Libri e romanzi

Una splendida rovina: il romanzo che si può leggere in due versioni diverse

Due versioni della stessa storia, e il lettore non saprà quale è vera

Interno di un edificio in ristrutturazione con soffitti crollati e finestre vuote

Due trentenni si incontrano, si innamorano e decidono di lasciare la città per ristrutturare una casa in rovina sul mar Baltico: è una storia di slancio, di ottimismo e di un amore appena nato. Oppure: due trentenni si sentono alla deriva in città troppo care, fanno lavori che non amano più, e trovano una via d'uscita l'uno nell'altra e in una fantasia di campagna nata dalle ore passate sui siti di annunci immobiliari. Una splendida rovina, il romanzo di Vincenzo Latronico uscito per Einaudi all'inizio di settembre del 2026, duecentoquarantotto pagine nella collana Supercoralli, racconta tutte e due queste versioni della stessa vicenda. Non sono due parti del libro e non sono due capitoli alternati: sono due letture possibili degli stessi fatti, e il testo le tiene insieme senza scegliere. La casa esiste davvero nella finzione del romanzo, un edificio di milleduecento metri quadri al limitare di un paese di centonovanta abitanti nella ex Germania Est, e le vicende del cantiere sono le stesse in entrambe le versioni. Cambia soltanto che cosa significano, ed è una differenza che riguarda tutto. La copertina, illustrata da Olimpia Zagnoli, e la collana Supercoralli collocano il libro fra le uscite principali dell'editore per l'autunno, ed è il primo romanzo di Latronico per Einaudi dopo il passaggio dalla Bompiani.

Il meccanismo funziona perché il narratore racconta a cose fatte, con la biografia dell'autore e il suo stesso nome, e sta cercando di capire che cosa sia successo. Ogni fatto viene quindi presentato due volte: come lo si viveva allora e come lo si legge adesso. La casa comprata all'asta è una splendida rovina di milleduecento metri quadri al limitare di S., ed è insieme un investimento sensato e una follia a due. La conseguenza per chi legge è che la spiegazione definitiva non arriva mai, e va detto chiaramente perché è la cosa che decide se questo libro fa per te. Non c'è un capitolo in cui il narratore stabilisce quale delle due versioni era quella vera, e non c'è un finale che risolve il dubbio a favore dell'una o dell'altra. Il libro non fa mistero di questa scelta: la dichiara fin dalla quarta di copertina. È una costruzione che regge perché il materiale è concreto, cioè preventivi, permessi, tetti che crollano, e non diventa mai un esercizio astratto sulla verità. Il rischio è l'opposto: che il lettore che vuole sapere come sono andate le cose si senta preso in giro. È un rischio calcolato, perché il libro parla proprio di questo: del modo in cui trasformiamo la vita in una trama dopo che è successa, scegliendo gli episodi che ci assolvono oppure quelli che ci condannano, e cambiando il senso di tutto il resto in base a quella scelta.

Conviene a chi trova interessante il modo in cui ci si racconta la propria vita a posteriori, selezionando gli episodi che assolvono o quelli che condannano. Conviene a chi ha già letto Le perfezioni dello stesso autore e riconosce il territorio. Conviene, in modo molto diretto, a chi ha davvero preso in considerazione di mollare tutto e comprare una casa da rimettere a posto. Non conviene a chi legge per sapere come va a finire, perché qui il come va a finire è noto quasi subito e non è il punto. Non conviene neanche a chi si irrita davanti a un libro che rifiuta di prendere posizione. Serve attenzione costante più che molto tempo: se lo leggi a pezzi, di sera, la doppia lettura si perde e restano solo i lavori in una casa. Va preso sapendo che la domanda resterà aperta anche dopo l'ultima pagina.

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