Libri e romanzi

Franz Kafka non ha mai finito nessuno dei suoi tre romanzi: che cosa leggiamo davvero

Lo documentano i manoscritti e le edizioni critiche condotte a partire dagli anni ottanta

Quaderni e fogli sciolti accatastati su un piano di legno scuro

Franz Kafka ha lasciato tre romanzi e non ne ha finito nessuno. Il processo si interrompe dopo un capitolo conclusivo scritto in anticipo e mai raccordato al resto; Il castello si ferma a metà di una frase; Il disperso, che si legge da un secolo con il titolo America, non ha una fine. Nessuno dei tre è stato pubblicato in vita, nessuno ha un ordine di capitoli stabilito dall'autore, nessuno porta il titolo che gli aveva dato lui. I romanzi incompiuti di Kafka sono arrivati al pubblico attraverso le decisioni di un amico che ha ordinato fascicoli sciolti. Quello che si legge è quel lavoro, oltre che il loro.

Come è andata davvero

Lo stato materiale delle carte è documentato. Kafka scriveva su quaderni e fascicoli separati, spesso lavorando a più cose insieme, e interrompeva i lavori lunghi per riprenderli mesi dopo o mai più. Alla sua morte, nel 1924, i tre romanzi si trovavano in questa condizione: fascicoli non numerati, capitoli senza titolo, sezioni interrotte a metà pagina, frammenti che potevano appartenere all'uno o all'altro.

Max Brod, che ne curò la pubblicazione fra il 1925 e il 1927, dovette prendere decisioni su tutto. Stabilì la successione dei capitoli, scelse quali frammenti includere e quali lasciare fuori, assegnò i titoli. Il castello e America sono suoi. Intervenne anche sulla lingua, uniformando la punteggiatura e la grafia secondo l'uso tedesco corrente, dove Kafka usava forme praghesi.

È documentato che nel Processo i capitoli fossero conservati in fascicoli distinti, e che l'unico dato certo fosse quale dovesse essere il primo e quale l'ultimo. Tutto il resto, cioè la successione centrale, è una ricostruzione. Diverse edizioni successive hanno proposto ordinamenti diversi, e nessuna può dirsi definitiva.

A partire dagli anni ottanta un gruppo di studiosi ha condotto un'edizione critica sui manoscritti originali, restituendo le cancellature, i passaggi abbandonati, i capitoli non integrati, e rinunciando a presentare i romanzi come testi conclusi. Quelle edizioni esistono anche in italiano.

Perché lo ha fatto

Sul perché Kafka non abbia finito nulla non esiste una dichiarazione esplicita, e le sue lettere e i diari offrono indizi contrastanti. Vi si trova il giudizio ricorrente che quanto scriveva fosse insufficiente, l'abitudine di abbandonare un testo quando smetteva di funzionare, e la constatazione, ripetuta più volte, di riuscire a scrivere bene solo di notte e per periodi brevi, avendo un impiego a tempo pieno in un istituto di assicurazioni.

Chi ha studiato i manoscritti osserva che l'interruzione non sembra dovuta a un blocco ma a un modo di procedere: Kafka scriveva in stati di grande rapidità, per sequenze, e quando la sequenza si esauriva il testo si fermava. Il racconto più noto fu invece composto in poche settimane, e infatti è finito.

Le letture che spiegano l'incompiutezza come scelta poetica, secondo cui i romanzi non potevano concludersi perché il loro tema è l'impossibilità di arrivare, sono state proposte da critici e vanno attribuite a loro. Non esistono documenti in cui l'autore dica di aver voluto lasciare i testi aperti. Esistono documenti in cui chiede che vengano distrutti.

Che cosa cambia leggendolo

La conseguenza principale riguarda una sensazione che quasi tutti i lettori descrivono e che quasi nessuno collega alla materia: l'impressione che il romanzo giri su sé stesso, che le situazioni si ripetano con variazioni, che si avanzi senza avvicinarsi a niente. Nel Castello il protagonista incontra funzionari, riceve spiegazioni contraddittorie, ottiene un colloquio che poi si dissolve, e ricomincia. Quella struttura circolare esiste nel testo, ma la sua durata dipende anche dal fatto che i capitoli sono stati messi in fila da qualcun altro.

Nel Processo l'effetto è ancora più forte, perché il capitolo finale fu scritto presto e la parte centrale è cresciuta dopo. Un ordine diverso dei capitoli centrali cambia il ritmo dell'accusa, la progressione dell'isolamento del protagonista, il momento in cui certe informazioni arrivano. Lettori diversi, con edizioni diverse, hanno letto libri diversi.

Il caso più visibile è la fine del Castello, che si interrompe in mezzo a un periodo. Le edizioni correnti la presentano così, e chi arriva in fondo si trova davanti una frase che non si chiude. Brod raccontò che Kafka gli aveva descritto a voce come avrebbe dovuto finire il libro: quella conclusione non esiste sulla carta, e la si conosce solo attraverso la sua testimonianza.

Chi vuole verificare tutto questo può confrontare un'edizione corrente del Processo con l'edizione critica. Cambia l'ordine, cambiano i frammenti, cambia il punto in cui il testo si arresta. Non è una curiosità filologica: è il libro.

Che cosa si perde

Il costo è che manca un termine di paragone. Non si può sapere quanto le interpretazioni costruite in un secolo dipendano dai testi e quanto dall'ordine scelto nel 1925, e alcune letture celebri poggiano su successioni di capitoli che oggi sappiamo arbitrarie.

C'è poi un effetto pratico sulla lettura. Le edizioni critiche restituiscono lo stato reale delle carte, ma restituiscono anche una fatica: frammenti, ripetizioni, versioni parallele. Sono utili a chi studia e faticose per chi vuole leggere un romanzo. La versione ordinata da Brod è più leggibile ed è meno vera. Non esiste un'edizione che sia entrambe le cose.

Da dove viene questa storia

La documentazione principale è l'edizione critica tedesca condotta sui manoscritti a partire dagli anni ottanta, che descrive lo stato dei fascicoli e le scelte compiute nelle edizioni precedenti. Le postfazioni di Max Brod alle prime edizioni del 1925, 1926 e 1927 raccontano il suo lavoro con le sue parole. I diari e le lettere permettono di datare le fasi di composizione. Resta incerto l'ordine originale di diversi capitoli, e resta senza riscontro documentale il finale del Castello riferito da Brod.

Segnala una correzione o rettifica