Come scegliere il prossimo libro da leggere è la domanda che arriva puntuale quando se ne finisce uno. Si torna in libreria o si guarda lo scaffale di casa, e davanti a centinaia di possibilità la scelta diventa più difficile di quanto dovrebbe.

Non esiste un metodo unico. Ne esistono diversi, e ciascuno funziona in un momento diverso.

1. Partire da com'era l'ultimo

Il criterio più semplice consiste nel guardare indietro invece che avanti.

Se il libro appena finito è piaciuto, la domanda utile è cosa esattamente sia piaciuto: la voce narrante, il ritmo, l'ambientazione, i personaggi, il modo in cui era costruito. Ognuna di queste risposte porta in una direzione diversa.

Se invece non è piaciuto, vale lo stesso ragionamento al contrario. Un romanzo troppo lento suggerisce di cercare qualcosa di più rapido; uno troppo semplice, qualcosa di più costruito.

È il metodo che produce meno errori, perché parte da un'informazione certa: cosa si è appena provato.

2. Alternare per contrasto

Il criterio opposto funziona per chi legge molto.

Dopo un romanzo lungo, uno breve. Dopo un libro impegnativo, uno leggero. Dopo un classico, un contemporaneo. Dopo la narrativa, un saggio.

L'alternanza previene la saturazione, che è la ragione più frequente per cui si smette di leggere per periodi lunghi. Chi legge cinque romanzi simili di fila arriva al sesto con meno entusiasmo, anche se il sesto è migliore dei precedenti.

3. Il test delle prime pagine

È il metodo più affidabile e il meno praticato: aprire il libro e leggere.

Non la quarta di copertina, che è un testo pubblicitario scritto per vendere. Non le recensioni, che raccontano l'opinione di qualcun altro. Le prime due pagine del libro vero.

In due pagine si capisce quasi tutto ciò che conta: com'è la lingua, quanto sono lunghe le frasi, se la voce convince, se si ha voglia di sapere cosa succede dopo.

Chi lo fa in libreria compra meno libri e ne abbandona molti meno.

4. Seguire una persona invece che una classifica

Le classifiche dicono cosa vende, non cosa vale per chi le guarda. Sono uno strumento utile per capire il mercato, meno per scegliere una lettura.

Funziona meglio individuare una o due persone i cui consigli si sono rivelati giusti in passato: un libraio, un critico, un amico, qualcuno che si segue online.

Il criterio non è che abbiano buon gusto in assoluto, ma che il loro gusto assomigli al proprio. Una persona che consiglia bene per noi vale più di una classifica nazionale.

5. Il metodo della lacuna

Consiste nel guardare cosa manca invece di cosa attrae.

Ogni lettore ha zone che non ha mai frequentato: un'epoca, un paese, un genere, un'autrice di cui ha sentito parlare per anni senza aprirne un libro.

Colmare una lacuna produce un tipo di soddisfazione diverso dal semplice piacere della lettura, ed è il modo più efficace per non restare fermi sugli stessi tre autori per dieci anni.

Il rischio è la lettura per dovere, che funziona male. Conviene scegliere la lacuna che incuriosisce davvero, non quella che sembra più rispettabile.

6. Chiedere in libreria, ma bene

Un libraio che conosce il catalogo è la risorsa più sottoutilizzata del settore.

La differenza sta in come si chiede. «Cosa mi consiglia» produce quasi sempre il titolo che sta vendendo di più. Descrivere invece cosa si è letto ultimamente, cosa è piaciuto e cosa no, quanto tempo si ha a disposizione, produce risposte molto più precise.

È un'informazione che nessun algoritmo possiede, perché tiene conto di elementi che chi compra non saprebbe nemmeno formulare.

Cosa non funziona

Tre criteri molto usati che producono più delusioni di quante ne evitino.

La copertina. È progettata per attirare l'attenzione in libreria, non per descrivere il contenuto. In alcuni generi la distanza fra grafica e testo è notevole.

Il numero di recensioni online. Misura quanto un libro è stato discusso, non quanto è riuscito. I titoli molto promossi accumulano recensioni indipendentemente dalla qualità.

Il fatto che sia un classico. Un classico è un libro che ha resistito, non un libro adatto a chiunque in qualsiasi momento. Chi lo apre per dovere di solito lo abbandona.

Il momento della scelta

C'è un elemento che conta più di tutti i criteri e che raramente viene considerato: in che condizione si è quando si sceglie.

Un libro scelto durante un periodo di lavoro intenso deve poter reggere letture di venti minuti frammentate. Uno scelto per le vacanze può permettersi lunghezza e lentezza.

Molti abbandoni non dipendono dal libro ma dal fatto che era il libro sbagliato per quel momento. Lo stesso romanzo, ripreso sei mesi dopo, funziona.

Il caso dello scaffale di casa

Molti lettori hanno in casa più libri non letti di quanti ne compreranno nei prossimi due anni. È una condizione così diffusa da avere un nome in giapponese, e produce un paradosso: si continua a comprare senza attingere a ciò che si ha già.

La ragione è che i libri acquistati mesi fa sono stati scelti da una persona in una condizione diversa. Quello che interessava a marzo può non interessare più.

Il metodo che funziona è trattare lo scaffale come una libreria: passare in rassegna i titoli, leggere le prime pagine di tre o quattro, scegliere fra quelli. Costa dieci minuti e spesso produce una scoperta.

Quanto tempo dedicare alla scelta

Poco. È l'indicazione più controintuitiva e la più utile.

Passare mezz'ora a decidere cosa leggere significa sottrarre mezz'ora alla lettura. E la decisione non migliora con il tempo impiegato: dopo i primi minuti si continua a girare intorno alle stesse due o tre opzioni.

Il criterio pratico è darsi un limite: dieci minuti in libreria, cinque davanti allo scaffale di casa. Poi si sceglie, si comincia, e se non funziona si cambia.

Perché la cosa più importante, alla fine, è che abbandonare un libro non costa nulla. E chi lo sa sceglie più in fretta e sbaglia meno.