La fiera del libro che ha chiesto agli editori di firmare una dichiarazione è Più libri più liberi, la manifestazione romana dedicata alla piccola e media editoria. La richiesta è comparsa nel modulo di adesione all'edizione 2026, e ha aperto una discussione che dura da mesi.

La vicenda è utile da ricostruire perché non è una polemica di giornata: tocca una questione che le manifestazioni culturali affrontano da sempre e che nessuno ha ancora risolto — se e in base a cosa si possa decidere chi può esporre.

Come è cominciata

All'edizione del dicembre 2025 viene ammessa Passaggio al Bosco, casa editrice legata all'area di Casaggì a Firenze, il cui catalogo comprende testi di Mussolini e di Junio Valerio Borghese, oltre a titoli come Aspetti storici e spirituali del fascismo.

Ottanta fra autrici e autori firmano una lettera agli organizzatori definendo la presenza inaccettabile e parlando di un catalogo fondato in larga parte sull'esaltazione di figure del pantheon nazifascista. Fra i primi firmatari Carlo Ginzburg, Zerocalcare, Alessandro Barbero e Anna Foa.

L'editore non viene escluso. Zerocalcare e Corrado Augias rinunciano a partecipare; altri scelgono di esserci per non lasciare spazio, come dichiarano, a chi contestano. Il 6 dicembre un centinaio di case editrici copre i propri stand con teloni e canta Bella ciao.

La direttrice editoriale Chiara Valerio, all'ultima edizione al suo posto, difende la scelta con una frase che diventa la sintesi del dibattito: «Non condivido in nulla l'ideologia di Passaggio al Bosco ma non ho paura dei libri». Roberto Saviano usa parole quasi identiche. Il ministro della Cultura Alessandro Giuli sostiene che la risposta più giusta sia non censurare e non assentarsi dal dibattito pubblico.

La dichiarazione

Per evitare che il problema si ripresenti, nel giugno 2026 l'Associazione Italiana Editori inserisce nel modulo di adesione una dichiarazione da sottoscrivere: il rispetto dei principi costituzionali e il rifiuto dell'ideologia fascista e di ogni forma di totalitarismo.

Fino all'anno precedente il regolamento richiamava genericamente i valori della Costituzione e dei diritti umani. La novità è la sottoscrizione esplicita dei valori antifascisti alla base dell'ordinamento democratico.

La stampa la ribattezza rapidamente patentino, ed è con quel nome che la vicenda entra nel dibattito pubblico.

Lo scontro

Giorgia Meloni definisce l'iniziativa una censura. La Fiera replica che non si tratta di censura ma di un'esigenza di chiarezza e unità fra i diversi attori presenti. Interviene Elly Schlein contro la premier, e anche il ministro Carlo Nordio con una battuta sul codice penale firmato da Mussolini.

Manuel Grillo, editore di Settecolori, stampa il modulo, cancella a penna la parola antifascisti e firma di suo pugno. Giubilei Regnani annuncia invece una maratona per la libertà.

Ma l'obiezione più netta arriva da dove nessuno se l'aspettava: dall'editore del Fatto Quotidiano. Seif comunica che PaperFirst non parteciperà, con una lettera della presidente e amministratrice delegata Cinzia Monteverdi: «Era il fascismo che pretendeva dichiarazioni e giuramenti per discriminare gli antifascisti. Una democrazia che usi lo stesso trattamento a chi non si riconosce non è più tale».

La contestazione non riguarda i principi, che quell'editore dichiara di condividere, ma il meccanismo che li trasforma in condizione di accesso a una manifestazione culturale.

La marcia indietro

Fra il 6 e il 7 luglio, chiusa la campagna di adesioni, l'AIE comunica che sette domande erano state presentate senza la sottoscrizione della dichiarazione e che, trattandosi dell'esplicitazione di principi già richiamati nel regolamento, sarebbero state comunque prese in considerazione.

Viene contestualmente annunciata la precedenza agli editori puri, con l'esclusione di service editoriali e realtà che pubblicano pochissimi titoli all'anno.

Il 14 luglio la fiera annuncia circa trecento espositori ammessi e trentaquattro richieste non accolte per superamento della capienza. Fra gli ammessi ci sono Settecolori, Liberilibri, Eclettica e Giubilei Regnani. Restano fuori Passaggio al Bosco e, per la prima volta in otto anni, Idrovolante.

Idrovolante protesta di aver appreso l'esclusione dalla stampa e di essere stata tenuta fuori perché aveva sempre partecipato come ospite condividendo lo stand con altri editori. Alcuni commentatori parlano di un patentino abolito sulla carta ma applicato nei fatti.

Perché nessuno ha vinto

La vicenda si è chiusa in modo che scontenta entrambe le posizioni.

Chi chiedeva un criterio esplicito ha ottenuto il risultato pratico — Passaggio al Bosco non ci sarà — ma ha visto ritirare il principio, che era il punto della battaglia.

Chi denunciava un giuramento imposto ha ottenuto il ritiro formale della condizione, ma si trova con esclusioni decise su altre basi, che risultano meno trasparenti proprio perché non dichiarate.

È il motivo per cui l'accusa di ipocrisia arriva adesso da entrambi i lati, e per cui la questione tornerà.

Un precedente internazionale

La questione di chi decida cosa può stare in libreria non è solo italiana, e in questi mesi si è presentata altrove in una forma completamente diversa.

A luglio un romanzo che quattordici editori si erano contesi in un'asta è stato ritirato dall'agenzia che lo rappresentava, per il sospetto che fosse stato scritto con l'aiuto dell'intelligenza artificiale.

Nessuna dichiarazione di valori, nessuna commissione, nessun dibattito politico: una decisione presa dall'operatore commerciale sulla base di un sospetto tecnico.

I due casi non sono paragonabili nel merito, ma illuminano lo stesso problema da lati opposti. In uno la selezione è dichiarata, discussa e contestata pubblicamente. Nell'altro avviene in silenzio, dentro il mercato, e nessuno la chiama censura.

La domanda che resta aperta

Il nodo di fondo non è stato sciolto, e riguarda qualcosa che vale ben oltre questa fiera.

Una manifestazione culturale, sostenuta anche con risorse pubbliche, può selezionare gli espositori in base ai contenuti che pubblicano? E una dichiarazione di valori è una garanzia democratica o un giuramento di fedeltà?

Le due posizioni hanno entrambe una tradizione rispettabile alle spalle, e nessuna delle due è riducibile a una caricatura. Il fatto che nel corso di questa vicenda si siano trovati d'accordo soggetti abitualmente contrapposti — e in disaccordo soggetti abitualmente alleati — è la prova migliore che il problema è reale.

La venticinquesima edizione si terrà alla Nuvola di Roma dal 4 all'8 dicembre, con una nuova curatela affidata a Paolo Di Paolo insieme a Giorgio Zanchini, che succedono a Chiara Valerio. La discussione, con ogni probabilità, ricomincerà da lì.