Il nuovo romanzo di Vincenzo Latronico dopo Le perfezioni
Latronico torna sui trentenni che avevano immaginato un'altra vita

Due trentenni si conoscono, si innamorano e comprano insieme un edificio abbandonato di milleduecento metri quadri in un villaggio della Pomerania, sulla costa baltica della ex Germania Est, con l'idea di ristrutturarlo. È il punto di partenza di Una splendida rovina, il nuovo romanzo di Vincenzo Latronico, duecentoquarantotto pagine uscite per Einaudi nei primi giorni di settembre del 2026 nella collana Supercoralli. La ricerca della casa comincia in Francia e finisce sul Baltico, e quello che segue è la cronaca di un cantiere: i lavori, i soldi, i vicini di un paese di centonovanta abitanti, le mezze truffe, gli imprevisti che chiunque avrebbe previsto. Il romanzo è costruito in forma di autofiction, cioè con un narratore che ha lo stesso nome e la stessa biografia dell'autore e racconta la propria storia sapendo già come va a finire. Non è un libro sulla campagna e non è un libro sul restauro: la casa è il pretesto per guardare due persone che a trent'anni passati stanno ancora decidendo che vita vogliono, e che si accorgono di averla decisa quando è troppo tardi per cambiare idea.
Il libro arriva dopo Le perfezioni, uscito per Bompiani nel 2022 e ripubblicato da Einaudi nel 2026, che ha avuto una traiettoria fuori dall'ordinario. In Italia aveva venduto circa ventimila copie, un risultato discreto e niente di più; la traduzione inglese di Sophie Hughes, uscita nel 2025 con il titolo Perfection, ne ha vendute fra le centocinquantamila e le duecentomila fra Stati Uniti, Regno Unito e Australia, ed è arrivata nella cinquina finale dell'International Booker Prize. In Italia il romanzo aveva vinto il Premio Mondello ed era entrato nella dozzina dello Strega. Raccontava Anna e Tom, due trentenni che a Berlino avevano costruito una vita esteticamente perfetta e non riuscivano a dire che cosa non funzionasse, e lo faceva senza una sola riga di dialogo fra virgolette. Una splendida rovina riprende quella generazione dal punto in cui l'altro libro la lasciava: alla fine delle Perfezioni Anna eredita un casale e i due partono per rimetterlo a posto, ed è quasi esattamente il punto di partenza di questo. Latronico ha raccontato di essersene accorto solo a stesura finita. La coincidenza è utile a capire come lavora: non si tratta di un seguito, ma della stessa domanda ripresa da un'altra posizione, e stavolta dall'interno invece che dall'esterno. Il nuovo romanzo è stato conteso fra più editori italiani in un'asta chiusa da Einaudi, ed è un dato che dice quanto sia cambiata la posizione dell'autore nel giro di tre anni.
Conviene a chi ha letto Le perfezioni e vuole vedere la stessa materia trattata da vicino invece che a distanza: qui c'è una voce che dice io, e il cambio si sente subito. Conviene a chi ha fra i trenta e i quarant'anni e ha almeno una volta cercato una casa in campagna su un sito di annunci, perché il libro lavora esattamente su quel gesto. Non conviene a chi cerca una trama che corre: la vicenda è dichiarata quasi subito e quello che resta è il modo in cui viene raccontata, non che cosa succede. Non conviene neanche a chi non sopporta i narratori che si analizzano, perché qui l'analisi occupa parecchio spazio. Non conviene, infine, a chi si aspetta un romanzo sulla vita in campagna: il paese di centonovanta abitanti resta sullo sfondo e i suoi abitanti compaiono quasi sempre di sguincio, come ostacoli o come comparse, e chi cercava il ritratto di un luogo lo troverà appena accennato. Serve attenzione più che tempo: duecentoquarantotto pagine si leggono in fretta, ma il libro chiede di seguire un ragionamento che si sposta di continuo. Va preso sapendo che la parte comica e la parte amara stanno nella stessa frase quasi sempre, e che il narratore non fa sconti a se stesso.