Il gatto del giardiniere di Thomas Schlesser: dopo Monna Lisa arriva la poesia
Aveva raccontato l'arte a una bambina cieca: adesso racconta la poesia in Provenza

Una donna arriva in Provenza per ricominciare. Si chiama Thalie, ha insegnato per anni e adesso non insegna più, e nel posto dove si è trasferita incontra un giardiniere: bravissimo nel suo mestiere, taciturno, segnato da un dolore di cui non parla. Fra i due si apre uno spazio, e quello spazio lo riempie la poesia, che nel romanzo funziona come strumento di incontro, di memoria e di ripartenza. È l'impianto de Il gatto del giardiniere di Thomas Schlesser, che Longanesi porta in libreria il 15 settembre nella traduzione di Alba Bariffi. Schlesser non è un romanziere di formazione: è uno storico dell'arte, dirige la fondazione Hartung-Bergman ad Antibes, ed è stato nominato autore dell'anno ai Trophées dell'editoria promossi da Livres Hebdo. In Italia lo si conosce per Gli occhi di Monna Lisa, il romanzo in cui un nonno porta la nipote di dieci anni, minacciata dalla cecità, davanti a un'opera d'arte diversa ogni settimana al Louvre, a Orsay e a Beaubourg, e gliela racconta. Quel libro è diventato un caso internazionale, tradotto in decine di lingue prima ancora di uscire in Francia. Il nuovo romanzo tiene lo stesso schema e cambia materia: al posto dei quadri, i versi. Sarà presentato in anteprima nazionale a Pordenonelegge, dove l'autore è atteso con tre appuntamenti fra il 17 e il 19 settembre.
Vale la pena capire che cosa aveva fatto il libro precedente, perché è la chiave per sapere che cosa aspettarsi da questo. Gli occhi di Monna Lisa funzionava su una struttura semplicissima e ripetuta: un'opera per capitolo, una lezione per volta, con una scadenza che dava tensione a tutto il resto. Non era un romanzo di trama, era un romanzo di trasmissione: qualcuno che sa passa a qualcuno che non sa, e il lettore impara insieme al personaggio. Chi ci ha trovato una divulgazione travestita da narrativa lo ha detto, e non è una critica campata in aria. Il gatto del giardiniere ripropone lo stesso meccanismo con la poesia al centro, e questo comporta un problema tecnico diverso e più difficile. Un quadro si può descrivere a parole senza perderlo, e un romanzo che racconta la Gioconda funziona anche per chi non l'ha davanti. Una poesia invece è già fatta di parole, e inserirla dentro la prosa di un romanzo tradotto significa attraversare due volte la lingua: quella dei versi e quella del racconto che li commenta. Come Schlesser risolva questo passaggio, e come lo risolva la traduzione italiana, è la cosa che andrà verificata leggendo. Il libro non è ancora uscito e chi scrive non lo ha letto, quindi qui non c'è nessun giudizio da dare.
Sulla carta interessa a chi ha letto Gli occhi di Monna Lisa e ne ha apprezzato il tono, perché la formula è dichiaratamente la stessa. Interessa a chi legge volentieri romanzi in cui succede poco e in cui il motore è un rapporto fra due persone che si avvicinano lentamente, e a chi cerca un libro sulla poesia scritto per chi la poesia non la frequenta. Chi vuole una trama con dei fatti probabilmente lo troverà statico, e chi diffida dei romanzi con una funzione educativa dichiarata farà bene a fidarsi di quella diffidenza. È il tipo di libro che chiede un'attenzione tranquilla più che tempo, e che si legge meglio in continuità che a spezzoni. Funziona anche come regalo, che è poi il modo in cui il precedente ha circolato di più in Italia, e non richiede alcuna competenza pregressa: se il meccanismo è lo stesso, il lettore imparerà insieme al personaggio senza dover sapere nulla in partenza. Chi invece la poesia la frequenta già potrebbe trovare superflue le spiegazioni, ed è un rischio da mettere in conto. Il resto lo dirà il volume, dal 15 settembre in libreria.