Mikhail Bulgakov non era un nome sconosciuto negli anni Venti dell'Unione Sovietica. Aveva già pubblicato altri romanzi, aveva visto le sue opere sulla scena teatrale, aveva conquistato un pubblico colto con la sua prosa tagliente. Eppure, nel momento in cui decise di mettere carta e penna a uno dei progetti più ambiziosi della letteratura mondiale, sapeva benissimo che stava scrivendo qualcosa che non avrebbe potuto pubblicare: un romanzo dove Satana passeggia per Mosca, dove il potere comunista viene ridicolizzato, dove la libertà dell'arte è il tema centrale. Bulgakov iniziò a scrivere «Il maestro e Margherita» nel 1928, quando Stalin consolidava il suo potere assoluto e la cultura sovietica veniva sottoposta a un controllo sempre più rigido.
Uno scrittore tra due mondi
Negli anni Venti, Bulgakov era ancora riuscito a pubblicare e far rappresentare le sue opere, anche se con crescenti difficoltà e tagli della censura. Il suo romanzo «La guardia bianca», completato nel 1924, era stato pubblicato, così come il testo teatrale «I giorni dei Turchi». Ma intorno al 1928, tutto cambiò. Lo scrittore comprese che il regime non avrebbe tollerato ancora a lungo la sua voce critica. Invece di arrendersi al silenzio, Bulgakov fece una scelta consapevole: avrebbe scritto per il cassetto. Non per il presente, ma per il futuro. «Il maestro e Margherita» nacque da questa decisione eroica e disperata di raccontare la verità sapendo che non potrebbe essere letta dai contemporanei.
Dodici anni di riscritture e paure
Quello che pochi sanno è che Bulgakov non scrisse il romanzo una sola volta. Tra il 1928 e il 1940, ritornerà sui fogli più volte, riscrivendoli, aggiungendo, tagliando. Il capolavoro cresceva lentamente, tra paure concrete: ogni volta che rileggeva quello che aveva scritto, sapeva che se la GPU, la polizia segreta, avesse scoperto il manoscritto, sarebbe finito male. Non era paranoia. Negli stessi anni, molti intellettuali e scrittori scomparivano, mandati nei gulag o eliminati. Bulgakov stesso era tenuto sotto osservazione. Eppure continuò a scrivere, lavorando anche come librettista per il teatro e come adattatore di testi, il che gli permetteva di sopravvivere economicamente. Il doppio lavoro, la scrittura pubblica ufficiale e quella privata del romanzo proibito, consumava le sue energie. Ma lui non smise.
Un capolavoro nel vuoto
«Il maestro e Margherita» fu completato da Bulgakov nel 1940, quasi al termine della sua vita. Lo scrittore morì nel 1940 senza aver visto la pubblicazione del suo romanzo più ambizioso. Il manoscritto passò nelle mani della moglie, Elena Sergeevna, che lo custodì gelosamente durante gli anni successivi alla morte dell'autore. Mentre il mondo leggeva altri capolavori del Novecento, mentre «Guerra e pace» di Tolstoj e i grandi romanzi della letteratura russa circolavano internazionalmente, «Il maestro e Margherita» restava segreto, conosciuto solo da poche persone fidate. Passarono anni. Decenni. La Guerra Fredda trasformò il panorama politico, ma il romanzo rimaneva relegato nel cassetto.
Il ritrovamento e la pubblicazione tardiva
Solo nel 1966, ventisei anni dopo la morte di Bulgakov, il romanzo vide la luce. Fu pubblicato per la prima volta in una rivista letteraria sovietica, in una versione ancora censurata e modificata. La pubblicazione integrale arrivò ancora più tardi. Durante tutto questo tempo, la comunità letteraria internazionale non sapeva nemmeno che il romanzo esistesse. Non era un caso dimenticato negli archivi: era un capolavoro volutamente nascosto, un libro che viveva solo in forma di manoscritto ingiallito, letto da pochi, protetto da una vedova fedele che sapeva di stare custodendo un tesoro letterario.
Questo lungo silenzio rende «Il maestro e Margherita» ancora più straordinario. Non è solo un romanzo magistralmente scritto: è un documento di resistenza, la prova che la letteratura vera nasce talvolta dalla impossibilità di essere pubblicata. Bulgakov scrisse per lettori che non avrebbe mai conosciuto, per una generazione futura che non poteva neanche immaginare. Tutto ciò che in altri grandi autori è il risultato di una ricerca stilistica consapevole, in Bulgakov ha anche la densità di una sfida morale. Ogni pagina è il gesto di uno scrittore che sa di scrivere per nessuno nel suo presente, e tutto per il futuro.
Chi legge «Il maestro e Margherita» oggi, con la storia di questa attesa nel retroscena, non può fare a meno di notare come il tema centrale del romanzo, la persecuzione dell'artista e la lotta per mantenere l'integrità della propria opera, non sia un'invenzione letteraria ma il riflesso della stessa condizione di Bulgakov mentre scriveva. Come nel capolavoro di un altro gigante contemporaneo, Osip Mandel'stam con la sua «Poesia», la creazione artistica diventa un atto di sopravvivenza morale.
Per chi non ha mai aperto questo libro, sapere di questa vigilia ventennale cambia il modo di leggerlo. Non è più solo un'avventura narrativa con Satana che cammina per le strade di Mosca, ma la testimonianza concreta di come la libertà della parola e della creatività possa sopravvivere alle dittature più soffocanti. Perfetto per chi ama i classici che hanno fatto la storia della letteratura, e anche per lettori curiosi che vogliano scoprire come nasce un capolavoro quando le circostanze sembrano renderlo impossibile.
