Quanto tempo serve per leggere «Guerra e pace»? È la domanda che si pone chiunque prenda in mano il volume in libreria e ne senta il peso. La risposta si può calcolare con una certa precisione, e il risultato è meno spaventoso di quanto la mole suggerisca.

Il calcolo

Le edizioni italiane integrali si aggirano fra le milleduecento e le millequattrocento pagine, con variazioni legate al formato e al corpo del carattere.

La velocità media di lettura di un adulto su testo narrativo si colloca fra le duecento e le duecentocinquanta parole al minuto. Una pagina di romanzo contiene tipicamente fra le duecentocinquanta e le trecento parole.

Ne risulta un ritmo di circa trenta pagine all'ora per un lettore che procede con attenzione, quaranta per uno più veloce.

Su milletrecento pagine significa fra le trentadue e le quarantaquattro ore di lettura effettiva.

Cosa vuol dire in giorni

Il numero delle ore dice poco finché non lo si distribuisce.

Chi legge un'ora al giorno tutti i giorni finisce in circa sei settimane. Chi legge mezz'ora impiega tre mesi. Chi legge solo nel fine settimana, due ore per volta, arriva a quattro mesi abbondanti.

C'è però un fattore che il calcolo non cattura, e che è quello decisivo: la continuità. Un romanzo con centinaia di personaggi, molti dei quali indicati con nome, patronimico, cognome e soprannome, richiede di ricordare chi è chi. Le interruzioni lunghe costringono a tornare indietro.

Per questo, in pratica, chi legge un'ora al giorno impiega meno tempo totale di chi legge tre ore una volta a settimana.

Perché è così lungo

Il romanzo non è lungo per accumulo: è lungo perché tiene insieme due libri.

Da una parte c'è la storia di alcune famiglie dell'aristocrazia russa fra il 1805 e il 1820: matrimoni, eredità, amori, carriere. Dall'altra c'è la storia della campagna napoleonica in Russia, con le battaglie, i comandi militari, gli spostamenti degli eserciti.

Le due linee si intrecciano, ma non si fondono del tutto. E Tolstoj aggiunge una terza componente: lunghe riflessioni sulla storia, sul ruolo dei grandi uomini, sul determinismo. Sono le pagine che più spesso vengono saltate.

Si possono saltare le parti sulla guerra

La domanda è impopolare ma se la pongono in molti, quindi vale la pena affrontarla.

Tecnicamente sì: la trama familiare regge anche saltando le sezioni militari, e molti lettori lo fanno. Si perdono però due cose. La prima è il senso complessivo del progetto, che consiste proprio nel mostrare quanto le vite private siano determinate da eventi su cui nessuno ha controllo. La seconda è che alcune delle scene migliori del libro sono lì.

Le pagine che si possono saltare con meno danno sono invece i saggi teorici sulla storia, in particolare quelli concentrati nella parte finale. Non contengono azione né personaggi, e Tolstoj vi espone una tesi che si può riassumere in poche righe.

Come non abbandonarlo

La maggior parte delle persone che iniziano «Guerra e pace» non lo finisce, e i punti di abbandono sono prevedibili.

Il primo è l'inizio: il romanzo si apre con un ricevimento in cui compaiono decine di personaggi in poche pagine, alcuni dei quali non torneranno più. È il punto più difficile del libro, e superarlo richiede solo di andare avanti senza cercare di memorizzare tutti.

Il secondo sono le prime sezioni militari, che arrivano quando il lettore si è appena affezionato ai personaggi civili.

Due accorgimenti pratici aiutano. Il primo è tenere a portata di mano l'elenco dei personaggi che quasi tutte le edizioni riportano. Il secondo è darsi un ritmo fisso, anche minimo: venti pagine al giorno portano alla fine in due mesi.

Quale edizione

Per un libro di questa mole la traduzione incide molto. Le versioni più recenti tendono a essere più leggibili di quelle di inizio Novecento, che conservano una sintassi pesante.

Un elemento da verificare è il trattamento delle parti in francese: nell'originale, l'aristocrazia russa parla spesso francese, e Tolstoj lo riporta. Alcune edizioni traducono tutto, altre mantengono il francese con la traduzione in nota. La seconda soluzione è più fedele ma rallenta la lettura.

Esistono anche edizioni in più volumi, che hanno un vantaggio pratico non trascurabile: un tomo da milletrecento pagine è scomodo da tenere in mano, e la scomodità fisica è una delle ragioni per cui si smette.

Vale il tempo che costa

Trentacinque ore sono più o meno il tempo che si impiega a guardare una serie televisiva di due stagioni.

Messa così, la questione cambia aspetto. Non è un investimento fuori scala: è il tempo di un impegno culturale normale, distribuito su qualche settimana.

Quello che si ottiene in cambio, secondo chi lo ha finito, è la sensazione di aver seguito delle persone lungo quindici anni della loro vita — e di conoscerle come si conoscono poche persone reali. È un effetto che i romanzi brevi non possono produrre, per ragioni di durata.

Vale la pena ricordare che Anna Karenina offre un'esperienza diversa e più contenuta, per chi voglia avvicinarsi a Tolstoj senza affrontare subito questa mole. Poi c'è chi lo abbandona a pagina duecento e non se ne pente. Anche questo fa parte del gioco, ed è meglio di leggerlo per dovere.

I nomi russi

Una difficoltà pratica che merita una spiegazione a parte riguarda i nomi.

Ogni personaggio russo compare con almeno tre forme: il nome proprio, il patronimico derivato dal nome del padre, e il cognome. A queste si aggiungono i diminutivi affettuosi usati in famiglia, che possono essere molto diversi dal nome di partenza.

Lo stesso personaggio può quindi essere chiamato in quattro o cinque modi a seconda di chi parla. Non è un vezzo dell'autore: è come funziona il russo.

Quasi tutte le edizioni riportano un elenco dei personaggi con tutte le varianti. Tenerlo segnato con un segnalibro e consultarlo nelle prime duecento pagine risolve il problema quasi del tutto.