Nella villa di Agrigento di una famiglia borghese siciliana, negli ultimi anni dell'Ottocento, un gruppo di personaggi affonda nella contraddizione fra ideali rivoluzionari giovanili e una realtà che smentisce ogni promessa. Non è una trama semplice quella di «I vecchi e i giovani», ma un'indagine spietata sulla frattura fra le generazioni, sulla delusione storica, sulla malattia dell'anima che nasce dal tradimento delle speranze. Questo romanzo, pubblicato per la prima volta in forma completa nel 1913, rappresenta il punto nodale da cui leggere tutto Pirandello: il teatro brillante, le novelle taglienti, la teoria della forma che si spezza e non riesce a contenersi.

Perché questo romanzo e non i più noti

Chi avvicina Pirandello di solito inizia da «Sei personaggi in cerca d'autore», il capolavoro teatrale che ha rivoluzionato il dramma moderno. Ma il teatro pirandelliano nasce da una visione della realtà che è già completamente formata in «I vecchi e i giovani». Nel romanzo non c'è ancora l'artificio metateatrale, non c'è ancora la mise en abîme della realtà che si riflette nella finzione. C'è invece qualcosa di più radicale: la descrizione diretta di come l'uomo contemporaneo vive la dissoluzione dell'identità, la perdita del senso storico, il collasso delle certezze morali. La Sicilia di Pirandello non è folklore o colore locale. È il laboratorio dove la crisi della civiltà occidentale si manifesta con la massima chiarezza. Gli ideali mazziniani dei padri, bruciacchiati dalla storia e da compromessi politici, si contrappongono all'apatia e alla disperazione dei figli. Non c'è risoluzione, non c'è speranza. C'è solo la lucida constatazione di un'impossibilità di vivere secondo i propri valori. Leggere «I vecchi e i giovani» prima di affrontare «Sei personaggi in cerca d'autore» o «Enrico IV» significa comprendere che il teatro pirandelliano non è un gioco formale, ma la conseguenza di una visione del mondo già articolata e definitiva nel romanzo.

La struttura e il linguaggio del capolavoro narrativo

Il romanzo è costruito come una camera oscura dove i personaggi si muovono in una penombra psicologica fitta. Non c'è un protagonista unico, ma una costellazione di voci, ciascuna intrappolata nel proprio labirinto interiore. Il marchese Aurelio Salvo rappresenta la generazione dei vecchi, legato agli ideali risorgimentali ma ormai svuotato di fede. Suo figlio Lando incarna la ribellione giovanile, ma una ribellione priva di fondamento solido, una rivolta che non sa dove andare. E poi ci sono gli altri: Gerlando Laurentano, l'intellettuale tormentato; Caterina, la donna lacerata fra doveri e desideri; il prete Don Cosmo, con la sua fede scossa. Pirandello non giudica nessuno. Descrive, anzi, la sofferenza di esistere in un mondo dove le maschere sociali non tengono più. Il linguaggio è realistico e psicologico insieme, denso di introspezione, capace di cogliere il movimento più sottile del pensiero. Se lo confrontiamo con il contemporaneo «La coscienza di Zeno» di Italo Svevo, notiamo che Pirandello non ha il tono confessionale dello scrittore triestino. Il suo è uno sguardo impietoso e distaccato, quasi scientifico nella sua descrizione del disfacimento morale e civile. Se lo paragoniamo invece alla «Favola del figlio cambiato» di Giaocosa o al naturalismo di Verga, comprendiamo come Pirandello sia riuscito a fare del romanzo siciliano uno strumento di indagine psicologica e storica insieme, senza mai scadere nel melodramma o nella retorica.

Come leggere questo romanzo e quale edizione scegliere

Chi vuole iniziare a leggere Pirandello oltre le commedie famose dovrebbe partire da «I vecchi e i giovani». Il romanzo richiede lettura attenta: Pirandello non concede al lettore il riposo della trama semplice. Ma proprio questa difficoltà è la sua forza. Si consiglia di leggere l'edizione Mondadori della collana I Meridiani, che fornisce un testo affidabile e note storiche esaustive. Anche l'edizione Newton Compton, più economica e maneggevole, è una scelta valida per chi vuole iniziare senza investimento eccessivo. È importante leggere in una versione integrale, non abridged. Il romanzo ha bisogno della sua ampiezza per rivelare la complessità psicologica che lo sottende. Dopo «I vecchi e i giovani» si consiglia di passare alle novelle di Pirandello, che con il romanzo condividono la medesima visione del mondo ma con una densità e una velocità diverse. Poi il teatro diventerà non una scoperta improvvisa, ma l'evoluzione naturale di una visione che già si possedeva. Chi ha poco tempo, ma non vuole completamente ignorare il Pirandello narratore, può scegliere almeno di leggere la novella «Il fu Mattia Pascal», che è più breve del romanzo e rappresenta il medesimo tema dell'identità impossibile in una forma più concentrata.

«I vecchi e i giovani» non è un romanzo leggero, né una lettura di piacere nel senso tradizionale. È un'opera che disturba, che mette in questione le nostre certezze, che richiede riflessione. Ma è anche il luogo dove il pensiero di Pirandello prende corpo in modo più completo e vero. Chi lo legge non soltanto conosce l'autore nella sua interezza, ma comprende come il teatro moderno, la letteratura contemporanea, e in generale il modo in cui il Novecento ha rappresentato la crisi di senso dell'uomo, trovano in questo romanzo le loro fondamenta. Non è un passaggio obbligatorio solo per gli specialisti. È una lettura necessaria per chiunque voglia capire la letteratura italiana oltre gli stereotipi scolastici e gli slogan critici.