblicato nel 1937 e pensato per un pubblico giovane. È un romanzo breve, con un tono leggero e una struttura da avventura: un viaggio, un tesoro, un drago.

Si prosegue con Il Signore degli Anelli, uscito fra il 1954 e il 1955 in tre volumi. Il tono cambia radicalmente: quello che nello Hobbit era un anello magico diventa il centro di una vicenda molto più cupa e ampia.

Questo passaggio riproduce l'esperienza dei lettori dell'epoca, ed è probabilmente il modo in cui l'autore intendeva che l'opera venisse incontrata.

L'ordine cronologico interno

La seconda opzione segue la storia del mondo immaginario invece che quella delle pubblicazioni.

Significa cominciare dal Silmarillion, che racconta la creazione del mondo e le vicende delle ere precedenti, per poi arrivare allo Hobbit e al Signore degli Anelli, che si collocano alla fine di quella storia.

È un percorso che sconsiglierei a chi comincia, per una ragione precisa: il Silmarillion non è un romanzo. È scritto come una cronaca mitologica, con decine di nomi propri per pagina, senza dialoghi estesi e senza un protagonista.

Chi lo affronta senza conoscere il resto trova un testo che assomiglia più a un libro di mitologia comparata che a un'opera narrativa, e nella maggior parte dei casi lo abbandona.

Il percorso ridotto

La terza possibilità è leggere solo Il Signore degli Anelli, saltando lo Hobbit.

È possibile: il romanzo si regge da solo e le informazioni necessarie vengono richiamate. Si perde però il contrasto di tono, che è uno degli effetti costruiti dall'autore, e il piacere di riconoscere personaggi già incontrati.

Chi ha poco tempo e vuole leggere una cosa sola, comunque, deve leggere quella.

Il Silmarillion, quando

Il volume ha senso dopo, per chi vuole capire i riferimenti che nel Signore degli Anelli restano allusivi.

Molti nomi e vicende evocate in quel romanzo rimandano a fatti raccontati nel Silmarillion: chi legge prima il romanzo percepisce quella profondità come uno sfondo, e chi poi va a cercarlo trova le storie complete.

È l'ordine che produce l'effetto migliore: prima l'eco, poi l'origine.

I volumi postumi

Oltre a questi titoli esiste un corpus notevole di materiale pubblicato dopo la morte dell'autore, curato in gran parte dal figlio Christopher.

Comprende racconti incompiuti, versioni alternative, saggi linguistici, e una serie in dodici volumi che documenta la storia della composizione dell'opera.

Sono materiali per studiosi e per appassionati molto motivati. Contengono spesso più versioni della stessa vicenda, con annotazioni su quale sia stata scritta prima. Non sono libri da leggere: sono libri da consultare.

Fanno eccezione alcune narrazioni compiute pubblicate separatamente, che si leggono come romanzi brevi e che hanno un valore autonomo.

Perché tutto questo materiale esiste

Tolkien lavorò al proprio mondo immaginario per oltre cinquant'anni, senza mai considerarlo finito.

Il Silmarillion era il progetto a cui teneva di più, e lo riscrisse continuamente senza pubblicarlo. Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli, che sono i libri per cui è conosciuto, nacquero come derivazioni laterali di quel lavoro principale.

Questo spiega la quantità di materiale postumo: alla sua morte esistevano decine di versioni di ogni storia, spesso incompatibili fra loro.

Il percorso che consiglierei

Per chi comincia adesso: Lo Hobbit, poi Il Signore degli Anelli, e solo dopo, se l'interesse regge, il Silmarillion.

Chi arriva in fondo a questi tre volumi ha letto l'essenziale. Tutto il resto è approfondimento, e va affrontato solo se la curiosità lo richiede — non per completezza.

Per chi si chiede se cominciare da Lo Hobbit, la risposta è quasi sempre sì. Un avvertimento sulle edizioni: esistono traduzioni italiane diverse, e la questione ha suscitato discussioni fra i lettori. Vale la pena sfogliare qualche pagina in libreria e scegliere quella che si legge meglio, perché sono migliaia di pagine e la resa incide.

Perché ha inventato le lingue

Un elemento che spiega molto dell'opera di Tolkien: era un filologo, docente universitario di lingue germaniche antiche.

Le lingue immaginarie che compaiono nei suoi libri non sono un ornamento aggiunto dopo: sono venute prima. Tolkien ha raccontato di aver costruito le lingue e poi di aver avuto bisogno di popoli che le parlassero e di una storia in cui collocarli.

È un procedimento rovesciato rispetto a quello consueto, e produce un effetto specifico: i nomi propri nei suoi libri hanno una coerenza interna che il lettore percepisce senza saperla spiegare.

Le mappe

Quasi tutte le edizioni riportano mappe del mondo immaginario, e non sono decorazioni.

Il viaggio è la struttura portante del Signore degli Anelli, e seguire gli spostamenti sulla mappa cambia la percezione delle distanze e del tempo impiegato.

Chi legge saltando le mappe perde una dimensione del libro. Sono uno strumento di lettura, non un'illustrazione.

Se si è visto solo il film

Molti arrivano a Tolkien dagli adattamenti cinematografici, e la domanda su cosa cambi leggendo dopo è legittima.

Le differenze sono numerose e alcune sostanziali: personaggi assenti nei film, episodi interi tagliati, e soprattutto un ritmo completamente diverso.

Il romanzo dedica molto spazio a cose che il cinema non può rendere: i canti, le genealogie, le descrizioni dei luoghi, le conversazioni. Chi cerca l'azione dei film troverà un libro più lento.

In compenso trova materiale che nei film non c'è affatto, incluse intere sezioni della parte finale che gli adattamenti hanno eliminato.