La fascetta rossa in copertina lo dichiara in stampatello: bestseller. A volte con un numero accanto, a volte con la formula "il caso dell'anno", a volte da sola. Passi davanti al tavolo delle novità e la parola compare su quattro libri diversi, di quattro editori diversi, tutti nella stessa settimana.
Il significato di bestseller sembra una questione di soglia: un numero oltre il quale un libro entra nella categoria. Quel numero non esiste. Non c'è un ente che lo fissi, non c'è una convenzione di settore che lo stabilisca, e la stessa quantità di copie può fare di un titolo un successo clamoroso o un risultato modesto a seconda di dove, quando e in quale genere è stata venduta.
Che cosa significa bestseller, in concreto
Un bestseller è un libro che vende molto rispetto al proprio contesto. È una definizione relativa, e questa è la risposta essenziale: la parola non misura una quantità assoluta ma un rapporto.
Il contesto è fatto di tre variabili. La prima è il mercato: il numero di lettori raggiungibili cambia radicalmente da un paese all'altro. La seconda è il genere: le quantità che circolano nella narrativa commerciale non sono confrontabili con quelle della poesia o della saggistica specialistica. La terza è il tempo: un libro può vendere moltissimo in un mese o poco per vent'anni, e i due percorsi possono portare allo stesso totale.
Chi cerca una cifra da usare come metro esce a mani vuote, ma esce con qualcosa di più utile: la consapevolezza che davanti a quella parola bisogna chiedersi rispetto a che cosa.
Il mercato di riferimento cambia tutto
Un libro pubblicato in lingua inglese si rivolge a un bacino di lettori che attraversa più continenti. Un libro pubblicato in italiano si rivolge quasi esclusivamente al mercato nazionale, con una quota marginale di lettori all'estero. Sono due ordini di grandezza diversi, e la stessa quantità di copie vendute significa cose molto diverse nei due casi.
La conseguenza pratica riguarda la traduzione delle fascette. Quando un titolo straniero arriva in Italia portando con sé la dicitura di bestseller ottenuta nel mercato d'origine, quella parola descrive un risultato conseguito altrove, in un bacino più ampio, e non anticipa nulla su come andrà qui. Molti titoli che nel proprio paese hanno venduto in modo massiccio in Italia vendono in modo ordinario, e il contrario accade raramente ma accade.
Chi guarda una copertina, quindi, sta leggendo un'informazione che ha bisogno di un complemento: dove. Senza quello, la parola resta un'etichetta.
Il genere fissa soglie diverse
All'interno dello stesso mercato le proporzioni cambiano ancora. Nella narrativa commerciale e nei generi con un pubblico ampio circolano quantità che nella saggistica accademica sono impensabili. In poesia le tirature sono strutturalmente contenute, e un risultato che nella narrativa passerebbe inosservato rappresenta un successo notevole.
Gli editori lo sanno e ragionano per comparti: il punto di riferimento non è il libro più venduto dell'anno, ma quanto vende di norma un titolo simile nello stesso settore. Un saggio di storia che supera nettamente la media dei saggi di storia è un successo, e viene comunicato come tale, anche se in una classifica generale non comparirebbe.
Nella filiera questa distinzione è operativa: determina la tiratura iniziale, l'ampiezza della distribuzione, il numero di copie che ogni libreria riceve. Il lettore la incontra sotto forma di quanti esemplari trova sullo scaffale del reparto che gli interessa.
Bestseller e longseller non sono la stessa cosa
La distinzione che conta di più è temporale. Un bestseller stagionale concentra le vendite in un arco breve: esce, entra in classifica, occupa i tavoli, e nel giro di qualche mese la spinta si esaurisce. Un longseller è un titolo che vende con costanza per anni, senza picchi, spesso senza essere mai entrato in una classifica settimanale.
Le classifiche registrano le vendite in un intervallo definito, quindi premiano la concentrazione e sono cieche alla continuità. Un libro che vende poche copie ogni settimana per vent'anni può superare largamente il totale di un successo stagionale restando invisibile a ogni rilevazione. Manuali, classici scolastici, saggi di riferimento e alcuni romanzi entrati nell'uso comune appartengono a questa famiglia.
Il risultato osservabile è che i libri che vedi sempre presenti in libreria, anno dopo anno, quasi mai sono quelli di cui si è parlato di più.
Come verificare una fascetta prima di fidarsene
Alcune verifiche sono alla portata di chiunque, in libreria e in pochi secondi. La prima è cercare l'indicazione di quale classifica e di quale periodo: una fascetta che dichiara una posizione, una lista e una settimana è un'informazione controllabile, una che dichiara solo la parola non lo è.
La seconda è guardare la data della prima edizione e il numero di ristampe, quando è indicato nel colophon: un titolo con molte ristampe distribuite negli anni racconta una storia diversa da uno con una sola tiratura recente e ampia.
La terza è distinguere il mercato: se il libro è tradotto, il risultato citato riguarda quasi sempre il paese d'origine. La quarta è verificare se la dicitura si riferisce all'autore o al titolo: "dall'autore del bestseller" non dice nulla sul libro che stai tenendo in mano.
Quanto alla parola, arriva dall'inglese e in italiano circola in entrambe le grafie, unita e separata, ormai stabilmente acquisita nel linguaggio comune ed editoriale.
Il tavolo delle novità resta lo stesso, con le sue quattro fascette rosse. Cambia che adesso sai che stanno dicendo quattro cose diverse, e quale domanda porre a ciascuna.
