Da dove iniziare a leggere Borges è una domanda che si pone chiunque senta nominare quell'autore e non sappia da che parte prenderlo. La difficoltà è reale, ma non per la ragione che ci si aspetta: i suoi testi sono brevissimi e la sua prosa è limpida.
Il problema è che Jorge Luis Borges non ha scritto romanzi. Ha scritto racconti di poche pagine, saggi, poesie, e un lettore abituato alla narrativa lunga non trova il punto d'appoggio consueto.
Cominciare da «Finzioni»
La raccolta del 1944 è il punto d'ingresso su cui c'è più consenso.
Contiene i testi più noti: la biblioteca che contiene tutti i libri possibili, il giardino dei sentieri che si biforcano, l'uomo che riscrive il Chisciotte parola per parola ottenendo un'opera diversa, la recensione di un libro che non esiste.
Ogni racconto sta in cinque o dieci pagine. Si può leggerne uno la sera e fermarsi, ed è probabilmente il modo giusto: sono testi densi, e leggerne cinque di fila produce saturazione.
Perché sono corti
Borges ha spiegato più volte di considerare assurdo scrivere un romanzo di cinquecento pagine quando l'idea si può esporre in cinque.
Alcuni dei suoi racconti sono presentati come recensioni o riassunti di libri immaginari. È un espediente che gli consente di descrivere un'opera enorme senza scriverla: il lettore riceve l'idea, e l'idea è la cosa che interessa.
Questa scelta ha una conseguenza sul modo di leggerlo. Un racconto di Borges non si consuma: si rilegge, e alla seconda lettura contiene cose che alla prima non si erano viste.
Cosa aspettarsi
I suoi temi ricorrono con insistenza: il labirinto, lo specchio, la biblioteca, il libro infinito, il doppio, il tempo circolare.
Non ci sono personaggi nel senso tradizionale. Le figure che compaiono sono funzioni di un'idea: un uomo che ricorda tutto, un uomo che vive infinite volte, un uomo che scrive un libro che contiene tutti i libri.
Chi cerca l'immedesimazione non la trova. Chi cerca il piacere di un'idea costruita con precisione, sì.
«L'Aleph», il secondo passo
Dopo Finzioni, la raccolta del 1949 è la prosecuzione naturale.
Contiene il racconto che dà il titolo al volume: un punto nello spazio da cui si vedono contemporaneamente tutti i punti dell'universo. È forse il testo in cui la sua ambizione si vede meglio.
Le due raccolte insieme contengono la parte dell'opera di Borges che ha avuto maggiore influenza sulla letteratura successiva.
I saggi e le poesie
Borges ha scritto molta saggistica, spesso su temi letterari, e i suoi saggi assomigliano ai suoi racconti: brevi, costruiti su un'idea, con una conclusione che ribalta la premessa.
Le sue lezioni sulla letteratura, raccolte in volume, sono un ottimo modo di incontrarlo per chi trova i racconti troppo astratti: lì parla di autori reali, e la sua capacità di dire in due frasi cosa rende importante un libro è notevole.
La poesia è la parte meno frequentata dal lettore italiano, ed è un peccato: le raccolte della maturità, scritte quando era ormai cieco, contengono alcuni dei suoi testi più diretti.
La cecità
Un elemento biografico che incide sull'opera: Borges perse progressivamente la vista, e negli ultimi decenni era cieco.
Aveva lavorato in biblioteca, ed è difficile non vedere una coincidenza crudele nel fatto che l'uomo che ha scritto della biblioteca infinita abbia perso la possibilità di leggere.
Nei testi della maturità detta invece di scrivere, e questo si sente: le frasi diventano più brevi, la costruzione più orale.
Come leggerlo
Tre indicazioni pratiche che valgono più di qualsiasi elenco di titoli.
La prima: non leggerlo tutto di seguito. I suoi racconti si assomigliano nella struttura, e la lettura continuata li appiattisce.
La seconda: non cercare di capire tutto. Borges dissemina riferimenti a testi reali e inventati, mescolandoli deliberatamente. Verificarli è un'attività per studiosi, non per lettori.
Chi apprezza questo tipo di scrittura trova affinità con il realismo magico latinoamericano, di cui Borges è considerato un precursore. La terza: rileggere. Un racconto di otto pagine costa dieci minuti, e il secondo passaggio dà quasi sempre più del primo. È l'autore per cui questo vale più di ogni altro.
La biblioteca di Babele
Fra i suoi racconti, quello che ha avuto la circolazione più ampia descrive una biblioteca composta da gallerie esagonali che contiene tutti i libri possibili: ogni combinazione di caratteri, quindi ogni libro che è stato scritto e ogni libro che potrebbe esserlo.
La conseguenza è vertiginosa: in quella biblioteca esiste la biografia esatta di ciascuno di noi, esiste il catalogo della biblioteca stessa, e esistono milioni di versioni false di entrambi.
Il racconto è del 1941, e viene regolarmente citato quando si discute di archivi digitali, di ricerca dell'informazione, di rumore contro segnale. Aveva anticipato un problema che sarebbe diventato pratico solo decenni dopo.
L'influenza
Pochi autori del Novecento hanno avuto un effetto paragonabile su chi è venuto dopo.
Il romanzo che gioca con il testo, il libro che contiene altri libri, il narratore inaffidabile che cita fonti inesistenti: sono dispositivi che moltissima narrativa successiva ha usato, e che passano quasi tutti da lì.
Il fatto che tutto questo stia in poche centinaia di pagine complessive è forse la cosa più notevole della sua opera.
Cosa leggere dopo
Chi ha apprezzato Borges trova affinità in diverse direzioni.
Nella letteratura latinoamericana, con autori che hanno sviluppato in forme diverse il rapporto fra realtà e invenzione. Nel racconto fantastico europeo, dove esiste una tradizione che Borges conosceva bene e citava spesso.
E nella letteratura che gioca con la forma del libro: i romanzi costruiti come enciclopedie, come cataloghi, come apparati critici di opere inesistenti.
È un territorio ampio, e Borges ne è insieme un punto d'arrivo e un punto di partenza.
