Gabriel Garcia Marquez impegnò gli elettrodomestici di casa per spedire il manoscritto
Lo hanno raccontato la moglie e gli amici che frequentavano la casa di Città del Messico, con qualche divergenza

Nell'estate del 1966, a Città del Messico, Gabriel García Márquez e Mercedes Barcha portano all'ufficio postale un pacco con le pagine di un romanzo appena finito e scoprono di non avere abbastanza denaro per spedirlo tutto. Ne mandano una parte, tornano a casa, impegnano quello che resta in casa, e spediscono il resto. Il romanzo è Cent'anni di solitudine, il manoscritto è diretto a un editore di Buenos Aires, e la famiglia in quel momento vive di prestiti e di conti aperti con il macellaio e il padrone di casa. Il libro esce nel giugno del 1967. Da quel momento la questione dei soldi, in quella casa, smette di esistere.
Come è andata davvero
Il quadro economico è documentato. García Márquez si trasferisce in Messico nel 1961 e lavora nella pubblicità e nel cinema. Nel 1965 interrompe quel lavoro per scrivere il romanzo a tempo pieno, contando sui risparmi. La scrittura dura circa un anno e mezzo, molto più del previsto, e i risparmi finiscono presto.
In quei mesi la famiglia vive di credito. È documentato, per testimonianza della moglie e di amici che frequentavano la casa, che vennero impegnati o venduti oggetti domestici, fra cui elettrodomestici, e che i debiti con i negozi del quartiere crebbero fino a cifre rilevanti. Amici scrittori e vicini prestarono denaro.
Il manoscritto viene inviato all'Editorial Sudamericana di Buenos Aires. Sull'episodio della spedizione dimezzata esistono versioni che non coincidono. Il racconto più diffuso vuole che i due, non potendo pagare l'affrancatura per l'intero pacco, ne abbiano spedito circa la metà, e che per errore fosse la seconda metà anziché la prima. La moglie dello scrittore ha ricordato la vicenda in questi termini in più occasioni; alcuni biografi hanno segnalato incongruenze e ricostruzioni differenti, e la parte relativa all'inversione delle due metà è quella meno sostenuta. Che il pacco sia stato spedito in due volte per ragioni di denaro è invece riferito da più testimoni.
Il romanzo esce nel giugno 1967 con una tiratura iniziale di alcune migliaia di copie, esaurita in poche settimane. Nel giro di tre anni le traduzioni sono decine.
Perché lo ha fatto
Sulla decisione di lasciare il lavoro per scrivere, García Márquez ha detto in più interviste di aver avuto in testa quel libro per quasi vent'anni senza riuscire a trovarne il tono, e di averlo trovato di colpo durante un viaggio in auto verso Acapulco, che interruppe per tornare indietro e cominciare.
Ha raccontato anche il metodo: sedute lunghe e regolari, ogni giorno, per mesi, mentre la moglie teneva insieme l'amministrazione domestica. Nell'autobiografia e nelle conversazioni con amici scrittori il ruolo di Mercedes Barcha viene descritto come quello di chi rese materialmente possibile la scrittura, tenendo a bada creditori e negozianti.
Su questa vicenda si è costruita una retorica del sacrificio che vale la pena guardare da vicino. Chi la usa ne trae la regola che per scrivere qualcosa di importante occorra rischiare tutto. È una lettura che ignora due fatti: che l'autore era un professionista già affermato nel giornalismo, con una rete di rapporti nell'editoria latinoamericana, e che il debito venne ripagato dal successo, cosa che nella quasi totalità dei casi non accade. Chi contesta la retorica del sacrificio osserva che essa consola chi non ha alternative e non descrive nessun meccanismo reale.
Che cosa cambia leggendolo
Sapere in quali condizioni fu scritto cambia il modo in cui si guarda la compattezza del romanzo. Cent'anni di solitudine è un libro lungo, con decine di personaggi che portano gli stessi nomi ripetuti di generazione in generazione, e con un impianto che non si allenta mai. È il risultato di una scrittura continuata per un anno e mezzo senza altre occupazioni, e questo si vede: la voce non cambia mai registro dalla prima all'ultima pagina.
Si nota poi il modo in cui il libro tratta il denaro. Le fortune familiari nascono e si dissolvono, le imprese economiche arrivano da fuori e lasciano macerie, e la miseria non viene mai raccontata come condizione dignitosa. Chi legge sapendo dei conti aperti con il macellaio riconosce una precisione che non è teorica.
Il tratto più discusso è il modo in cui i fatti straordinari vengono raccontati con lo stesso tono dei fatti ordinari: un uomo che sale in cielo, una pioggia che dura anni, un morto che continua a presentarsi. La costruzione poggia sull'assenza di stupore del narratore, che non sottolinea mai nulla. È esattamente il tono che l'autore diceva di aver cercato per vent'anni.
Chi vuole vedere lo stesso procedimento in scala ridotta può leggere i racconti scritti prima del romanzo, dove il metodo c'è già ma la voce non è ancora ferma.
Che cosa si perde
L'aneddoto ha finito per coprire il libro. La storia del pacco postale viene raccontata in continuazione, ed è diventata la cosa che molti sanno di Cent'anni di solitudine senza averlo letto. È un guadagno per la leggenda e una perdita per il testo.
C'è poi il costo della precarietà, che la retorica dimentica. Un anno e mezzo senza reddito è possibile solo per chi ha qualcuno che regga la casa e amici che prestino denaro, e la maggior parte di chi tenta la stessa cosa non arriva alla fine del libro. Presentare la miseria come condizione favorevole alla scrittura è falso, e chi lo fa quasi sempre non l'ha attraversata.
Da dove viene questa storia
La ricostruzione si appoggia alle interviste dell'autore lungo decenni, al volume autobiografico che copre però soprattutto gli anni giovanili, e alle testimonianze di Mercedes Barcha e degli amici che frequentavano la casa di Città del Messico. Le biografie condotte su documenti hanno verificato le condizioni economiche e i rapporti con l'Editorial Sudamericana. Restano incerti diversi dettagli della spedizione, in particolare l'inversione delle due metà del manoscritto, riferita in versioni che non coincidono fra loro.