Guardare le cinquine invece dei vincitori è probabilmente il modo più efficace di usare i premi letterari come strumento di scelta. Il vincitore è uno, i finalisti sono cinque, e nessuno di loro è arrivato lì per caso.
Il ragionamento vale per tutti i premi, e ha alcune implicazioni pratiche.
Come si arriva in cinquina
Entrare fra i finalisti richiede di superare una selezione che in alcuni premi è più severa della votazione finale.
Nello Strega la cinquina emerge da una prima votazione su una dozzina di titoli, che a loro volta sono stati selezionati fra decine di candidature presentate.
Nel Campiello la selezione iniziale è affidata a una giuria di letterati, e solo dopo interviene la giuria popolare.
In entrambi i casi arrivare in finale significa aver convinto un numero consistente di persone competenti. È già un'informazione.
Perché il vincitore non è sempre il migliore
La votazione finale introduce dinamiche che non riguardano solo la qualità.
Chi aveva votato un titolo escluso deve ridistribuire la propria preferenza, e le alleanze si ricompongono. Un libro molto amato da pochi perde contro uno mediamente apprezzato da molti.
Il vincitore è quindi il titolo su cui è stato più facile trovarsi d'accordo, che non coincide necessariamente con il più interessante.
È lo stesso meccanismo che si osserva in qualunque elezione a più turni, e non dice nulla di scandaloso: dice solo cosa misura quel voto.
Il libro che ha perso di poco
Nelle cronache dei premi si trova quasi sempre l'informazione su chi è arrivato secondo, e vale la pena guardarla.
Un titolo che ha perso per pochi voti ha convinto quasi quanto il vincitore, e spesso ha una fisionomia più definita: i libri che dividono raccolgono meno consensi ma lasciano di più.
È una regola empirica, non una legge. Ma chi la applica per qualche anno scopre di trovarsi bene.
Come si usa una cinquina
Il metodo pratico richiede pochi minuti.
Leggere le descrizioni dei cinque titoli e scartare quelli che non interessano per tema o ambientazione. Di solito ne restano due o tre.
Su quelli, applicare il test delle prime pagine: aprire, leggere due pagine, capire come è scritto.
Il risultato è una scelta fatta su libri già filtrati da altri, con un investimento di tempo minimo.
Le cinquine dei premi minori
Qui sta il consiglio più utile, ed è controintuitivo.
I premi con minore visibilità mediatica producono cinquine spesso più interessanti di quelle dei grandi riconoscimenti, per una ragione semplice: sono meno influenzati dalla forza commerciale degli editori.
Un premio dedicato alla saggistica, alla poesia, all'opera prima o alla traduzione segnala titoli che il mercato non spinge e che nessun altro segnalerebbe.
Per chi cerca libri fuori dai circuiti principali, sono lo strumento più efficace disponibile.
Cosa cambia a seconda del premio
Una cinquina non vale l'altra, e la differenza dipende da chi l'ha formata.
I finalisti di un premio votato dalla critica saranno mediamente più impegnativi. Quelli di un premio votato da lettori comuni più accessibili. Quelli di un premio votato dai librai, più orientati al pubblico generale.
Sapere quale si sta guardando permette di calibrare le aspettative, e abbiamo visto come funziona ciascun sistema parlando del Premio Bancarella 2026, che è l'unico assegnato da chi i libri li vende.
Le cinquine degli anni passati
Un'ultima possibilità che quasi nessuno sfrutta.
Gli albi d'oro dei premi riportano i finalisti, non solo i vincitori. Scorrere le cinquine di cinque o dieci anni fa produce una lista di titoli che all'epoca sono stati notati e che oggi nessuno ricorda.
Alcuni si sono rivelati transitori. Altri sono libri buoni che semplicemente non hanno avuto la spinta necessaria.
Sono disponibili in biblioteca, spesso in edizione economica, e non hanno la pressione del titolo appena uscito. È il modo più economico di leggere bene.
Dove trovare le cinquine
Per chi volesse applicare questo metodo, le informazioni sono più accessibili di quanto sembri.
I siti ufficiali dei premi riportano finalisti e albi d'oro completi, spesso con le motivazioni delle giurie.
Le pagine culturali dei quotidiani danno conto delle cinquine nel momento in cui vengono annunciate, con descrizioni dei titoli.
E le librerie, nei periodi che precedono le proclamazioni, allestiscono spesso tavoli dedicati ai finalisti: è il modo più rapido per vederli tutti insieme e applicare il test delle prime pagine.
Il limite di tutto questo
Va detto con onestà: nessun premio garantisce che un libro piacerà a chi lo legge.
Le giurie valutano secondo criteri propri, che possono coincidere o meno con i nostri. Un titolo premiato all'unanimità può risultare insopportabile, e un libro che nessuno ha notato può essere quello giusto.
I premi restringono il campo, e in un mercato che pubblica decine di migliaia di titoli all'anno è già molto. Ma la scelta finale resta un'operazione che nessuno può fare al posto di chi legge.
Un metodo per l'anno
Chi volesse trasformare questo criterio in un'abitudine può procedere così.
Segnarsi le date di proclamazione dei tre o quattro premi che interessano, e guardare le cinquine quando escono invece dei vincitori quando vengono annunciati.
Da ciascuna scegliere un titolo, quello che incuriosisce di più a prescindere da chi vincerà.
Sono quattro o cinque libri all'anno, selezionati da giurie diverse, con criteri diversi, in ambiti diversi. È una dieta di lettura più varia di quella che la maggior parte dei lettori costruisce da sola.
Un ultimo criterio
Fra i cinque o sei finalisti, esiste una domanda che restringe la scelta più di ogni altra.
Quale di questi libri leggerei se non fosse in cinquina? Cioè: quale mi interesserebbe comunque, per il tema, per l'autore, per come è scritto.
Se la risposta è nessuno, conviene lasciar perdere quella cinquina e guardare altrove. Un libro letto solo perché premiato raramente lascia qualcosa.
