David Copperfield nasce sei mesi dopo la morte del padre e inizia la sua vita in una famiglia felice, prima di perdere la madre e di essere mandato a lavorare in un magazzino infestato dai topi di Londra. Questo è il primo atto: una partenza forzata verso l'ignoto, non una scelta del protagonista. Da qui inizia il suo viaggio che lo porterà in collegio, poi presso lo studio legale Spenlow e Jorkins, fino infine a una carriera letteraria da adulto consapevole e maturo. Il romanzo di Charles Dickens, pubblicato nel 1850, incarna con chiarezza quella che molti considerano la struttura canonica del romanzo di formazione: una partenza, una sequenza di prove successive, un consolidamento finale. Eppure già in questa prima opera britannica riconosciuta come bildungsroman, il modello tripartito non funziona in modo univoco. Le prove di David non sono una singola esperienza decisiva: sono molteplici, distribuite lungo l'intero percorso narrativo. La partenza non è nemmeno il vero inizio della trasformazione, ma piuttosto l'interruzione di un'innocenza già frammentata.
Come si definisce un romanzo di formazione
Per verificare se lo schema partenza-prova-ritorno caratterizza il genere è necessario partire dalla definizione stessa di romanzo di formazione. Questi romanzi non si riconoscono per una trama univoca, ma per elementi che ricorrono: il protagonista è un giovane; il racconto segue il suo sviluppo morale e spirituale; la narrazione è intima e introspettiva; il personaggio attraversa conflitti che trasformano profondamente la sua comprensione del mondo. Questi elementi unificano opere molto diverse tra loro. «David Copperfield» di Dickens, «Demian» di Hermann Hesse, «Jane Eyre» di Charlotte Brontë, «Il giovane Holden» di Jerome David Salinger e «L'amica geniale» di Elena Ferrante sono tutti riconosciuti come romanzi di formazione, eppure la loro struttura narrativa non è identica. Ciò che li accomuna è il focolare della ricerca: come si forma una persona quando il mondo la sfida, quando l'innocenza si scontra con la consapevolezza.
Dove lo schema partenza-prova-ritorno funziona e dove si complica
«David Copperfield» segue una sequenza narrativa abbastanza lineare: il bambino viene espulso dal suo primo mondo (partenza), affronta prove successive nei luoghi di lavoro e di studio (prove), e infine raggiunge la maturità come scrittore consapevole del proprio valore (ritorno consapevole). Tuttavia, la "prova" non è un evento singolo, bensì un processo distribuito. Le prove di David non terminano mai veramente, perché continua a sbagliare, a imparare attraverso relazioni fallaci. La moglie Dora Spenlow rappresenta una prova diversa da quella affrontata presso lo studio legale: non sono ostacoli esterni, ma confronti interni con il desiderio, l'amore sbagliato, la scoperta di sé.
«Demian» di Hesse complica lo schema in modo diverso. Emil Sinclair è ricattato dal bullo Kromer durante l'infanzia: questa è la partenza dal mondo dell'illusione luminosa verso la consapevolezza. Poi incontra Demian, figura che lo guida spiritualmente, e questo crea un secondo inizio. All'università ritrova Demian e conosce Eva, la madre di Demian, con cui si innamora: ancora un nuovo inizio. Le prove non sono lineari, ma concentriche, ognuna che ritorna al precedente con nuova consapevolezza. Il finale non è un ritorno fisico al punto di partenza, né un consolidamento stabile. Emil accetta "il dolore e la solitudine creativa" dopo essere stato ferito e abbandonato da Demian durante la Prima guerra mondiale. Una possibile lettura di questa conclusione è che il "ritorno" di Demian non è verso una casa o un luogo, ma verso una consapevolezza che la solitudine è lo stato naturale della crescita spirituale. Demian scompare, ma rimane "sempre con" Emil in una forma che non è ritorno, ma trasformazione irreversibile.
«Jane Eyre» inverte e moltiplica i termini dello schema. Jane non parte per scelta: viene spedita a forza a Lowood, la scuola austera dove affronta maltrattamenti e la morte della sua unica vera amica, Helen Burns. Questa è una partenza coatta. Poi va a Thornfield come istitutrice e incontra Rochester, e questo sarebbe un nuovo inizio. Quando scopre che Rochester è già sposato, Jane fugge di nuovo, costretta a partire per la seconda volta. Viene accolta dai fratelli Rivers, che si rivelano suoi cugini, e riceve un'eredità. È una terza partenza travestita da ritorno. Il romanzo termina con Jane che torna a Thornfield e trova Rochester cieco e menomato: è il luogo della partenza intermedia, non il punto di origine originale. Il "ritorno" qui non significa riconciliazione con il passato, ma riunione trasformata con una persona che è stata alterata dalle stesse prove.
«Il giovane Holden» di Salinger compie un'operazione ancora più radicale. Holden è un sedicenne espulso dal college, che vaga per New York raccontando a posteriori questa storia dal ricovero in un sanatorio. La partenza è nel passato quando comincia la narrazione, ma Holden vive ancora in essa: racconta come se stesse fuggendo mentre scrive. Le prove sono contemporanee alla narrazione, non ai fatti narrati. L'elemento più rilevante è che il "ritorno" non è veramente spiegato. Holden capisce che il suo progetto di abbandonare tutto è utopistico quando vede la sorella Phoebe decisa a seguirlo, e così decide di "affrontare la realtà" e tornare a casa, "assumendosi le proprie responsabilità". Ma non sappiamo cosa accadrà effettivamente. L'ultimo paragrafo accenna solo alla tubercolosi e al ricovero in sanatorio. Il ritorno è incompiuto, sospeso, messo in discussione dalla stessa voce narrativa che l'ha raccontato.
«L'amica geniale» di Ferrante segue Elena Greco e Raffaella Cerullo dall'infanzia attraverso l'adolescenza in un rione miserabile di Napoli negli anni Cinquanta. Il romanzo è diviso in due parti, "Infanzia" e "Adolescenza", e termina nel momento in cui Lila si fidanza ufficialmente con Stefano Carracci e i due progettano il matrimonio. Non c'è partenza netta: le due ragazze rimangono nello stesso spazio geografico. Le prove non sono viaggi, ma trasformazioni interiori e sociali all'interno della comunità. Il "ritorno" non esiste nel senso tradizionale. Il romanzo lascia le due protagoniste "sulla soglia di nuovi grandi mutamenti", senza chiusura. Qui lo schema partenza-prova-ritorno è completamente assente, eppure rimane un romanzo di formazione autentico. La formazione di Elena e Lila avviene attraverso la loro amicizia, attraverso il desiderio reciproco, attraverso il conflitto silenzioso e la rivalità. Non hanno bisogno di andare via per formarsi; si formano restando e trasformando il loro rapporto.
È lo schema descrittivo o prescrittivo
La domanda cruciale è se partenza-prova-ritorno descriva effettivamente la struttura di tutti i romanzi di formazione oppure se questa formula sia semplicemente prescrittiva, cioè una descrizione di una sola forma possibile tra molte. Gli esempi esaminati suggeriscono la seconda risposta. «David Copperfield» e «Jane Eyre» si avvicinano al modello tripartito, ma con varianti significative. «Demian» moltiplica gli inizi e complica il "ritorno" in solitudine consapevole. «Il giovane Holden» sposta tutto il peso narrativo sulla contemporaneità tra partenza e racconto, rendendo il ritorno dubbioso e incompiuto. «L'amica geniale» elimina la partenza geografica e mantiene la prova come processo interno senza mai offrire un vero ritorno.
Lo schema partenza-prova-ritorno non è descrittivo di tutti i romanzi di formazione; è piuttosto una struttura riconoscibile che si manifesta con intensità e ordine diversi in ciascun'opera. Alcuni romanzi di formazione lo seguono perché la geografia e la trama lo richiedono. Altri lo subvertono perché la loro idea di formazione è diversa: non una ricerca esterna che si conclude, ma una trasformazione interna che non ha conclusione. Questo non significa che queste opere abbiano fallito nel raccontare una formazione, ma che la formazione stessa può avvenire senza ritorno fisico, senza chiusura consolatoria, senza il ripristino di un'innocenza trasformata in consapevolezza.
Quale romanzo di formazione leggere
Chi desidera riconoscere lo schema tripartito nella sua forma più chiara dovrebbe cominciare con «David Copperfield», dove la struttura è più evidente e il consolidamento finale è più consolatorio. Per chi vuole scoprire come lo schema si complica, «Jane Eyre» offre multiple partenze e un ritorno profondamente trasformato. «Demian» è ideale per chi sa riconoscere l'archetipo del viaggio spirituale e l'accettazione della solitudine come forma di ritorno. «Il giovane Holden» si legge al meglio con consapevolezza che il ritorno rimane aperto, incerto, reso ambiguo dalla malattia del narratore. «L'amica geniale» è per chi accetta che la formazione possa avvenire senza partenza, restando nello stesso luogo e trasformandosi senza interruzione geografica.
Lo schema partenza-prova-ritorno non è legge universale dei romanzi di formazione, bensì una delle possibili configurazioni narrative di un genere che descrive come una persona cambia quando il mondo la sfida. Quanto più diverse sono le opere riconosciute come romanzi di formazione, tanto più evidente diventa che la struttura non è il tratto definente del genere, ma piuttosto l'attenzione all'interiorità, alla trasformazione morale e spirituale, alla lotta tra l'innocenza e la consapevolezza. Il fatto che alcune di queste opere manchi di una vera partenza, che altre spezzino le prove in più sequenze, che molte ridefiniscano radicalmente il significato del ritorno, dimostra che il romanzo di formazione è un genere vivo e flessibile, capace di reinventare le proprie strutture ogni volta che affronta la domanda fondamentale: come si forma una persona.
