«Il cuore è un'arma», il nuovo Deaver con Lincoln Rhyme, è in libreria dal 13 ottobre per Rizzoli e riporta in scena il criminalista con Amelia Sachs.

È il secondo Deaver in pochi mesi: a luglio era uscita per lo stesso editore la raccolta Affari di sangue, che conteneva un'indagine del criminalista e un caso per Colter Shaw.

Cosa dice questo ritmo

Non è un caso isolato: è il modo in cui funziona la produzione di certi autori da classifica internazionale.

Deaver ha una produzione vastissima, distribuita su più serie, e gli editori italiani gestiscono l'arretrato insieme alle novità. Il risultato è che in un semestre possono arrivare due titoli, con formati diversi che si rivolgono allo stesso lettore.

Il racconto funziona come mantenimento — tiene vivo il personaggio fra un romanzo e l'altro — mentre il romanzo è l'appuntamento vero.

È lo stesso schema che il fumetto e la televisione usano da decenni, e che il thriller ha adottato per ultimo.

La storia

Un incendio doloso rade al suolo un vecchio edificio di Manhattan.

Amelia Sachs, salvando una vittima dalle fiamme, trova un pacchetto di indizi lasciato dall'incendiario. Non tracce involontarie: oggetti messi lì apposta, perché qualcuno li trovasse.

Mentre Rhyme e Sachs cercano il nesso fra quegli oggetti e le pagine più oscure della Storia, incrociano Desdemona Vale, detective di Long Island decisa a trovare l'assassino di una ragazza del suo quartiere.

Chi è Lincoln Rhyme

Per chi non conosce la serie, il personaggio va spiegato perché è insolito.

Rhyme è un criminalista tetraplegico. Non può muoversi dal letto, quindi non va sulla scena del delitto: la ricostruisce attraverso le prove materiali che altri raccolgono per lui.

Amelia Sachs è il suo braccio operativo sul campo. Lei guarda, lui deduce.

È il modello che negli anni Novanta ha imposto la scientifica come motore narrativo nel thriller americano, e che poi la televisione ha reso ubiquo.

La particolarità del congegno

Un criminalista immobile che indaga solo su prove materiali produce una struttura narrativa precisa.

Il lettore ha esattamente le stesse informazioni del protagonista: entrambi vedono solo quello che Sachs riporta. Non c'è l'intuizione che nasce dal guardare in faccia un sospettato, perché Rhyme non lo guarda.

È una limitazione che l'autore si è imposto e che rende il gioco più onesto: l'enigma si risolve sui dati, non sulla sensibilità dell'investigatore.

Chi è Jeffery Deaver

Nato a Chicago nel 1950, ha fatto il giornalista e poi l'avvocato. Nel 1990 ha lasciato la carriera legale per scrivere a tempo pieno.

Il primo romanzo, del 1988, era un horror intitolato Voodoo: un punto di partenza che pochi lettori associano al Deaver di oggi.

Ha vinto tre volte l'Ellery Queen Readers Award per il miglior racconto dell'anno e il British Thumping Good Read Award, ed è stato più volte finalista all'Edgar Award.

Il ritmo cinematografico

La cifra riconoscibile della sua scrittura è la tensione costruita con tecniche di montaggio.

Capitoli brevi che si interrompono nel momento sbagliato, punti di vista che si alternano, e soprattutto i colpi di scena finali multipli: quando il lettore crede che il caso sia chiuso, Deaver rivela che aveva capito male.

È una firma talmente riconoscibile da essere diventata una convenzione: chi legge Deaver sa che l'ultima svolta non è l'ultima.

Le due serie

La produzione è dominata da due cicli.

Quello con Lincoln Rhyme, cominciato negli anni Novanta, di cui questo è il nuovo capitolo.

E quello con Colter Shaw, un cacciatore di ricompense che si muove al contrario di Rhyme: sempre in viaggio, sempre sul campo.

Sono due protagonisti costruiti per essere opposti, ed è probabilmente la ragione per cui l'autore riesce a mandarli avanti entrambi senza ripetersi.

Si può cominciare da qui

Sì, come tutti i romanzi con Rhyme: ciascuno contiene un caso che si apre e si chiude.

Il rapporto fra Rhyme e Sachs si costruisce però sull'arco della serie, e chi arriva adesso trova due personaggi con una storia lunga alle spalle che il singolo volume dà per acquisita.

L'autunno di Rizzoli

Vale la pena guardare dove si colloca questo titolo nel piano dell'editore.

Rizzoli pubblica Deaver in Italia da anni, ed è la stessa casa che a luglio ha mandato in libreria Affari di sangue e che a settembre pubblica il memoir di Sylvester Stallone.

È un autunno costruito sui nomi internazionali forti, con una logica riconoscibile: titoli che non hanno bisogno di essere spiegati perché il pubblico sa già cosa aspettarsi.

Cosa non si sa ancora

La scheda editoriale italiana è al momento sintetica, e alcuni elementi restano da chiarire.

In particolare il ruolo dell'antagonista e il modo in cui la linea di Desdemona Vale si intreccia con quella principale: se sia un caso parallelo o due facce della stessa indagine.

Sono dettagli che di solito emergono con le prime recensioni, nelle settimane successive all'uscita.