In libreria le classifiche esposte sono due, affiancate: narrativa italiana e narrativa straniera. Le guardi e ti sembra normale, come se fosse sempre stato così. Poi ti chiedi in quale delle due finisca un romanzo scritto da un'autrice italiana ambientato a Berlino, e ti accorgi che il criterio non è affatto ovvio.

La separazione tra narrativa italiana e straniera non riguarda l'ambientazione e nemmeno la lingua in cui il libro si legge, perché entrambe le classifiche raccolgono libri in italiano. Riguarda la lingua in cui l'opera è stata scritta e la provenienza dell'opera stessa. È una distinzione di origine, non di contenuto.

Il criterio che divide narrativa italiana e straniera

Un libro entra nella narrativa italiana se è stato scritto originariamente in italiano. Entra nella narrativa straniera se è una traduzione, cioè se esiste un'edizione originale in un'altra lingua di cui quella italiana è la versione.

Questo significa che un romanzo italiano ambientato in Giappone resta narrativa italiana, e che un romanzo americano ambientato a Roma resta narrativa straniera. L'ambientazione non conta, la nazionalità del protagonista nemmeno, il tema neppure.

Il criterio ha un vantaggio pratico: è verificabile senza margine di interpretazione. Basta guardare il frontespizio e la pagina dei crediti per sapere se esiste un titolo originale e un traduttore. Dove c'è un traduttore, c'è una traduzione.

Perché la divisione esiste

La ragione è di leggibilità del dato. Il mercato italiano assorbe una quota consistente di traduzioni, che arrivano da bacini linguistici molto più ampi e spesso da titoli che hanno già avuto successo altrove.

Un titolo tradotto arriva in Italia con un vantaggio accumulato: è stato selezionato perché ha funzionato, ha già una storia editoriale e talvolta un adattamento audiovisivo alle spalle. Sono elementi che nessun esordio nazionale può avere.

In una classifica unica, la produzione tradotta occuperebbe una parte rilevante delle posizioni, e l'andamento della narrativa scritta in italiano diventerebbe difficile da leggere. La separazione serve a mantenere osservabili due fenomeni diversi.

Serve anche agli operatori. Editori e librai usano le due liste per decisioni distinte: quanto spazio dedicare alla produzione nazionale e quanto alle traduzioni sono scelte separate, e avere due misure separate le rende possibili.

Il lettore vede il risultato di questa scelta ogni volta che entra: gli scaffali della narrativa sono spesso organizzati con la stessa distinzione, e i tavoli tematici la ricalcano.

I casi limite sono più numerosi di quanto sembri

Ci sono autori italiani che scrivono in un'altra lingua e vengono poi tradotti in italiano: l'opera è una traduzione, anche se l'autore è italiano. Ci sono autori stranieri residenti da decenni in Italia che scrivono direttamente in italiano, e in quel caso l'opera non è una traduzione.

Ci sono opere a quattro mani con autori di provenienza diversa, e opere scritte in una lingua e riscritte dall'autore stesso in un'altra, dove la nozione di originale si complica.

Ci sono infine gli pseudonimi che suggeriscono una nazionalità diversa da quella reale, pratica esistita a lungo in alcuni generi. La collocazione segue comunque la lingua di scrittura, non l'impressione che il nome produce.

Nella pratica delle rilevazioni queste situazioni si risolvono caso per caso, sulla base di come l'editore registra l'opera. È il motivo per cui, ogni tanto, un titolo compare in una classifica diversa da quella che il lettore si aspetterebbe.

Le altre categorie e che cosa comprendono

Accanto alle due classifiche di narrativa ne esistono altre. La saggistica raccoglie i testi di argomento non narrativo con impianto argomentativo. La varia è una categoria residuale e ampia, che comprende manuali, ricettari, guide, libri di intrattenimento e titoli difficili da collocare altrove.

Ci sono poi le classifiche per fasce d'età, con bambini e ragazzi separati dal resto, e quelle per formato, dove i tascabili vengono rilevati a parte perché hanno prezzo e ciclo di vita diversi.

Ogni classifica risponde a una domanda diversa, e confrontare posizioni tra liste differenti non ha significato: essere primi in una categoria piccola richiede molte meno copie che essere decimi in una grande.

Come usare questa distinzione da lettore

Se cerchi narrativa italiana contemporanea, la classifica dedicata è uno strumento più utile della generale, perché non è schiacciata dalle traduzioni. Se ti interessa un genere specifico, verifica invece se esiste una rilevazione per quel segmento: le classifiche generali lo rappresentano poco.

In libreria, controlla la pagina dei crediti prima di dare per scontata l'origine di un libro: la presenza di un titolo originale e del nome del traduttore ti dice immediatamente in quale delle due liste ricadrebbe.

Cerca il nome del traduttore anche per un'altra ragione: nelle traduzioni la qualità della resa dipende da quella persona, e seguire un traduttore è un modo affidabile di trovare libri.

Le due classifiche affiancate restano dove le hai viste. Adesso sai che non stanno confrontando due tipi di storie, ma due percorsi con cui un libro arriva sullo stesso scaffale.