Chi usa oggi le biblioteche italiane e per quali attività, anche online?

La biblioteca italiana di oggi non è soltanto un luogo dove prendere libri in prestito. I dati ISTAT relativi al 2025 mostrano che circa il 15,1% della popolazione di 3 anni e più ha frequentato fisicamente una biblioteca almeno una volta, mentre il 6,6% delle persone di 6 anni e più ha utilizzato servizi bibliotecari online. In valori assoluti, gli utenti online indicati nel dossier sono 3,683 milioni. L’uso delle biblioteche comprende quindi presenza fisica, servizi digitali e, per una parte delle persone, una combinazione dei due canali. La frequentazione è inoltre molto più alta tra i giovani sotto i 24 anni. Per capire che cosa si fa davvero in biblioteca bisogna guardare anche alle attività: prestito di libri, studio e ricerca di informazioni sono tra quelle rilevate. I servizi concreti, però, possono variare molto da un sistema bibliotecario all’altro e da territorio a territorio.
L’uso delle biblioteche parte ancora dalla presenza fisica
Il 15,1% della popolazione di 3 anni e più ha frequentato una biblioteca fisicamente almeno una volta nel 2025. È il dato principale per misurare la presenza negli spazi bibliotecari, ma non va confuso con la quota di persone che utilizza un singolo servizio, come il prestito. L’uso delle biblioteche in presenza comprende attività diverse e non tutte richiedono di portare a casa un libro. Il dossier ricorda infatti che la biblioteca funziona anche come luogo di studio, informazione e socialità. La frequenza di accesso può essere molto diversa da persona a persona e il dato del 15,1% registra almeno una visita nel periodo considerato, senza dire che tutti gli utenti abbiano la stessa continuità. Anche per questo il numero dei prestiti, da solo, non basta a descrivere il ruolo reale delle biblioteche nella vita quotidiana. Una visita può avere come scopo lo studio o la ricerca di informazioni, e rientrare pienamente nella frequentazione anche senza produrre alcun prestito.
I giovani sotto i 24 anni sono più presenti
La rilevazione segnala che le quote di frequentazione risultano molto più alte tra i giovani sotto i 24 anni. Questo elemento aiuta a leggere l’uso delle biblioteche non soltanto come consumo di libri, ma anche come rapporto con luoghi di studio e accesso alle informazioni. Il dossier non fornisce qui una percentuale unica da attribuire a tutti i giovani, quindi sarebbe improprio inventarne una o trattare la fascia sotto i 24 anni come un gruppo omogeneo. Il confronto resta quindi qualitativo, nei limiti dei dati disponibili. È però corretto sottolineare che l’età è associata a differenze importanti nella frequentazione. Lo stesso vale per il territorio: la disponibilità di servizi, comprese le biblioteche scolastiche, può cambiare sensibilmente. Per questo la media nazionale descrive un quadro generale, ma non garantisce che l’offerta concreta sia identica nelle diverse aree del Paese.
Prestito, studio e ricerca di informazioni
Fra le attività rilevate, il prestito di libri raggiunge il 50,9%, lo studio il 36,0% e la ricerca di informazioni il 21,2%. Questi dati mostrano in modo concreto quanto sia articolato l’uso delle biblioteche. Il prestito resta una funzione centrale, ma una quota rilevante degli utenti utilizza gli spazi per studiare e una parte li usa per cercare informazioni. Le percentuali non devono essere lette come tre gruppi necessariamente separati: una stessa persona può svolgere più attività. È quindi più corretto considerarle come indicatori delle funzioni che convivono nello stesso luogo. Questa distinzione è utile anche quando si valuta il ruolo delle biblioteche soltanto attraverso il numero di libri prestati: una biblioteca può essere frequentata e utilizzata anche quando l’utente non effettua un prestito.
I servizi online raggiungono il 6,6%
Il 6,6% delle persone di 6 anni e più ha usato servizi bibliotecari online, pari a 3,683 milioni di utenti secondo i dati riportati nel dossier. È una dimensione ormai rilevante dell’uso delle biblioteche, ma richiede una precisazione decisiva: quella percentuale non indica soltanto chi prende ebook in prestito. La categoria comprende servizi online più ampi, perciò sarebbe scorretto trasformare il 6,6% nella quota nazionale del prestito digitale. Anche qui conta la definizione adottata dalla rilevazione. Inoltre, i servizi concreti possono cambiare da un sistema bibliotecario all’altro. L’accesso online amplia le modalità di rapporto con la biblioteca, ma i dati disponibili non permettono di affermare che il digitale elimini automaticamente le differenze territoriali o renda uniforme l’offerta per tutti. Per leggere correttamente il 6,6% bisogna quindi restare alla definizione della fonte: persone che hanno usato servizi bibliotecari online. Quali servizi siano disponibili e con quale ampiezza dipende poi dalla singola rete o struttura, e la percentuale nazionale non descrive da sola queste differenze.
Fisico e digitale vanno letti insieme, senza confonderli
La fotografia complessiva mette quindi in evidenza due canali diversi e complementari. Da un lato, il 15,1% della popolazione di 3 anni e più ha frequentato fisicamente una biblioteca almeno una volta; dall’altro, il 6,6% delle persone di 6 anni e più ha utilizzato servizi online. Per comprendere l’uso delle biblioteche bisogna mantenere distinti i denominatori e le attività, senza sommare automaticamente percentuali riferite a popolazioni e modalità diverse. I giovani sotto i 24 anni mostrano una frequentazione più alta, mentre prestito, studio e ricerca di informazioni confermano che la biblioteca svolge funzioni differenti. Il dato più utile è proprio questo: la biblioteca contemporanea è insieme luogo fisico e accesso a servizi digitali, ma la disponibilità concreta dipende dai sistemi locali e non può essere descritta con una sola misura.