Capita spesso, alle presentazioni, che qualcuno chieda quanto guadagna uno scrittore sui propri libri. La domanda mette in imbarazzo, e la risposta di solito è vaga. Non per reticenza: perché il meccanismo è più articolato di quanto sembri, e riassumerlo in una cifra è difficile.

Vale però la pena capirlo, perché spiega molte cose sul mondo del libro: perché certi titoli escono e altri no, perché gli autori accettano di girare per presentazioni, perché quasi nessuno campa scrivendo romanzi.

Come si divide il prezzo di copertina

Partiamo da un libro con un prezzo stampato sulla quarta. Quella cifra non arriva intera all'editore: viene divisa lungo la filiera.

La quota più consistente va alla distribuzione e alla vendita. Fra il distributore, che porta i libri nei negozi e gestisce le rese, e il libraio, che tiene il negozio aperto e paga l'affitto, se ne va una parte molto rilevante del prezzo — abitualmente più della metà.

Quello che resta copre la stampa, la carta, la redazione, la correzione di bozze, la grafica di copertina, la promozione, gli stipendi di chi lavora in casa editrice, e il margine dell'editore.

E poi c'è l'autore.

Le royalty

Il compenso di chi scrive è di solito una percentuale, chiamata royalty o diritto d'autore, calcolata sul prezzo di copertina o sul prezzo al netto dello sconto.

Questa distinzione è tutt'altro che tecnica: una percentuale calcolata sul prezzo pieno vale sensibilmente più della stessa percentuale calcolata sull'incasso effettivo dell'editore. È una delle voci su cui si negozia di più nei contratti, e su cui un autore alle prime armi rischia di non fare attenzione.

Le percentuali variano molto: dipendono dall'editore, dalla notorietà dell'autore, dal tipo di libro, dal formato. Un tascabile rende in percentuale meno di un'edizione rilegata, ma vende di più. Un ebook ha percentuali più alte perché non ha costi di stampa e trasporto, ma prezzi più bassi.

La cosa da tenere presente è l'ordine di grandezza: la quota che va allo scrittore è la fetta più piccola fra tutte quelle in cui si divide il prezzo di copertina.

L'anticipo

Molti contratti prevedono un anticipo: una somma versata alla firma o alla consegna, che l'autore riceve prima che il libro venda una sola copia.

L'anticipo non si aggiunge alle royalty: le anticipa. Significa che le vendite successive vanno prima a coprire quella somma, e solo dopo l'autore comincia a ricevere altro denaro. Un libro che non arriva a coprire l'anticipo non produce ulteriori compensi.

Per questo l'anticipo è insieme una garanzia e una scommessa dell'editore: garantisce all'autore un reddito certo, e indica quanto l'editore crede in quel titolo. Anticipi alti fanno notizia, ma sono l'eccezione.

Cosa significa in pratica

Facciamo il conto con numeri semplici, ricordando che le percentuali reali variano.

Se su un romanzo di prezzo medio la quota dell'autore fosse intorno all'uno o due euro per copia — un ordine di grandezza plausibile per un contratto standard — servirebbero migliaia di copie vendute per ottenere un compenso paragonabile a qualche mese di stipendio.

Ora si consideri che in Italia moltissimi titoli vendono poche centinaia di copie. Non è una statistica marginale: è il caso più frequente. Un romanzo che vende mille copie è considerato un risultato discreto per un esordiente presso un editore piccolo.

Il conto si chiude da sé: quel libro, che è costato all'autore uno o due anni di lavoro, produce un compenso che non copre nemmeno lontanamente quel tempo.

Da dove viene il resto del reddito

Chi scrive e vive di scrittura, in Italia, raramente vive di romanzi. Il reddito arriva da altre attività collegate.

Traduzioni, che sono pagate a cartella e garantiscono un flusso più regolare. Collaborazioni giornalistiche. Corsi di scrittura e laboratori. Editing per case editrici. Presentazioni e festival, che a volte prevedono un compenso. Insegnamento, in molti casi. Lavori del tutto estranei alla letteratura, in moltissimi altri.

Non è una novità di oggi: è stato così quasi sempre. La differenza è che oggi la parte del reddito legata al libro in sé è più sottile, perché il mercato è più affollato e le copie si distribuiscono su più titoli.

I diritti secondari

C'è una voce che può cambiare radicalmente il conto, e riguarda tutto ciò che accade al libro dopo la pubblicazione italiana.

Le traduzioni all'estero comportano contratti separati, con anticipi e percentuali proprie. Un romanzo tradotto in dieci lingue produce dieci flussi distinti, ciascuno modesto ma cumulativi.

Poi ci sono i diritti per adattamenti cinematografici o televisivi, i diritti audio per gli audiolibri, quelli per le edizioni tascabili concesse ad altri editori, quelli per le antologie che riprendono un racconto.

Come questi diritti vengano gestiti dipende dal contratto: se l'editore li acquisisce tutti e ne divide il ricavato, o se restano all'autore che li vende separatamente, magari tramite un agente. È la parte del contratto su cui gli autori esperti guardano con più attenzione, perché è dove si decide chi guadagna se un libro va bene per davvero.

Perché conoscerlo cambia qualcosa

Sapere come si divide il prezzo di copertina serve a due cose.

La prima riguarda chi vuole pubblicare: aiuta a leggere un contratto con occhi meno ingenui, a capire su cosa si può negoziare, a diffidare di chi chiede denaro per pubblicare — perché il flusso, in un'editoria sana, va dall'editore all'autore, mai il contrario.

La seconda riguarda chi legge. Comprare un libro non è un gesto neutro: quel denaro si divide, e la parte più piccola arriva a chi ha scritto. Non è un argomento per sentirsi in colpa, ma per capire un fatto semplice: la maggior parte dei libri che leggiamo esiste perché qualcuno ha deciso di scriverli sapendo che non ci avrebbe guadagnato quasi nulla.