I libri che tua figlia legge a dodici anni arrivano quasi sempre da un consiglio visto su un telefono. Una copertina illustrata, un titolo in inglese, una raccomandazione entusiasta di qualcuno che ha molti follower. Poi il volume compare in casa: settecento pagine, spesso il primo di una serie, e la ragazzina lo divora in tre giorni.
Per molti genitori è una notizia buona. Dopo anni passati a lamentarsi che i figli non leggono, vedere una tredicenne che abbandona lo schermo per un tomo cartaceo sembra la fine di un problema. È qui che comincia la discussione, e non riguarda la lettura in sé: riguarda cosa c'è dentro quelle pagine e chi lo verifica.
Un mercato che è cresciuto in fretta
La narrativa di genere in Italia sta crescendo più della narrativa letteraria, e dentro questa crescita il romance corre più di tutto il resto. Sono dati dell'ufficio studi dell'Associazione Italiana Editori su rilevazioni NielsenIQ, presentati al Salone di Torino.
Il fenomeno ha anche una dimensione visibile in libreria: intere sezioni dedicate, tavoli con adesivi che segnalano i titoli più discussi online, serie che occupano scaffali interi. TikTok ha annunciato l'arrivo in Italia di una propria classifica dei libri, con un adesivo destinato ai volumi che vi entrano.
La crescita ha portato con sé un pubblico molto giovane. Non è un effetto collaterale: è il pubblico che quel mercato ha intercettato per primo, ed è quello che alimenta la conversazione sui social da cui nascono le vendite.
Il nodo delle avvertenze
Nel mondo anglosassone molti romanzi di questo genere riportano quelle che si chiamano avvertenze sui contenuti: una nota, di solito nelle prime pagine, che elenca i temi difficili presenti nel testo — violenza, scene sessuali esplicite, autolesionismo, abusi. Servono a chi legge per decidere se e quando affrontare quel libro.
Non tutte le edizioni italiane le riportano. È un'osservazione avanzata da chi segue il fenomeno, e riguarda un punto pratico: se l'avvertenza sparisce nel passaggio da una lingua all'altra, il lettore italiano compra un libro con meno informazioni di quante ne avesse a disposizione il lettore originale.
Per un adulto la differenza pesa poco. Per una ragazzina di dodici anni, e per il genitore che le compra il libro fidandosi della copertina, pesa molto di più.
Cosa dicono i librai
Le posizioni sono divise, e non lungo la linea che ci si aspetterebbe.
Alcuni librai indipendenti hanno preso posizioni molto nette, sostenendo che il settore stia vendendo contenuti espliciti a un pubblico infantile senza alcuna regola, e che i genitori siano spesso inconsapevoli di cosa contengano quei volumi, contenti che le figlie leggano qualcosa.
Dall'altra parte c'è chi ricorda che l'idea di proteggere i giovani lettori da certi contenuti ha una storia lunga e non sempre onorevole, che gli adolescenti hanno sempre letto libri non pensati per loro, e che l'accesso a materiale esplicito, per una tredicenne con uno smartphone, non passa certo dalla narrativa rosa.
Entrambe le posizioni hanno una parte di ragione, e questo è precisamente il motivo per cui la questione non si risolve da sola.
Chi controlla, in concreto
La risposta pratica è che in Italia non esiste un sistema di classificazione per età dei libri paragonabile a quello del cinema o dei videogiochi.
Le case editrici decidono autonomamente in quale collana collocare un titolo, quale fascia d'età indicare — se la indicano — e se riportare avvertenze. I librai possono orientare, ma non hanno strumenti per impedire un acquisto. Le biblioteche applicano criteri propri nelle sezioni ragazzi. Non c'è un organismo che stabilisca una soglia.
Questo non è necessariamente un male: un sistema di classificazione obbligatoria dei libri porterebbe con sé problemi peggiori di quelli che risolverebbe, a partire da chi decide i criteri. Ma significa che la responsabilità ricade interamente sull'adulto che accompagna la lettura, e che quell'adulto spesso non ha le informazioni per esercitarla.
Cosa può fare un genitore
Non serve leggere prima ogni libro che entra in casa: sarebbe impossibile e probabilmente controproducente. Servono invece alcune abitudini pratiche.
Guardare la collana e l'editore. Molte case editrici hanno collane dichiaratamente destinate agli adulti e altre ai ragazzi: la copertina non lo dice, il colophon spesso sì.
Cercare online il titolo aggiungendo le parole avvertenze o contenuti: chi legge quel genere condivide abitualmente questo tipo di informazione, e spesso è più dettagliata di quella dell'editore.
Chiedere in libreria. Un libraio che conosce il catalogo sa dire se un titolo è adatto a una dodicenne, e lo dice volentieri se glielo si chiede.
E soprattutto parlare del libro dopo. Non per controllare, ma perché una ragazzina che ha letto una scena che l'ha turbata, se ha qualcuno con cui parlarne, elabora quella lettura invece di subirla. È l'unico strumento che funziona davvero, e non richiede nessun regolamento.
La domanda che resta
Il punto di fondo non è se le ragazzine debbano leggere romance. Lo leggono, in numeri che nessun altro genere raggiunge in quella fascia d'età, e proibirlo sarebbe insieme inutile e sbagliato.
Il punto è che un mercato cresciuto molto in fretta ha sviluppato strumenti di misurazione sofisticati — classifiche, adesivi, dati di vendita — molto prima di sviluppare strumenti di orientamento per chi compra. Si sa esattamente quante copie vende un titolo. Si sa molto meno se quel titolo sia adatto a chi lo sta leggendo.
È una sproporzione che riguarda l'intera filiera, non i genitori. E finché resta, l'unica difesa disponibile è quella più antica: sapere cosa stanno leggendo i propri figli, e trovare il modo di parlarne.
