«La settima vita di Jessica Fletcher» di Alice Guerra in libreria dal 15 settembre per Rizzoli è il terzo volume di una serie nata in modo insolito.
L'autrice ha messo una sua hater dentro il romanzo e sostiene di averla omaggiata. È uno dei dettagli che ha raccontato dei suoi libri, e dice parecchio sul modo in cui lavora.
Una serie nata al contrario
Il percorso abituale prevede che qualcuno scriva un libro e cerchi un editore. Qui è successo l'opposto.
«La scorsa estate mi ha contattato Rizzoli e mi ha chiesto se mi sarebbe piaciuto scrivere un libro», ha raccontato a DiLei. «Io già in passato avevo buttato giù qualcosa, ovviamente sul mio pc, poi non ero andata avanti. Ho preso la palla al balzo.»
Non veniva dalla scrittura: è una content creator mestrina, laureata in comunicazione, che si è fatta conoscere sui social con video e parodie in dialetto veneto.
Racconta di sé, dei suoi animali, della zia Rosanna, e — come scrive la sua presentazione — «di pareci e strafanti, e della normalità di una vita naturalmente imperfetta».
Cosa cambia in questo volume
Nei primi due libri la protagonista imitava Jessica Fletcher per indagare. Qui si ritrova dalla parte opposta.
Alice finisce interrogata da un ispettore convinto che sia un'assassina e si ritrova agli arresti domiciliari, in piena gogna mediatica e incastrata in un club dell'uncinetto.
Per scagionarsi comincia a indagare da sola. Ma più scava fra rancori antichi e silenzi di paese, più arriva a dubitare di se stessa.
È un ribaltamento che risolve il problema di ogni serie investigativa: dopo due volumi il lettore conosce il metodo del protagonista. Metterlo dalla parte degli indagati costringe a cambiare tutto.
Perché Jessica Fletcher
Il riferimento alla Signora in giallo non è promozionale: è biografico, e l'autrice l'ha spiegato in termini che rendono l'idea.
«La guardo da sempre in televisione e quando dico sempre è la verità eh, figuratevi che la guardavo anche dalla pancia della mia mamma.»
E poi la parte che spiega il tono dei libri: «È un mio momento, la mia pausa pranzo, la guardo mentre mangio, magari seduta sul divano e mi fa sempre sentire un po' a casa».
Quella serie televisiva è, per generazioni di spettatori italiani, una compagnia domestica prima che un giallo. I libri di Guerra provano a riprodurre quella sensazione.
Quasi gialli
È l'autrice stessa a definirli così, e la definizione è onesta.
L'indagine è il pretesto. Il vero materiale è la vita di provincia veneta e la voce narrante, con il dialetto usato non come colore locale ma come lingua del racconto.
Chi cerca un enigma costruito con precisione resterà deluso. Chi cerca una voce che racconta una comunità trova quello che il libro offre.
Un tema che non è comico
Dentro il registro leggero c'è un elemento che merita di essere segnalato.
Nei primi volumi la protagonista parla apertamente del proprio disturbo d'ansia generalizzata. Non è un accenno: è una condizione dichiarata, raccontata dentro una narrazione comica.
È una scelta poco frequente. Il genere tende a tenere separati il divertimento e i temi personali, e metterli insieme richiede un equilibrio che non tutti riescono a tenere.
Il dialetto come progetto
La presentazione dell'autrice indica che «la sua missione è quella di diffondere il veneto», e nei libri questo si vede.
Non è una spruzzata di espressioni locali per fare atmosfera: la voce narrante è regionale, e chi non sopporta l'italiano regionale scritto farà fatica dalla prima pagina.
Chi invece lo apprezza trova una delle poche narrative italiane contemporanee che tratta il dialetto come lingua e non come citazione.
L'hater trasformata in personaggio
Torniamo al dettaglio iniziale, perché racconta qualcosa del rapporto fra creator e pubblico.
Uno dei personaggi è modellato su una persona che la attaccava sui social, e l'autrice dice di averla omaggiata mettendola nel romanzo.
Chiamare omaggio l'inserimento di una detrattrice in un libro è ironico, e funziona: è la vendetta più elegante possibile, perché trasforma l'ostilità in materiale narrativo senza rispondere sul terreno dello scontro.
La collana dice cosa è
Il libro esce nella Varia di Rizzoli, cioè il ramo che pubblica i libri di personaggi con un pubblico già formato altrove.
È un'operazione di conversione: si prende un'audience costruita sui social e la si porta in libreria.
Molte di queste operazioni si esauriscono in un titolo. Questa ha generato una serie annuale, il che significa che i lettori sono rimasti.
Si può cominciare da qui
Sì, il volume si legge da solo.
I comprimari ricorrenti — la zia, l'ex, il gruppo delle amiche — vengono però dai precedenti: Dieci cose che ho imparato da Jessica Fletcher del 2024 e Non chiamatemi Jessica Fletcher del 2025.
Non serve alcuna competenza da lettore di gialli: questi libri non presuppongono che si conosca il genere, e anzi funzionano meglio con chi non lo frequenta.
