«Liberi tutti» di Gamberale in libreria dal 22 settembre per Feltrinelli arriva dopo sei anni di lavoro e quattro stesure buttate.
Lo ha raccontato l'autrice stessa in una lettera aperta ai lettori, riprodotta nel catalogo dell'editore, e quella lettera è il documento più interessante intorno a questo libro.
La confessione
Le date le fornisce lei: «Era il 2020, quando ho immaginato questo romanzo e la sua feroce, ma saggia (feroce perché saggia) protagonista, giustiziera dell'infanzia».
E poi cosa è successo dopo: «L'ho cominciato quattro volte, per quattro volte ho buttato le pagine, mi sono dedicata ad altro, ci sono tornata, di nuovo mi sono dedicata ad altro».
Sei anni fra la prima idea e la pubblicazione, con quattro versioni abbandonate. E un momento in cui, scrive, si era detta di rassegnarsi.
Per un'autrice tradotta in sedici paesi e con due milioni di copie vendute, è un'ammissione che non si legge spesso.
Il peso di un libro precedente
Nella stessa lettera Gamberale ripercorre i sedici anni trascorsi da Le luci nelle case degli altri, il romanzo che la impose al grande pubblico.
«A quel romanzo avevo consegnato tutto, con la sensazione di essere andata oltre me», scrive.
E ricorda una circostanza che stride con il successo: allora non fu invitata in televisione né festeggiata dai giornali. Il libro arrivò, dice, «non tanto le classifiche, ma soprattutto i cuori» dei lettori.
È il problema di chi scrive un libro che funziona molto: tutto quello che viene dopo viene confrontato con quello, e l'autore per primo lo fa.
Cosa succede nel romanzo
In una prima elementare di una scuola romana è successo qualcosa ai limiti dell'inverosimile.
A raccontarlo è Titti, la maestra, che conosce i suoi allievi e ancora meglio i loro genitori.
Le famiglie coinvolte sono cinque. Un ex musicista che si è licenziato per lasciare campo libero alla carriera della moglie. Una coppia che dell'apparenza ha fatto la propria sostanza. Una madre single che conduce un podcast sulla crisi del maschio eterosessuale. E altre due.
Chi sia il responsabile e chi la vittima resta la domanda aperta fino alla fine.
I bambini-grandi
Il tema che tiene insieme il libro non sono i bambini della classe, ma quelli che la maestra chiama i bambini-grandi: gli adulti.
È una formula che l'editore riprende nella presentazione, insieme all'immagine di chi rischia di «trasformarsi in una persona a forma di una ferita».
La scuola elementare funziona qui come luogo di osservazione: è il posto dove i genitori si espongono più che altrove, perché credono di essere lì per i figli e in realtà stanno mostrando se stessi.
Un romanzo corale con struttura da thriller
Feltrinelli parla di un crescendo di tensione che culmina in un colpo di scena, e colloca il libro fra due precedenti dell'autrice: il respiro de Le luci nelle case degli altri e la presa di Per dieci minuti.
Centonovantadue pagine, quindi un romanzo breve. È una misura che con una struttura a tensione crescente funziona: non c'è spazio per rallentare.
Chi è Chiara Gamberale
Nata a Roma nel 1977, dove vive.
Ha condotto programmi televisivi e radiofonici — Io, Chiara e l'Oscuro e Quarto piano scala a destra su Rai Tre — e il podcast Gli Slegati.
Collabora con La Stampa, con 7 del Corriere della Sera, con Donna Moderna e SkyTG24. Ha ideato e dirige il festival Procida Racconta e la scuola di scritture creative CreaVità.
È una figura pubblica prima ancora che un'autrice da classifica, ed è una delle poche in Italia a occupare contemporaneamente narrativa, radio, televisione e insegnamento.
L'esordio e i premi
Ha vinto il Premio Campiello Opera Prima nel 2002 con Una vita sottile, a venticinque anni.
Poi finalista al Premio Rhegium Julii nel 2020, e Premio Fonteverde nel 2021.
Il catalogo comprende Per dieci minuti, Adesso, L'isola dell'abbandono, Come il mare in un bicchiere, Il grembo paterno, oltre alle nuove edizioni di La zona cieca, Una passione sinistra e dell'esordio.
Il ritorno in Feltrinelli
C'è un dato editoriale che vale la pena notare: l'ultimo romanzo di Gamberale, Dimmi di te, era uscito nel 2024 per Einaudi.
Questo segna quindi un rientro, e Feltrinelli lo tratta come tale: la lettera dell'autrice apre il catalogo di settembre, e il lancio prevede vetrine, corner, pubblicità, booktrailer e incontri con i lettori.
È il trattamento riservato ai titoli su cui una casa editrice punta l'intera stagione.
Cosa rende diversa questa lettera
Le lettere degli autori ai lettori sono un genere promozionale consolidato, e di solito dicono che il libro è nato da un'urgenza e che è il più personale di tutti.
Questa dice un'altra cosa: che l'autrice si è bloccata per anni, che ha buttato quattro versioni, che a un certo punto si era detta di lasciar perdere.
È materiale che di norma resta privato, perché un editore preferisce raccontare la sicurezza. Averlo reso pubblico cambia il modo in cui si legge il romanzo: non è un libro scritto in stato di grazia, è un libro strappato a sei anni di tentativi.
A chi è adatto
Ai lettori di Gamberale, ovviamente, e a chi cerca il romanzo di relazioni con una tensione narrativa vera.
Non serve aver letto nient'altro: è autoconclusivo.
Un avvertimento utile: il libro mette al centro genitori e scuola, e chi ha figli piccoli lo leggerà in modo diverso da chi non ne ha. Non necessariamente meglio — probabilmente con più fastidio, che in questi casi è un buon segno.
