Ordini enormi e improvvisi nelle librerie europee hanno attirato l'attenzione degli operatori del settore nelle scorse settimane. Richieste di quantità che non corrispondono a nessun uso normale, arrivate a esercizi che di solito vendono singole copie.

L'ipotesi che circola è che quei volumi siano destinati alla digitalizzazione, per alimentare gli archivi di testo su cui vengono addestrati i sistemi di intelligenza artificiale.

Cosa rende un ordine anomalo

Una libreria riceve ordini di gruppo con regolarità: scuole che adottano un testo, biblioteche che rinnovano il catalogo, aziende che comprano per la formazione, gruppi di lettura.

Sono richieste riconoscibili, con un profilo prevedibile: un titolo specifico, una quantità proporzionata, un acquirente identificabile.

Quello che viene segnalato ora è diverso: quantità elevate su titoli eterogenei, senza una logica tematica apparente, spesso da acquirenti che non hanno una storia con quel negozio.

È la combinazione fra volume e casualità dei titoli a far sospettare che l'interesse non sia il contenuto dei singoli libri, ma la loro massa complessiva.

Perché comprare invece di negoziare

La domanda ragionevole è perché qualcuno dovrebbe acquistare libri al dettaglio invece di rivolgersi direttamente agli editori.

La risposta ha a che fare con i tempi e con le condizioni. Negoziare una licenza con un editore significa aprire una trattativa, definire un compenso, accettare limiti d'uso, e soprattutto mettere per iscritto cosa si intende fare con quel materiale.

Comprare copie sul mercato non richiede nulla di tutto questo. Chi acquista un libro non deve dichiarare a cosa gli serve.

È una zona in cui la legge non è chiara: la proprietà della copia fisica è indiscutibile, l'uso che se ne può fare molto meno.

Cosa dice il diritto

Il principio generale è che l'acquisto di un libro trasferisce la proprietà dell'oggetto, non i diritti sul contenuto.

Chi compra un romanzo può leggerlo, prestarlo, rivenderlo, distruggerlo. Non può riprodurlo e distribuirlo. Su cosa significhi, in questo quadro, digitalizzarlo per addestrare un sistema che genererà altri testi, la giurisprudenza non ha ancora prodotto orientamenti stabili.

Il fenomeno si collega a quello dei libri fatti a pezzi per addestrare l'intelligenza artificiale. Sono in corso contenziosi in diversi paesi, promossi da autori ed editori, e le decisioni finora emesse non compongono un quadro coerente.

Il problema della verifica

Va detto con chiarezza che il collegamento fra questi ordini e l'addestramento dei modelli resta un sospetto, non un fatto accertato.

I librai che li ricevono non hanno modo di sapere a cosa serviranno i volumi, e chi acquista non è tenuto a dirlo. L'ipotesi si fonda su un ragionamento indiziario: la scala degli acquisti, l'eterogeneità dei titoli, la coincidenza temporale con una fase in cui la domanda di materiale testuale è altissima.

Sono elementi che rendono l'ipotesi plausibile, non dimostrata. E in assenza di obblighi di dichiarazione, difficilmente lo diventerà.

Un effetto paradossale

C'è un aspetto che vale la pena osservare senza cinismo.

Per un libraio, un ordine di grandi dimensioni è una vendita. In un settore con margini stretti e crisi ricorrenti, rifiutarla sulla base di un sospetto non è una decisione facile.

Si crea così una situazione singolare: le librerie beneficiano economicamente di un'attività che, se l'ipotesi è corretta, contribuisce a un fenomeno potenzialmente dannoso per l'intero settore in cui operano.

È lo stesso paradosso che attraversa molte discussioni sull'automazione, ed è il motivo per cui le soluzioni individuali funzionano poco.

Cosa succederebbe con regole chiare

Le direzioni possibili sono sostanzialmente due, e sono già discusse nel settore.

La prima è l'obbligo di dichiarazione: chi acquista materiale per addestramento deve dirlo, e su quella base si applica un regime specifico.

La seconda è la licenza collettiva: un sistema che consente l'uso dei testi a fronte di un compenso ripartito fra autori ed editori, sul modello di quanto già avviene per altri diritti.

Entrambe richiedono un intervento normativo, ed entrambe si scontrano con la difficoltà di applicare regole nazionali a un'attività che si svolge ovunque.

Il precedente del romanzo ritirato

La vicenda si inserisce in un contesto in cui il rapporto fra libri e sistemi automatici sta producendo casi nuovi con frequenza crescente.

A fine luglio un romanzo che quattordici editori si contendevano in un'asta è stato ritirato dall'agenzia che lo rappresentava, per il sospetto che fosse stato scritto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.

Sono due situazioni diverse — lì si sospettava un testo generato, qui si sospetta un uso improprio di testi esistenti — ma hanno in comune un elemento: in entrambi i casi si agisce sulla base di un sospetto, perché non esistono strumenti di verifica.

È probabilmente il tratto che caratterizzerà questa fase: decisioni prudenziali prese in assenza di prove, con il rischio di colpire chi non ha fatto nulla e di lasciar passare chi ha fatto qualcosa.

Cosa osservare nei prossimi mesi

Il fenomeno è troppo recente per trarre conclusioni, ma alcuni indicatori diranno se si consolida.

Se gli ordini anomali si ripetono e si estendono, il quadro diventerà più chiaro. Se qualche editore o associazione di categoria comincerà a raccogliere segnalazioni, si potrà misurare la dimensione reale.

E se una di queste operazioni verrà ricondotta a un soggetto identificabile, la discussione uscirà dal terreno delle ipotesi per entrare in quello dei fatti. Fino ad allora, quello che si può dire onestamente è che qualcosa di inusuale sta accadendo e che nessuno ne conosce ancora la portata.

Cosa può fare un libraio

In assenza di regole, chi riceve una richiesta anomala ha comunque qualche strumento.

Chiedere a cosa serviranno i volumi è legittimo e spesso rivelatore: un acquirente istituzionale risponde senza difficoltà, chi ha altri scopi tende a essere vago.

Segnalare il caso all'associazione di categoria contribuisce a costruire un quadro che oggi non esiste: senza dati aggregati, il fenomeno resta un insieme di episodi isolati.

E documentare l'ordine, conservando le comunicazioni, ha un valore se in futuro emergessero contenziosi.