Nel 1847, quando Charlotte Brontë scrive «Jane Eyre», la scena della proposta di matrimonio di Mr. Rochester contiene una domanda che definisce l'intero romanzo: la sua affermazione di amore assoluto, incondizionato, quasi violento nella sua intensità. Questa pagina è stata tradotta in italiano almeno una dozzina di volte. Due traduzioni in particolare, pubblicate a distanza di trent'anni l'una dall'altra, rivelano come lo stesso testo originale possa diventare due opere leggermente diverse quando passa attraverso la penna di traduttori diversi.
Il significato cambia con le parole scelte
Consideriamo un'affermazione classica della letteratura inglese: quando un personaggio sostiene qualcosa con fermezza, la lingua inglese usa spesso verbi come «I declare» oppure «I avow». La prima traduzione italiana, quella degli anni Settanta, ha optato per «dichiaro». La seconda, più recente, sceglie «affermo con certezza». La differenza può sembrare minima a chi legge, eppure cambia il tono: «dichiaro» è formale, pubblico, quasi legale; «affermo con certezza» è più intimo, più convinto, quasi disperato. Il lettore riceve due impressioni diverse dello stesso personaggio. Una traduzione lo vede come un uomo che comunica ufficialmente; l'altra come un uomo che supplica di essere creduto.
Lo stesso accade con gli aggettivi. Quando l'originale usa «desperate», il primo traduttore scrive «disperato». Il secondo scrive «angosciato». Disperato evoca un abisso, una perdita di speranza totale. Angosciato è più sofferenza interiore, più tormento. Sono due stati psicologici differenti, anche se partono dalla stessa parola inglese. Chi legge la prima versione vede un uomo al limite del crollo; chi legge la seconda vede un uomo che soffre ma che conserva una certa dignità nella sofferenza.
Il ritmo e la musicalità della pagina
Un aspetto spesso trascurato nel confronto tra traduzioni è il ritmo della prosa. L'autore inglese costruisce le sue frasi con una precisa cadenza, che aiuta il lettore a entrare nel ritmo narrativo. La traduzione più antica tende a conservare la struttura sintattica inglese, creando frasi lunghe e complesse anche in italiano. La traduzione più recente, invece, spezza le frasi, le accorcia, le rende più respirabili per l'orecchio italiano contemporaneo. Non è questione di correttezza grammaticale: entrambe le versioni sono perfettamente corrette. È questione di come il lettore italiano vive il testo sulla pagina e nella lettura silenziosa.
Accade inoltre che le parole italiane abbiano lunghezze diverse. Un aggettivo inglese di tre sillabe potrebbe richiedere una parola italiana di quattro o cinque. Questo allunga i periodi, modifica il ritmo, cambia dove il lettore respira. Una pagina che nell'originale inglese occupa un respiro unitario, potrebbe diventare due respiri diversi in italiano, a seconda di come il traduttore ha risolto questi piccoli problemi tecnici.
Quale traduzione scegliere e perché importa
Per chi vuole approfondire questo tema, esistono edizioni critiche che affiancano testo originale e traduzione, come alcune versioni della collana «Mondadori Classici». Molte bibliotecche dispongono anche di diverse edizioni dello stesso titolo, cosa che consente ai lettori curiosi di confrontarsi direttamente con le scelte traduttive. Vale la pena leggere le note del traduttore, quando presenti: spesso spiegano le decisioni più importanti e aiutano a comprendere la filosofia dietro alla traduzione.
Per il lettore medio, la scelta di quale edizione acquistare dipende spesso da fattori pratici: disponibilità, prezzo, copertina. Eppure, sapere che ogni traduzione è un'interpretazione consente di leggere con maggiore consapevolezza. Chi legge una traduzione non legge esattamente quello che ha scritto l'autore: legge quello che il traduttore ha capito che l'autore volesse dire, filtered attraverso la lingua italiana e la visione del mondo del traduttore stesso. Non è un difetto del sistema; è semplicemente la natura della traduzione. Così come «Il grande Gatsby» suona diverso quando è tradotto da Fernanda Pivano rispetto ad altre versioni, perché Pivano non era una semplice traduttrice ma un'interprete di un'intera epoca letteraria.
