Michela Murgia tre anni dopo continua a essere una presenza nel dibattito culturale italiano, e i suoi libri restano in circolazione. È morta nell'agosto del 2023, e l'anniversario ha riportato la sua figura al centro di ricordi e discussioni.
Chi volesse leggerla adesso si trova davanti un'opera varia, che comprende romanzi, saggi, pamphlet e testi teatrali. La scelta del punto d'ingresso cambia parecchio l'idea che se ne ricava.
Il libro che l'ha rivelata
Il mondo deve sapere è il testo con cui si è fatta conoscere, ed è nato come un diario online.
Racconta l'esperienza di lavoro in un call center: le tecniche di vendita, il linguaggio aziendale, la pressione sui dipendenti. Il tono è comico, e proprio per questo funziona: la denuncia passa attraverso il ridicolo invece che attraverso l'indignazione.
Da quel testo è stato tratto un film, e resta uno dei ritratti più efficaci del lavoro precario italiano di quegli anni.
Il romanzo
Accabadora è il libro che le ha dato riconoscimento come narratrice ed è probabilmente il punto d'ingresso migliore per chi cerca un romanzo.
È ambientato in un paese sardo negli anni Cinquanta e ruota intorno a una figura della tradizione locale: la donna che aiuta a morire chi non riesce a farlo da solo.
La vicenda è quella di una bambina data in affidamento a questa donna secondo una pratica sarda chiamata fill'e anima, e del rapporto che si costruisce fra le due.
Il romanzo affronta la questione della morte scelta senza trasformarla in un dibattito: la osserva dentro una comunità che aveva elaborato una propria risposta.
I saggi sulla Sardegna
Una parte consistente del suo lavoro riguarda l'isola in cui era nata, e non in chiave celebrativa.
Viaggio in Sardegna è una guida sentimentale che è insieme un ragionamento sull'identità: cosa significhi appartenere a un luogo, cosa venga tramandato e cosa inventato, come il turismo modifichi la percezione che una comunità ha di sé.
È il libro che consiglierei a chi conosce la Sardegna solo come meta estiva.
I pamphlet
La parte più discussa della sua produzione è quella polemica, e va affrontata sapendo cosa si sta leggendo.
Un pamphlet non è un saggio: non pretende di essere equilibrato, ha una tesi da sostenere e la sostiene con tutti i mezzi retorici disponibili. È un genere antico e legittimo, che si giudica per efficacia più che per completezza.
I suoi testi su patriarcato, linguaggio e famiglia appartengono a questo genere, e hanno prodotto discussioni molto accese. Chi li legge aspettandosi un'analisi bilanciata resta deluso; chi li legge come interventi in un dibattito ne coglie meglio la natura.
L'ultimo libro
Negli ultimi mesi di vita ha scritto rendendo pubblica la propria malattia, e da quella condizione sono nati testi che affrontano direttamente la morte.
Sono pagine difficili da collocare criticamente, perché la circostanza in cui sono state scritte pesa inevitabilmente sulla lettura. Chi le affronta lo fa sapendo che l'autrice sapeva.
Vale probabilmente la pena lasciarle per ultime, dopo aver conosciuto il resto.
Da quale cominciare
Tre indicazioni pratiche a seconda di cosa si cerca.
Chi vuole un romanzo parta da Accabadora: è compiuto, breve, e contiene i temi che attraversano tutto il resto.
Chi cerca altre voci femminili italiane trova materiale fra le scrittrici italiane. Chi vuole capire chi era parta da Il mondo deve sapere, che mostra la voce prima che diventasse pubblica.
Chi è interessato alle sue posizioni parta da un pamphlet, ma sapendo che quella è la parte più datata: i testi di intervento invecchiano più in fretta della narrativa, perché rispondono a una situazione precisa.
Il teatro
Una parte del suo lavoro meno frequentata riguarda la scrittura per la scena.
Ha scritto testi teatrali e li ha portati in scena, spesso interpretandoli lei stessa. È un'attività che nella percezione pubblica è rimasta in secondo piano rispetto ai libri e alle apparizioni televisive.
Chi ha assistito a quelle rappresentazioni segnala una differenza rispetto ai testi scritti: la voce funzionava diversamente dal vivo, con un ritmo e un'ironia che sulla pagina si perdono.
È il problema di ogni autore che lavora anche oralmente, e vale per lei quanto per chi ha fatto teatro di narrazione: resta il testo, non resta l'esecuzione.
Perché continua a essere discussa
Il caso di Murgia ha una particolarità: la sua figura pubblica ha finito per pesare quanto i suoi libri, e in alcune discussioni di più.
È una condizione che tocca diversi scrittori contemporanei, ed è un problema per chi vuole leggerli: il rumore intorno rende difficile arrivare al testo.
Tre anni dopo, il modo più utile di avvicinarsi alla sua opera è probabilmente il più semplice. Prendere un libro, leggerlo senza sapere cosa si dovrebbe pensarne, e farsi un'idea propria.
È quello che chiederebbe qualsiasi autore, e che alle figure pubbliche viene concesso meno spesso.
Cosa significa leggerla oggi
A tre anni di distanza, alcune sue posizioni sono state assorbite dal dibattito comune e altre restano contestate.
È il destino di ogni autore che interviene sull'attualità: una parte del lavoro diventa senso comune e smette di sembrare originale, un'altra parte resta minoritaria.
La narrativa segue una parabola diversa. Accabadora non dipende dal dibattito in cui è nato, e continuerà a essere leggibile quando quelle discussioni saranno finite.
È probabilmente la ragione per cui, fra tutta la sua produzione, è il libro che consiglierei per primo a chi non l'ha mai letta.
Dove trovarla
I suoi libri sono tutti in commercio e facilmente reperibili, alcuni in edizioni economiche.
Le biblioteche ne hanno quasi sempre più di un titolo, ed è un modo pratico per provarla senza impegno: se il registro non convince, si restituisce.
Diversi suoi interventi pubblici sono inoltre disponibili in rete, e per un'autrice che ha lavorato molto sull'oralità sono un complemento utile alla lettura.
