Il saggio di Donato Zoppo in libreria dal 28 ottobre per Diarkos si intitola Jim Morrison e i Doors. Fra mito e leggenda, ed è organizzato come un albergo: una serie di stanze che il lettore attraversa.
Il nome non è casuale: Morrison Hotel è il titolo di un album dei Doors del 1970.
Il nome non è casuale: Morrison Hotel è il titolo di un album dei Doors del 1970.
Perché la struttura conta
La monografia musicale ha di solito una forma prevedibile: si parte dalla formazione della band, si procede album per album, si arriva allo scioglimento.
È una struttura che funziona ma che appiattisce, perché tratta ogni disco come una tappa equivalente e lascia poco spazio a quello che sta intorno.
Organizzare il libro come uno spazio invece che come una cronologia permette di accostare cose che il tempo terrebbe separate: una lettura di Morrison, un happening, un'influenza teatrale, tutto nella stessa stanza.
Cosa vuole fare il libro
La scheda editoriale dichiara un'ambizione precisa: non liquidare i Doors con le formule di mito e leggenda.
Sono le due parole che compaiono in ogni pezzo su quella band, e che di solito servono a evitare l'analisi. Morrison è il mito, la sua morte a ventisette anni è la leggenda, e il discorso finisce lì.
Zoppo prova invece a ricostruire cosa la band portò di nuovo: la psicanalisi, il teatro d'avanguardia, la poesia simbolista, gli happening psichedelici.
E una formula musicale che univa rock, blues, retaggi classici e orientali, jazz, marcette, beat e improvvisazione — un elenco che spiega perché quel suono non assomigliasse a nessun altro.
Morrison letto attraverso le sue letture
È il metodo più interessante del libro: capire un autore da quello che leggeva.
Nietzsche, Artaud, Blake, Rimbaud. Non sono riferimenti generici: sono quattro nomi che spiegano quattro cose diverse.
Nietzsche per l'idea di eccesso come forma di conoscenza. Artaud per il teatro della crudeltà, dove lo spettatore non deve stare comodo. Blake per le porte della percezione, da cui viene il nome stesso della band. Rimbaud per il poeta come veggente.
Un cantante rock che ha in testa questi quattro autori produce qualcosa di diverso da un cantante rock che ha in testa il blues.
La parabola
Il libro segue il percorso dall'apertura delle porte della percezione alla fine del sogno, e dall'esperienza psichedelica al trionfo della nostalgia.
Quest'ultimo passaggio è il più delicato. Una band che voleva scardinare la percezione è diventata materia da magliette e poster, e capire come sia successo è più interessante che indignarsene.
Al centro resta il ruolo di Morrison come sciamano visionario di una generazione: una definizione che il libro prova a giustificare invece di darla per acquisita.
Chi è Donato Zoppo
Giornalista e critico musicale, autore molto prolifico di monografie rock.
È uno degli specialisti italiani di rock progressivo e di storia della musica italiana, e il suo catalogo lo dimostra: Prog. Una suite lunga mezzo secolo, Opera rock. La storia del concept album, La filosofia dei Genesis.
Sul versante italiano ha scritto molto su Lucio Battisti — Scrivi il tuo nome su qualcosa che vale, Amore, libertà e censura, Il nostro caro Lucio — e poi sui Litfiba, su Massimo Zamboni, sui CSI, su Lucio Corsi.
È fra i pochi giornalisti musicali italiani con un catalogo di monografie continuativo, in un settore dove la maggior parte dei libri sono operazioni isolate.
Un cambio di editore
Un dettaglio che vale la pena notare: Zoppo pubblica quasi tutto con la Compagnia Editoriale Aliberti, mentre questo esce con Diarkos, nella collana Ritmi dedicata a musica e spettacolo.
Diarkos è un editore indipendente con un catalogo di saggistica divulgativa su storia, musica e attualità.
Nella stessa data, il 28 ottobre, manda in libreria anche La saga degli Asburgo: due saggi lo stesso giorno, ritmo tipico di un editore piccolo che concentra le uscite invece di distribuirle.
Il momento
Il libro arriva a poco più di cinquant'anni dalla fine della band, in una fase in cui il catalogo dei Doors è oggetto di continue riedizioni.
È il meccanismo che riguarda tutte le band storiche: gli anniversari generano ristampe, le ristampe generano attenzione, e l'attenzione crea spazio per i libri.
Duecentocinquantasei pagine, brossura con alette, diciotto euro.
Il problema delle band con un morto famoso
C'è una difficoltà che ogni libro sui Doors deve affrontare, e che riguarda il modo in cui li ricordiamo.
Morrison è morto a ventisette anni, e quella morte ha assorbito tutto il resto. La band esisteva da quattro anni e aveva pubblicato sei album, ma nella memoria collettiva resta soprattutto la fine.
Il risultato è che gli altri tre musicisti — Ray Manzarek, Robby Krieger, John Densmore — vengono trattati come comprimari, quando invece il suono dei Doors dipende in larga parte da loro: l'assenza del basso, sostituito dall'organo, è una scelta che definisce il gruppo più di qualsiasi testo.
Un libro che voglia uscire dalla formula del mito deve necessariamente ridare peso a quella parte, ed è uno dei metri con cui giudicare la riuscita dell'operazione.
A chi è adatto
Agli appassionati di rock classico e ai lettori di saggistica musicale.
Non richiede competenze tecniche — non bisogna saper leggere uno spartito né conoscere la teoria — ma presuppone che i Doors interessino.
Non è un libro di introduzione generale al rock, e non prova a esserlo: chi non ha mai ascoltato quella band non trova qui il motivo per cominciare.
