La scena di apertura di «Lessico famigliare» mostra subito il metodo di Natalia Ginzburg: una famiglia riunita attorno a una tavola, con i suoi dialoghi ripetuti, i suoi modi di dire ricorrenti, le sue abitudini che nulla hanno di straordinario e tuttavia contengono la vera sostanza della vita. Non è un romanzo costruito su intrighi melodrammatici, ma sulla memoria frammentaria di chi racconta, sulla ricostruzione di un clima famigliare attraverso le espressioni che risuonano negli anni. Il titolo stesso rivela l'intenzione: il lessico, cioè il vocabolario, la materia prima della lingua, è qui familliare, appartiene all'intimità della casa.
Un capolavoro su carta ordinaria
«Lessico famigliare» è stato pubblicato nel 1957 e vinse il premio Strega di quell'anno. L'opera racconta la storia della famiglia Levi attraverso le parole che la caratterizzavano, gli scherzi ricorrenti, i soprannomi, le frasi che i familiari ripetevano continuamente. La madre di Ginzburg, le sorelle, i fratelli, il padre Giuseppe Levi, direttore dell'Istituto di anatomia dell'università di Torino, vengono restituiti non attraverso descrizioni psicologiche elaborate, ma attraverso il loro modo di parlare, i loro gesti quotidiani, le loro battute. La narratrice non indulge nell'analisi introspettiva né giudica: registra, come fa un osservatore paziente, e questa pazienza è il vero segreto stilistico del libro.
Cosa rende questo romanzo il punto di accesso ideale all'opera di Ginzburg è proprio il suo rifiuto della retorica. Non ci sono effetti letterari sforzati, non ci sono passaggi di grande liricismo fine a se stesso. Il linguaggio rimane ancorato alle cose, ai nomi, alle azioni concrete. Se si confronta con un romanzo come «La strada» di Cormac McCarthy, che anch'esso riduce il linguaggio a essenzialità brutale, si vede come Ginzburg operi una scelta differente: non la desolazione stilistica, ma la chiarezza domestica. Il confronto con «Se non ora, quando?» di Primo Levi, suo contemporaneo, mostra invece come entrambi gli scrittori italiani tentassero di dare forma letteraria ai frammenti della memoria storica e personale.
La voce che non spiega
Un'altra ragione per cui «Lessico famigliare» apre l'intera opera di Ginzburg sta nel suo modo di trattare il silenzio e l'assenza. Il padre di famiglia muore durante il fascismo, la storia italiana entra nelle stanze domestiche, la guerra si avverte ai margini del racconto, ma la narratrice non si sofferma mai a moralisteggiare su questi eventi. Accadono, come accadono le altre cose: una sorella si ammala, un fratello decide di andarsene, il denaro scarseggia. L'effetto è di una dignità estrema nei confronti del lettore, perché Ginzburg presuppone che questi sappia leggere tra le righe, che sappia riconoscere la gravità negli avvenimenti quando mancano i commenti. Questo stile di narrazione caratterizzerà tutte le successive opere dell'autrice: il rifiuto di spiegare, di interpretare, di guidare il lettore per mano.
Da dove iniziare con Ginzburg
«Lessico famigliare» rimane il volume più accessibile e insieme più rappresentativo dell'intera produzione di Natalia Ginzburg. Dopo questo romanzo, il lettore può affrontare «Caro Michele», dove il dialogo epistolare sostituisce la memoria della voce narrante, oppure «La strada che va in città», che torna alle atmosfere famigliari ma con uno sguardo più acerbo sui rapporti femminili. I racconti brevi, raccolti in diversi volumetti, offrono situazioni più concentrate ma applicano lo stesso metodo: l'osservazione senza giudizio, il registro conversativo elevato a tecnica letteraria. Un lettore che cominci da «Lessico famigliare» capirà che Ginzburg non racconta avventure né costruisce trame complicate: narra il modo in cui le persone comuni vivono insieme, si feriscono a vicenda, si amano senza dirlo, invecchiano e si allontanano. In questa apparente semplicità risiede tutta la difficoltà e tutta la bellezza del suo stile.
Per chi desidera una prima lettura breve, è possibile trovare estratti di «Lessico famigliare» in molte antologie scolastiche, oppure accedere al testo completo presso le biblioteche pubbliche, dove spesso è disponibile in più edizioni, tra cui quella Einaudi che rappresenta l'editore storico dell'autrice. Il romanzo richiede circa dieci-dodici ore di lettura e ha il vantaggio di non esigere conoscenze specialistiche: parla il linguaggio della memoria domestica, che appartiene a tutti.
