La struttura matematica dietro il nonsense
Il primo equivoco nasce da una semplice osservazione: il libro presenta personaggi strani, situazioni assurde, una bambina che attraversa uno specchio. Per decenni lo si è letto come un divertissement per l'infanzia. Ma Lewis Carroll era matematico e logico. Ogni paradosso del testo è costruito su fondamenti rigorosi. Quando il Cappellaio Matto canta indovinelli privi di soluzione, non sta generando caos: sta esplorando i limiti della logica stessa. La famosa scena del tè infinite, dove l'ora resta sempre la stessa, non è una giocosità ornamentale. È una riflessione sulla natura del tempo e sulle convenzioni sociali che lo regolano. Chi legge superficialmente vede una teiera parlante. Chi legge in profondità vede una critica all'assurdità degli eventi sociali vittoriani, dove le regole cambiano secondo i capricci dei potenti.
Il nonsense come strumento filosofico
«Alice nel paese delle meraviglie» appartiene al genere del nonsense, categoria letteraria che richiede competenze specifiche. Il nonsense non è il contrario della logica: è la logica spinta fino al suo limite massimo, dove il razionale diventa irrazionale solo attraverso l'eccesso. Quando il Brucaliffo chiede ad Alice "Chi sei tu?", la domanda sembra semplice. Ma la conversazione che segue esamina il significato del nome, l'identità, la memoria, il mutamento. Non sono domande da bambini. Sono domande filosofiche. Il libro richiede al lettore di possedere una cultura letteraria già consolidata per riconoscere quali convenzioni sociali vengono minate, quali ipocrisie vittoriane vengono smontate.
La critica sociale nascosta nel fantastico
La Regina di Cuori governa attraverso decreti assurdi e sentenze pronunciate prima del processo. Suona come satira, e lo è: Carroll sta criticando i sistemi giudiziari coevi e le strutture di potere dove l'autorità agisce senza logica. Quando Alice visita il tè del Cappellaio Matto, assiste a un rituale sociale completamente inutile, governato da regole che nessuno comprende ma tutti rispettano. È una parodia delle convenzioni vittoriane, di quella società che faceva della forma il contenuto. I bambini leggono scene divertenti. Gli adulti leggono una critica corrosiva della società vittoriana. Come accade in «Delitto e castigo» di Dostoevskij, dove il lettore maturo scorge indagini psicologiche che un lettore ingenuo potrebbe non cogliere, così in Carroll la lettura cambia in profondità a seconda dell'equipaggiamento culturale del lettore.
Un'opera letteraria costruita per adulti consapevoli
Il fatto che il libro sia diventato celebre come racconto per l'infanzia dipende soprattutto dall'illustrazione. John Tenniel disegnò un'Alice visibilmente infantile. Le immagini hanno cristallizzato una interpretazione, quando il testo originale non specifica l'età in modo rilevante. Leggendo attentamente, ci si accorge che Alice ragiona, discute, argomenta come una persona che conosce convenzioni sociali complesse. Non è una bambina ingenua: è un'osservatrice critica che mette in discussione ogni regola incontri. Questo atteggiamento appartiene a una mente già formata, non a un bambino genuinamente innocente.
I giochi di parole, inoltre, presuppongono una conoscenza avanzata della lingua inglese. Molti di essi perdono significato in traduzione. Carroll sta giocando con la lingua stessa, cosa che di solito richiede un lettore che conosca già bene come funziona questa lingua. Analogamente, «Cent'anni di solitudine» di García Márquez contiene elementi fantastici che servono a esplorare la realtà colombiana e la condizione umana, non a intrattenere il lettore con narrazioni miracolose. Lo stesso accade qui: il fantastico è il vettore per una riflessione seria.
L'eredità problematica di una lettura superficiale
Tre quarti di secolo dopo la pubblicazione originale, il primo adattamento illustrato per l'infanzia cristallizzò l'immagine della storia come favola. Poi vennero i film, i cartoni animati, gli adattamenti per bambini, fino al punto che l'opera è entrata nel patrimonio dell'infanzia occidentale. Ma questo non rende il testo originale un libro per bambini. Rende la ricezione del testo un processo storico dove una scelta editoriale, un'illustrazione particolare, hanno finito per prevalere sulla complessità dell'originale. Un adulto che legga oggi la prima edizione del 1865 incontra un testo denso, intricato, ironico, costruito su una conoscenza profonda della cultura vittoriana e della filosofia. Trova quello che Carroll ha scritto realmente, non quello che i centocinquanta anni successivi hanno trasformato in una storia da leggere ai piccoli prima di dormire. La ricezione non cambia la natura dell'opera. Rimane una composizione complessa, pensata per lettori che sanno riconoscere l'ironia quando la leggono.
