Libri e romanzi

Dostoevskij ha scritto un romanzo in ventisei giorni per non perdere i diritti di tutti gli altri

Il contratto con l'editore Stellovskij prevedeva la cessione dei diritti su tutta l'opera futura in caso di ritardo

Tavolo da gioco con fiches e panno verde in una sala d'epoca

Nell'estate del 1865 Fëdor Dostoevskij firma un contratto che nessuno firmerebbe se avesse un'alternativa. In cambio di tremila rubli, che gli servono per coprire i debiti di gioco, si impegna a consegnare all'editore Stellovskij un romanzo nuovo entro il primo novembre dell'anno successivo. Se non lo consegna, l'editore acquisisce per nove anni il diritto di stampare tutto quello che lo scrittore pubblicherà, senza pagargli nulla. A un mese dalla scadenza Dostoevskij non ha scritto una riga. Assume una stenografa di vent'anni, detta il romanzo in ventisei giorni e lo consegna in tempo. Il libro è Il giocatore. La stenografa diventerà sua moglie.

Come è andata davvero

Le date sono note e conviene elencarle. Il contratto con Fëdor Stellovskij viene firmato nel luglio 1865, in una fase in cui Dostoevskij è schiacciato dai debiti propri e da quelli lasciati dal fratello morto. Nello stesso periodo sta lavorando a Delitto e castigo, che esce a puntate sul Messaggero russo durante il 1866 e assorbe tutte le sue forze.

All'inizio dell'ottobre 1866 mancano meno di quattro settimane alla scadenza e del secondo romanzo non esiste nulla. Un amico gli suggerisce di ricorrere alla stenografia, tecnica allora nuova in Russia e insegnata in pochi corsi. Il 4 ottobre si presenta a casa sua Anna Grigor'evna Snitkina, ventenne, fra le migliori allieve del corso.

Il lavoro procede con un metodo fisso: dettatura durante il giorno, trascrizione da parte di lei la sera, revisione la mattina seguente. Il romanzo viene completato il 30 ottobre. È documentato che Stellovskij si rese irreperibile per far scadere il termine, e che Dostoevskij depositò il manoscritto presso un ufficio di polizia ottenendo una ricevuta con la data. Il contratto fu così rispettato.

Poche settimane dopo lo scrittore chiese ad Anna di sposarlo. Il matrimonio fu celebrato nel febbraio 1867. Lei prese in mano l'amministrazione della casa, e in seguito anche la pubblicazione dei libri del marito, sottraendoli agli editori che ne approfittavano.

Perché lo ha fatto

Sulle ragioni non c'è molto da interpretare: c'era una scadenza e c'era la prospettiva di perdere per nove anni il diritto sui propri libri. Dostoevskij ha raccontato questa fase nelle lettere, dove il tono è di assedio, e il ricorso alla dettatura vi compare come l'unica via rimasta.

Anna Grigor'evna ha lasciato un diario di quelle settimane e un volume di ricordi scritto molti anni dopo, e sono la fonte più diretta sul metodo di lavoro. Ne emerge un uomo che camminava dettando, che tornava indietro su intere sezioni, che chiedeva di rileggere ad alta voce per sentire come suonava. Sono ricordi di una moglie devota, e vanno letti sapendolo.

Sul rapporto fra il romanzo e il gioco d'azzardo l'autore stesso ha detto qualcosa, in una lettera in cui descriveva il progetto come il ritratto di un uomo preso dalla passione del gioco. Dostoevskij aveva perso somme rilevanti alla roulette in Germania, e continuò a perderne per diversi anni dopo il matrimonio. Chi ha voluto spiegare tutta la sua opera con questa dipendenza ha costruito un ritratto comodo, che riduce trent'anni di lavoro a un sintomo. La spiegazione appartiene a chi l'ha proposta, non ai documenti.

Che cosa cambia leggendolo

Il giocatore letto sapendo com'è nato mostra due cose. La prima è la voce. Il romanzo è raccontato in prima persona da un precettore che si trova in una città termale tedesca insieme a una famiglia russa in dissesto, e il suo modo di raccontare ha l'andamento del parlato: frasi che si accavallano, ripensamenti, digressioni interrotte, esclamazioni interne. Chi conosce l'origine dettata di quelle pagine riconosce il respiro della voce che detta.

La seconda è la struttura, che è visibilmente rapida. Il romanzo si concentra su poche settimane, in un solo luogo, con un gruppo ristretto di personaggi, e la parte centrale è quasi interamente costruita attorno al tavolo da gioco. Non c'è la costruzione a strati che si trova nei romanzi maggiori: c'è una linea sola, tirata dritta. La scena della vincita, in cui il protagonista continua a puntare mentre la somma cresce, è resa quasi in tempo reale, con il conteggio delle poste ripetuto ossessivamente. È il punto in cui la fretta della composizione e il tema coincidono.

Il risultato ha limiti evidenti, che si vedono nei personaggi secondari appena abbozzati e in un finale sbrigativo. Ha però una cosa che i romanzi lunghi non hanno: la sensazione fisica del meccanismo del gioco, la ripetizione, la certezza che il colpo successivo cambierà tutto. Chi vuole vedere la differenza fra il Dostoevskij costruito e quello dettato può leggere Il giocatore e poi le stesse settimane raccontate nelle sue lettere dalla Germania.

Che cosa si perde

La vicenda si presta a una morale che sarebbe bene evitare: che la costrizione economica produca buona letteratura. Il giocatore è un romanzo minore nella sua produzione, e lo è anche per le ragioni che rendono interessante la sua nascita. Ventisei giorni non permettono di lavorare sulla struttura, e si vede.

C'è poi un costo che riguarda la lettura. La coincidenza fra biografia e materia è così forte che il romanzo viene quasi sempre letto come confessione, e ogni scelta narrativa viene ricondotta all'esperienza dell'autore. È una scorciatoia che toglie al testo la sua autonomia e trasforma un libro in un documento clinico. Il libro esisterebbe anche senza il debito.

Da dove viene questa storia

Le fonti principali sono il diario che Anna Grigor'evna Snitkina tenne durante i primi anni di matrimonio e il volume di ricordi che pubblicò da vedova, entrambi disponibili in traduzione. A questi si aggiungono le lettere di Dostoevskij del 1865 e 1866, raccolte nelle edizioni della sua corrispondenza, e il contratto con Stellovskij, conservato negli archivi russi. Restano incerti alcuni dettagli sulla consegna del manoscritto, che le testimonianze raccontano con particolari non del tutto coincidenti.

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