Libri e romanzi

Beppe Fenoglio ha scritto in inglese e poi si è tradotto da solo in italiano

Lo sostengono i manoscritti conservati e le edizioni critiche condotte dagli anni settanta

Colline delle Langhe con vigneti e cascine nella nebbia del mattino

Fra le carte lasciate da Beppe Fenoglio, morto nel 1963 a quarant'anni, ci sono pagine scritte in inglese. Non appunti, non esercizi: sezioni di romanzo, redatte in una lingua che non era la sua e che aveva imparato da autodidatta ad Alba, e che in seguito riscriveva in italiano. Fenoglio scriveva in inglese e poi si traduceva da solo. Il risultato è un italiano che a molti lettori suona straniero, con costruzioni che non appartengono alla nostra sintassi, e che alla critica del suo tempo parve semplicemente un modo scorretto di scrivere. È una delle ragioni per cui fu riconosciuto tardi.

Come è andata davvero

Il fatto è sostenuto dai manoscritti. Nelle carte conservate presso il fondo che raccoglie le sue opere si trovano stesure in inglese di parti consistenti, in particolare del materiale confluito nel Partigiano Johnny, insieme a versioni italiane successive. Le edizioni critiche condotte dagli anni settanta in poi hanno documentato questi passaggi.

Fenoglio nasce ad Alba nel 1922, figlio di un macellaio, e studia al liceo classico della città. È documentato che apprese l'inglese soprattutto da solo, che leggeva autori inglesi in originale e che tradusse per proprio conto testi poetici e teatrali. Ne ammirava la sintassi, che considerava più diretta.

Partecipa alla Resistenza nelle Langhe fra il 1944 e il 1945, esperienza che sarà la materia di quasi tutta la sua opera. Lavora poi come corrispondente in una azienda vinicola di Alba, occupandosi della corrispondenza estera, e continua a scrivere.

In vita pubblica pochissimo. Muore nel febbraio 1963. Le opere maggiori escono postume, e la loro pubblicazione pone problemi editoriali gravi, perché i testi esistono in più stesure, in lingue diverse e in stati di elaborazione differenti. Il romanzo più noto è stato pubblicato in versioni non coincidenti, e la questione di quale sia il testo da leggere non è chiusa.

Perché lo ha fatto

Fenoglio non ha lasciato una spiegazione sistematica della propria scelta, e questo va detto subito. Nelle poche interviste e nelle lettere il tema compare di sfuggita.

Chi ha studiato le carte propone due ordini di ragioni. Il primo è di ammirazione letteraria: leggeva molto in inglese, prosa e teatro, e riteneva quella lingua capace di dire le cose con meno mediazioni. La scrittura in inglese sarebbe stata un modo per liberarsi dalle abitudini della prosa italiana letteraria, che considerava troppo levigata.

Il secondo è più concreto e riguarda la materia: la guerra partigiana era stata combattuta anche accanto a missioni alleate, e la lingua inglese circolava nelle Langhe di quegli anni. Alcune sezioni in inglese corrispondono a episodi in cui quella presenza è centrale.

Esiste anche una lettura che vede nella scrittura in lingua straniera un modo di prendere distanza da una esperienza troppo vicina. Va attribuita a chi la propone, perché non ha sostegno nelle parole dell'autore.

Che cosa cambia leggendolo

L'effetto sulla pagina è immediato e riconoscibile. La sintassi di Fenoglio colloca aggettivi e complementi in posizioni che l'italiano non prevede, usa participi dove ci si aspetterebbe una subordinata, comprime le frasi eliminando i raccordi. Il risultato è una prosa rapida, dura, che procede per urti.

Si aggiunge un lessico che mescola termini letterari alti, parole del dialetto delle Langhe, e calchi dall'inglese. Un personaggio non attraversa una collina: la scavalca in un movimento descritto come farebbe un resoconto militare. Le scene di combattimento hanno la secchezza della cronaca, e le descrizioni del paesaggio arrivano in poche parole, senza aggettivi decorativi.

La critica dell'epoca lesse tutto questo come imperizia. Il primo libro, uscito nel 1952, fu accolto con riserve sulla lingua, e per anni prevalse il giudizio di uno scrittore dotato ma non padrone dei propri mezzi. Sapere dei manoscritti inglesi rovescia il giudizio: quella lingua non è imprecisa, è un'altra lingua, ottenuta attraversandone una seconda.

Chi vuole verificarlo può leggere una pagina di combattimento del Partigiano Johnny e provare a riscriverla in italiano corrente. Si ottiene un testo più corretto e completamente inerte.

Che cosa si perde

Il costo lo ha pagato l'autore. Un giudizio critico sbagliato ha ritardato il suo riconoscimento di almeno vent'anni, e Fenoglio è morto senza sapere che cosa sarebbe diventata la sua opera. Pubblicò poco e in condizioni difficili, con editori che intervenivano sui testi per normalizzarli.

C'è poi il costo per il lettore di oggi, che riguarda l'incompiutezza. I romanzi maggiori esistono in stesure diverse, e le edizioni pubblicate nel corso dei decenni presentano testi che non coincidono, con capitoli in più o in meno e soluzioni linguistiche differenti. Chi legge il Partigiano Johnny legge una ricostruzione, e va detto. È lo stesso problema che riguarda altri autori le cui carte sono state ordinate da altri.

Da dove viene questa storia

La documentazione principale sono i manoscritti conservati nel fondo dedicato all'autore, che permettono di verificare le stesure in inglese e le riscritture italiane, e le edizioni critiche condotte a partire dagli anni settanta, che ne descrivono lo stato. Le lettere e le poche interviste offrono qualche indicazione diretta, ma limitata. Restano incerte la datazione precisa di alcune stesure e la questione di quale testo del romanzo maggiore debba considerarsi definitivo, sulla quale gli studiosi non concordano.

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