Il conteggio si fa a memoria e quasi sempre viene sbagliato: qualcuno ne ricorda tre, qualcuno cinque, qualcuno include autori che non lo hanno mai ricevuto. Gli italiani premiati con il Nobel per la letteratura sono sei, e l'elenco riserva più sorprese di quante ci si aspetti.

La sorpresa principale è la composizione. Fra i sei ci sono due poeti e un autore di teatro, e questo smentisce l'idea diffusa che l'Accademia di Svezia guardi soprattutto al romanzo. C'è anche una sola donna, e la sua posizione nella storia del riconoscimento è meno nota di quanto meriti.

I sei nomi, in ordine cronologico

Il primo è Giosuè Carducci, poeta, insignito nel 1906. Segue Grazia Deledda nel 1926, unica donna italiana finora premiata, e Luigi Pirandello nel 1934, riconosciuto per il teatro e per la narrativa.

Nel dopoguerra arrivano Salvatore Quasimodo nel 1959 ed Eugenio Montale nel 1975, entrambi poeti. L'ultimo è Dario Fo nel 1997, autore e uomo di teatro.

Le motivazioni sono formulate dall'Accademia di Svezia e sono pubblicamente consultabili nel suo archivio: sono testi brevi, che indicano in poche righe ciò che è stato riconosciuto in ciascuna opera. Vale la pena leggerle nell'originale, perché le sintesi giornalistiche tendono a semplificarle.

Non è un premio per romanzieri

Guardando l'elenco, i romanzieri in senso stretto sono una minoranza. Carducci, Quasimodo e Montale sono poeti; Pirandello e Fo appartengono in larga parte al teatro; Deledda è l'unica figura pienamente narrativa.

Questa composizione riflette una caratteristica generale del riconoscimento, che valuta un'opera complessiva e non un singolo libro, e che ha ripetutamente premiato poesia e drammaturgia anche quando queste forme avevano poca presenza nelle classifiche di vendita.

Per il lettore italiano ne deriva una conseguenza pratica: cercare il romanzo di un premiato può portare a un vicolo cieco, perché in diversi casi il centro dell'opera è altrove.

C'è anche un effetto di memoria collettiva: gli autori teatrali e i poeti restano meno presenti nelle liste di lettura correnti rispetto ai narratori, e questo contribuisce a far dimenticare parte dell'elenco.

Grazia Deledda e la questione della sola donna

Deledda è l'unica italiana ad aver ricevuto il riconoscimento, e la sua opera è legata alla Sardegna, di cui racconta ambienti, codici sociali e conflitti. È una scrittrice di narrativa, con una produzione ampia distribuita su decenni.

La sua collocazione nella storia letteraria italiana è stata a lungo marginale rispetto al peso del riconoscimento internazionale, e la riscoperta è avvenuta in tempi successivi.

Il fatto che sia l'unica non è un dato isolato: la presenza femminile nell'elenco complessivo dei premiati è stata storicamente minoritaria, e questo riguarda la composizione dei corpi decisori e i circuiti di traduzione, non la produzione letteraria.

Per chi voglia leggerla, il punto d'ingresso più frequentato è il romanzo ambientato nella Sardegna interna che ne ha fissato l'immagine pubblica, ma la produzione è più varia di quanto la memoria scolastica suggerisca.

Gli esclusi celebri e la ragione ricorrente

Molti nomi centrali della letteratura italiana del Novecento non hanno ricevuto il riconoscimento. È una constatazione che ricorre ogni anno, e le ragioni sono in genere di due tipi.

La prima riguarda la traduzione. L'Accademia valuta autori che deve poter leggere, direttamente o attraverso pareri specialistici, e la circolazione internazionale di un'opera dipende dai tempi e dall'ampiezza delle traduzioni. Un autore tradotto tardi o parzialmente ha meno probabilità di essere considerato mentre è in attività.

La seconda riguarda i tempi: il riconoscimento non è postumo, quindi il momento in cui un autore raggiunge visibilità internazionale rispetto alla propria vita conta.

Va infine distinto il fatto di non essere stato premiato dal fatto di non essere stato proposto: la seconda informazione, per gli anni recenti, non è accessibile, perché le candidature restano riservate per decenni.

Da dove cominciare, per ciascuno

Per Deledda si parte dalla narrativa sarda, che è il nucleo riconoscibile dell'opera. Per Pirandello conviene scegliere in base all'interesse: il teatro se si cerca la sua invenzione più influente, la narrativa breve se si preferisce la forma racconto.

Per Carducci il riferimento sono le raccolte poetiche maggiori, spesso incontrate a scuola e raramente rilette. Per Quasimodo e Montale il percorso naturale sono le raccolte, da leggere in ordine per seguire l'evoluzione della voce.

Per Fo il punto d'ingresso è il testo teatrale, tenendo presente che si tratta di opere pensate per la scena e che la lettura restituisce solo una parte.

Le motivazioni ufficiali dell'Accademia sono consultabili nel suo archivio e aiutano a scegliere: dicono in poche righe che cosa è stato riconosciuto, ed è un'indicazione più affidabile di qualunque riassunto. Il conteggio a memoria continuerà a sbagliare. Adesso hai l'elenco.