Libri e romanzi

Elsa Morante ha voluto l'edizione economica del suo romanzo più venduto: seicento pagine a duemila lire

La condizione fu imposta all'editore da lei, che rinunciò a parte dei propri diritti perché il prezzo restasse basso

Libro tascabile con copertina consumata appoggiato su un tavolo

Nel giugno del 1974 Einaudi manda in libreria un romanzo di seicento pagine a duemila lire, il prezzo di un tascabile. Non c'è stata l'edizione rilegata che di solito precede quella economica: il libro esce direttamente così, per volontà dell'autrice, che ha imposto la condizione all'editore. Elsa Morante voleva che La Storia arrivasse a chi non entrava in libreria per abitudine, e in copertina volle stampata una dedica agli analfabeti. Il romanzo vende come nessun libro italiano vendeva da anni. Nello stesso momento riceve stroncature di una violenza che oggi si fatica a spiegare.

Come è andata davvero

I fatti editoriali sono accertati. Il libro esce nel giugno 1974 nei tascabili Einaudi, al prezzo di duemila lire, con una tiratura iniziale già alta per il mercato italiano dell'epoca. Nel giro di pochi mesi supera le centomila copie, e prima della fine dell'anno le vendite si contano a centinaia di migliaia. È il caso editoriale italiano del decennio.

È documentato che la scelta dell'edizione economica sia stata dell'autrice e che l'editore l'abbia accettata su sua insistenza, rinunciando ai margini garantiti dalla prima edizione a prezzo pieno. Morante rinunciò a parte dei propri diritti perché il prezzo restasse basso.

La reazione della critica fu immediata e in gran parte ostile. Il romanzo venne attaccato su riviste e quotidiani da intellettuali di area diversa, con accuse che riguardavano l'impianto ideologico, il ruolo assegnato alla storia, il rapporto con il pubblico di massa e la lingua. Alcuni degli interventi più duri vennero da critici e scrittori della sinistra intellettuale, che nell'operazione videro un cedimento populista.

La discussione occupò i giornali per mesi e coinvolse anche chi difese il libro. La rivalutazione critica arrivò molto più tardi, a partire dagli anni ottanta, ed è oggi ampiamente consolidata, con edizioni commentate e studi accademici.

Perché lo ha fatto

Morante ha spiegato la propria scelta in modo diretto: voleva che il libro fosse comprato da chi normalmente non comprava libri, e riteneva che il prezzo fosse la barriera principale. La dedica in copertina agli analfabeti dichiara lo stesso proposito, in una forma che allora suonò provocatoria.

Sulla materia del romanzo, ha indicato l'intenzione di raccontare la guerra dal basso, dalla parte di chi la subisce senza capirla, e non dalla parte di chi la decide. Il titolo, con l'articolo determinativo, va letto in questa chiave.

Le ragioni degli avversari, che vanno esposte perché sono la parte interessante della vicenda, erano di due tipi. Il primo, di ordine politico, contestava una visione della storia come sciagura che si abbatte sugli innocenti, priva di ogni prospettiva di trasformazione: una lettura considerata rassegnata e quindi, nel dibattito di quegli anni, reazionaria. Il secondo, di ordine letterario, contestava il tono, giudicato patetico, e la costruzione dei personaggi, giudicati troppo semplici.

Su chi avesse ragione non conviene decidere qui. Va però osservato che molte stroncature riguardavano ciò che il libro faceva, non ciò che voleva fare, e che l'ostilità verso il successo di vendita è documentabile nelle parole stesse di alcuni interventi.

Che cosa cambia leggendolo

Leggere La Storia sapendo come è uscito cambia la percezione della sua costruzione. Il romanzo alterna capitoli di narrazione a sezioni che riassumono in poche pagine gli avvenimenti mondiali dell'anno, in forma di elenco cronologico asciutto. Quelle sezioni sono state a lungo indicate come un difetto, un corpo estraneo didascalico. Sono invece la struttura portante del libro: la storia con la maiuscola procede per date e comunicati, la vita dei personaggi procede per fame, paura e affetti, e le due cose non si toccano mai.

Si vede poi una scelta linguistica precisa. La lingua è semplice, con periodi brevi, un lessico limitato, e un narratore che spiega, ripete, si commuove. Nel 1974, quando la narrativa italiana colta andava in direzione opposta, quella semplicità apparve un abbassamento voluto. Era una condizione dell'operazione: un libro pensato per chi legge poco non può essere scritto per chi legge molto.

Il terzo elemento è la posizione dei bambini e degli animali, che occupano il centro del racconto e ricevono la stessa attenzione dei personaggi adulti. Nelle stroncature dell'epoca questo fu letto come sentimentalismo. È il punto in cui il libro dichiara da che parte guarda.

Chi vuole verificare la distanza fra i due piani può leggere di seguito una delle sezioni cronologiche e il capitolo narrativo che la segue.

Che cosa si perde

Il costo dell'operazione è reale. La scelta della lingua semplice produce pagine in cui la spiegazione è ridondante e il commento del narratore anticipa quello che il lettore avrebbe capito da solo. Chi rimprovera al libro un eccesso di pathos non sta inventando: quel registro c'è, ed è voluto.

C'è poi un costo che riguarda l'autrice. La violenza della polemica la segnò, e nel decennio successivo pubblicò poco. Un romanzo che vende centinaia di migliaia di copie e viene demolito dai propri pari mette il suo autore in una posizione senza uscita, perché ogni difesa può essere letta come difesa del successo commerciale.

Da dove viene questa storia

La vicenda editoriale è ricostruibile dagli archivi Einaudi e dalla prima edizione del 1974, che reca in copertina prezzo e dedica. Il dibattito critico è documentato dalle riviste e dai quotidiani italiani del 1974 e 1975, dove gli interventi apparvero, e in parte raccolto in volumi successivi dedicati alla polemica. Le dichiarazioni di Elsa Morante sulle proprie intenzioni si trovano nelle poche interviste che concesse. Resta discussa l'attribuzione di alcuni giudizi riferiti oralmente e mai messi per iscritto.

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