Libri e romanzi

Il primo Harry Potter fu rifiutato da dodici editori e la tredicesima disse sì per via di una bambina

La prima tiratura fu di cinquecento copie e all'autrice venne consigliato di cercarsi un lavoro stabile

Pila di manoscritti e buste su una scrivania di redazione editoriale

Nel 1996 un dattiloscritto per ragazzi gira fra le case editrici britanniche e viene respinto una volta dopo l'altra. Il conteggio più diffuso parla di dodici rifiuti. Il tredicesimo interlocutore è una casa piccola, Bloomsbury, il cui direttore porta a casa il primo capitolo e lo dà da leggere alla figlia di otto anni. La bambina lo finisce e ne chiede subito il seguito. Il libro esce nel giugno del 1997 in cinquecento copie, di cui la maggior parte destinate alle biblioteche, e all'autrice viene consigliato di procurarsi un lavoro stabile perché con i libri per bambini non si campa. Il primo Harry Potter rifiutato da dodici editori diventa in pochi anni la serie più venduta della storia recente.

Come è andata davvero

La sequenza è ricostruibile e conviene tenerla asciutta. Joanne Rowling finisce il manoscritto nel 1995 mentre vive a Edimburgo in condizioni economiche difficili. Lo manda a un agente, Christopher Little, che inizialmente non accetta narrativa per ragazzi e poi cambia idea. Little propone il testo a una serie di editori londinesi nel corso del 1996 e raccoglie una lunga fila di no.

Il numero dodici è quello che l'autrice e l'agenzia hanno indicato più volte, ed è entrato nel racconto comune. È documentato che fra chi rifiutò ci fossero alcune delle maggiori case britanniche del settore. Le motivazioni riportate, quando esistono, riguardano la lunghezza eccessiva per un libro destinato a lettori di nove o dieci anni, e il tema scolastico ritenuto poco vendibile.

Nel 1996 Bloomsbury accetta. Il racconto del primo capitolo dato alla figlia Alice viene da Nigel Newton, allora alla guida della casa editrice, che lo ha ripetuto in più interviste e resta la fonte principale: nessun documento indipendente lo conferma, e la storia va presa per quello che è, il ricordo di un protagonista. L'anticipo pattuito fu di circa millecinquecento sterline. La prima tiratura del giugno 1997 fu di cinquecento copie.

È documentato anche che l'editore suggerì di firmare con le iniziali anziché con il nome per esteso, nella convinzione che i lettori maschi in età scolare fossero meno disposti a leggere un libro d'avventura scritto da una donna. L'autrice, che non aveva un secondo nome, ne adottò uno per l'occasione.

Perché lo ha fatto

La domanda utile riguarda i dodici che dissero di no, e la risposta non è che fossero incompetenti. Un lettore editoriale riceve ogni settimana decine di dattiloscritti, ne legge una parte, e su quella parte deve decidere in poco tempo. Le case editrici lavorano su categorie: fascia d'età, lunghezza, confronto con titoli già usciti. Un romanzo di oltre duecento pagine per lettori di nove anni non aveva confronti utili, e il collegio di maghi non era allora un ambiente riconoscibile per il pubblico.

Nessuno dei dodici ha spiegato pubblicamente la propria scelta in modo dettagliato, e le motivazioni che circolano sono in larga parte ricostruite dopo, quando ammettere l'errore era diventato imbarazzante. Su questo va usata prudenza.

Chi lavora nell'editoria offre di solito una spiegazione strutturale. La valutazione di un manoscritto non misura la qualità in astratto, misura la probabilità che quel testo trovi un pubblico dentro le condizioni di mercato del momento. È una previsione, e le previsioni sbagliano. Chi contesta questa lettura osserva che dodici errori consecutivi sullo stesso testo non sono un caso statistico ma il segno di una cultura professionale che guardava tutta nella stessa direzione. Le due posizioni restano aperte.

Che cosa cambia leggendolo

Sapere come è nato il libro cambia il modo in cui si guardano le sue prime cento pagine, che sono la parte più discussa. L'inizio non ha nulla di magico: c'è una casa di periferia, una famiglia ostile, un ragazzino che dorme in uno sgabuzzino sotto le scale. La costruzione è quella del romanzo per l'infanzia inglese dell'Ottocento, con l'orfano maltrattato e il riscatto, e su quella cornice familiare viene innestato tutto il resto.

Si nota poi la struttura scolastica che gli editori temevano: anno che comincia, materie, esami, sport di squadra, vacanze. È l'ossatura del romanzo di collegio britannico, un genere allora considerato finito. Il calendario scolastico regge la trama e permette al lettore di sapere sempre a che punto si trova, e questo spiega perché il libro funzioni anche con lettori giovanissimi.

La faccenda delle iniziali si vede in filigrana in tutta la prima edizione, dove il nome dell'autrice non compare mai per esteso. È un dettaglio che riguarda il mercato e non il testo, ma dice quali fossero le convinzioni del settore nel 1997: che il pubblico maschile in età scolare andasse rassicurato, e che questo valesse più di un nome. Chi vuole verificare come cambia la scrittura quando il successo è arrivato può confrontare il primo volume con il quarto, dove la lunghezza cresce di colpo e nessun editore chiede più di tagliare.

Che cosa si perde

La storia dei dodici rifiuti è diventata materiale da conferenza motivazionale, e questo uso la deforma. Per ogni manoscritto respinto che poi diventa un caso mondiale ce ne sono migliaia respinti che meritavano di esserlo, e trarne la regola che l'insistenza premia è statisticamente sbagliato.

C'è poi un costo per il libro. La vicenda editoriale è diventata più raccontata del testo, e ha prodotto una lettura difensiva: chi lo critica sembra ripetere l'errore dei dodici. I limiti ci sono, e sono quelli di un primo romanzo: personaggi adulti disegnati per funzioni, un impianto morale netto, una lingua semplice che nei volumi successivi resta tale mentre il materiale si complica. Dirlo non è ripetere un rifiuto.

Da dove viene questa storia

Le fonti principali sono le interviste dell'autrice e dell'agente, che hanno raccontato la circolazione del dattiloscritto, e le dichiarazioni di Nigel Newton sul capitolo letto dalla figlia. La prima edizione Bloomsbury del 1997, con la sua tiratura ridotta, è oggi un documento consultabile nelle biblioteche britanniche e conferma i dati materiali. Resta incerto il numero esatto dei rifiuti, mai verificato su carta, e restano non documentate quasi tutte le motivazioni attribuite a chi disse di no.

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