Ventitré milioni di italiani non hanno letto nemmeno un libro nell'arco di dodici mesi. Il dato viene dall'Istat, che lo ha pubblicato nel report su libri e biblioteche del luglio 2026, e si riferisce alle persone di sei anni e più.
È un numero che vale la pena guardare da vicino, perché dice più di quanto sembri. Non riguarda solo chi non ama la narrativa: riguarda chi non ha aperto nessun libro, né per piacere né per lavoro né per studio, nel corso di un anno intero.
Da dove viene il numero
L'Istat misura la lettura in modo più articolato di quanto facciano i titoli dei giornali. Il dato viene dall'indagine «I cittadini e il tempo libero», condotta nel 2024 su circa venticinquemila famiglie: il 57,1% delle persone di sei anni e più — circa trentadue milioni — dichiara di aver letto almeno un libro nei dodici mesi precedenti, considerando il tempo libero, i motivi professionali o scolastici e altre ragioni.
Il complemento di quella cifra sono appunto gli oltre ventitré milioni che non rientrano in nessuna di quelle categorie.
Dentro il 57,1% le proporzioni cambiano molto: il 40,5% legge nel tempo libero, il 18,1% per motivi professionali o scolastici, e c'è una categoria che l'Istat chiama dei lettori morbidi — l'11,5% — cioè chi dichiara di non leggere ma poi ammette di aver letto manuali, guide turistiche o fumetti, senza considerarli libri veri.
Chi sono i non lettori
Il primo dato che emerge è di genere. Non legge il 46,8% degli uomini contro il 35,7% delle donne: uno scarto di undici punti, costante lungo tutte le fasce d'età.
Il secondo è l'età. La quota di non lettori supera il 42% fra le persone di cinquantacinque anni e più, e raggiunge il 59,8% fra gli over settantacinque. All'estremo opposto, fra gli undici e i quattordici anni ha letto almeno un libro il 78,9%: è la fascia in cui si legge di più in assoluto.
Il terzo è il titolo di studio, ed è il più impressionante. Fra chi ha la licenza elementare o nessun titolo, il 72,1% non ha letto nulla in un anno. Fra i laureati la quota scende al 17,9%. Il rapporto fra chi ha un'istruzione alta e chi ne ha una bassa è di circa tre a uno.
Il divario geografico
Nel Mezzogiorno non legge il 50,2% della popolazione, al Nord il 35,8%. Guardando il dato positivo: nel Centro-Nord legge oltre il 60% delle persone, nel Mezzogiorno il 47%.
Lo stesso divario si ritrova nelle biblioteche. Nel 2025 le ha frequentate almeno una volta il 15,1% della popolazione di tre anni e più, ma la quota è del 20,3% al Nord, del 13% al Centro e del 9% nel Mezzogiorno.
Va detto che il divario geografico, per quanto marcato, è meno profondo di quello legato all'istruzione e al reddito. Considerando i quinti di reddito, i lettori passano dal 43,9% nelle famiglie più povere al 72,5% in quelle più agiate.
Cosa dicono di sé
L'Istat chiede ai non lettori perché non leggono, e le risposte compongono un quadro che smentisce alcune convinzioni diffuse.
La motivazione più indicata è la noia o la mancanza di interesse: il 35%. Seguono la mancanza di tempo libero (26,3%), la preferenza per altri svaghi (17,1%), altre forme di comunicazione come televisione, cinema e social (15,1%), i problemi di vista o salute (12,4%).
Il costo dei libri è indicato dall'8,3%. È una quota rilevante ma molto lontana dalle prime posizioni, e ridimensiona l'idea che il prezzo sia il principale ostacolo alla lettura in Italia.
Ancora più basse le motivazioni legate all'accesso: solo lo 0,8% dice che non ci sono librerie vicino casa, lo 0,6% che non ci sono biblioteche. Non è un problema di disponibilità.
Il numero che si muove
Il dato interessante non è tanto la fotografia quanto il movimento. La quota di lettori è passata dal 60% del 2000 al 57,1% del 2024, con un calo di 2,3 punti rispetto al 2015.
Non è un crollo, ma una discesa lenta e costante che ha riguardato sia gli uomini — dal 54,9% al 51,2% — sia le donne, dal 64,9% al 62,6%.
Il digitale non ha compensato. Secondo l'indagine «Aspetti della vita quotidiana», nel 2025 i lettori di libri cartacei sono oltre venti milioni, pari al 36,9% della popolazione, mentre chi legge e-book o libri online è il 10,7% e chi ascolta audiolibri il 2,5%. Dopo l'aumento del periodo pandemico, dal 2022 la lettura digitale è in flessione.
Il confronto con dieci anni fa
Guardare il dato di oggi accanto a quello del 2015 aiuta a capire cosa si sta muovendo.
La quota di lettori è scesa di 2,3 punti percentuali. Il calo ha riguardato tutte le categorie: i lettori nel tempo libero sono passati dal 42,6% al 40,5%, quelli per motivi professionali o scolastici dal 19,2% al 18,1%.
Stabile invece la quota dei lettori morbidi, quelli che leggono senza considerarsi lettori: erano l'11,5% e sono rimasti l'11,5%. È un dato curioso, perché suggerisce che il modo in cui gli italiani definiscono la lettura non sia cambiato.
Anche le biblioteche mostrano stabilità: le frequentava il 15,1% nel 2015 e le frequenta il 14,9% oggi, con una parentesi durante la pandemia in cui la quota era crollata al 7,4%.
Cosa significa
Ventitré milioni non è una cifra che si affronta con una campagna di promozione della lettura. È il risultato di condizioni che stanno a monte: quanto si è studiato, quanto si guadagna, dove si vive, che abitudini si sono formate da bambini.
Lo mostra un altro dato dello stesso report: fra i bambini da zero a cinque anni, svolge attività di lettura quotidiana il 56% di quelli che vivono in famiglie con un titolo di studio alto, contro il 43,7% di quelli che vivono in famiglie con basso livello di istruzione. Il divario comincia prima della scuola.
La cosa più utile che il report offre non è quindi il numero grande, ma quelli piccoli: dicono dove il problema nasce, e suggeriscono che intervenire su un adulto che non legge da vent'anni è molto più difficile che intervenire su un bambino di quattro.
